Piazza Alimonda si ferma alle 17.27 per ricordare Carlo Giuliani. La sorella Elena: “La repressione continua a lasciare scie di sangue”

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“Vedere forme di quella repressione replicarsi, è una ferita che continuiamo a portarci dietro e continua a lasciare scie di sangue per il Paese”. Venticinque anni dopo, Elena Giuliani torna come ogni anno in piazza Alimonda, a Genova, dove nel 2001 suo fratello Carlo fu ucciso da un carabiniere durante le mobilitazioni contro il G8. Come ogni anno all’ora in cui venne colpito, la piazza si ferma.

Per la sorella di Carlo, la memoria di Genova riguarda ancora il modo in cui vengono gestiti il dissenso e l’ordine pubblico: “Quello che chiediamo è un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni, un ragionamento politico su come sono state gestite le cose, proprio per evitare che quei fatti si ripetano”. Il momento di raccoglimento si allarga alle vittime di oggi: “Ci fermiamo anche per tutte e tutti i bambini del mondo. Per non dimenticare un solo nome”, dice Giuliani mentre viene aperto un grande sudario con i nomi dei bambini uccisi a Gaza, “nel genocidio che ancora, ancora, ancora continua”.

In piazza c’è anche la sindaca di Genova Silvia Salis. “Questa è un’occasione nella quale il sindaco di Genova ci deve essere”, dice. Salis contesta la riduzione del G8 alle sole violenze e rivendica le istanze portate allora dal movimento: temi che, sostiene, “in questo momento sono non rimandabili“. Sulla disastrosa gestione dell’ordine pubblico di quelle giornate il giudizio è netto: “È stata una gestione che vorremmo non vedere mai più in un Paese democratico, è stato fatto di tutto perché le violenze scoppiassero e distraessero su quelle l’attenzione di tutto il mondo”.
Peppino Coscione, del Comitato Piazza Carlo Giuliani e professore di Carlo, lo ricorda come “un ragazzo troppo generoso e qualche volta eccessivamente idealista”, un “ribelle contro le prepotenze”.

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