ARTICLE AD BOX
Nel 2010 il giovane Matteo, sindaco di Firenze, onusto di belle speranze e ornato da una oratoria che faceva sintesi tra il sarcasmo urticante del toscanaccio e la sapienza affabulatoria del democristiano che sa dare del tu al potere, incontrava la Leopolda. Chiariamo: non è l’incipit di una storia di prurigini amorose. Leopolda è il nome di una ex stazione fiorentina diventata un centro congressi. Ma, come accade per le leggi della comunicazione, l’impatto coi media legò il toponimo al padre politico della kermesse e da allora non se ne è più staccato.
La Leopolda, allora, è il cantiere di progettazione della proposta politica di Renzi e, al tempo stesso, l’evento che lo porta nei media per segnare il punto e mandare messaggi ai naviganti. Da sedici anni: i primi con sodali dispersi nelle nebbie di una politica sempre complicata dalla precarietà permanente di posture, progetti, e partiti. A proposito di dispersi si ricorda la fratellanza delle origini con Civati, intessuta di rottamazioni e prenotazioni di protagonismi, per ricordare gli esordi che oggi, dopo più di tre lustri che hanno visto portentosi turnover sull’onda dell’uno-vale-uno, apparirebbe un pochino agé. Non foss’altro perché una continua rottamazione dei rottamanti crea instabilità. Ma non si può negare che Matteo abbia impostato fin dall’inizio del suo approccio con la politica nazionale, una giusta modalità di lavoro: quella di un pensiero pensato e di una proposta: si vede che ha studiato le kermesse delle correnti democristiane, tipo gli appuntamenti di Saint Vincent di Forze Nuove, comprendendo che la comunicazione senza la politica non regge più di tanto, e così la politica senza cultura.
La Leopolda pre-elettorale si muove in un’atmosfera piena di paradossi. Il primo è quello di una legge elettorale, ad un passo dall’approvazione definitiva, che ha come orizzonte una soglia, quella del 42%, che serve per portare a casa 105 parlamentari in più rispetto a quelli che spetterebbero. Non entriamo nel merito perché la cosa impiegherebbe ben altro spazio, ma, per quel che interessa a questa nota, siamo di fronte ad un obiettivo che è più complicato da raggiungere di quanto non sembri. La scelta di campo di Italia Viva è il Centro-Sinistra. E, a guardare i sondaggi che da settimane vomitano puntuali il loro verdetto, non ce n’è uno che racconti di una sinistra autosufficiente senza l’apporto di Renzi (e, aggiungeremmo, anche di più Europa). Apporto che porterebbe filo-filo a battersela con la Meloni senza Vannacci. Orbene ciononostante è qualcosa di più di una sensazione quella che vede Renzi espunto dal campo occupato dalla sinistra/sinistra, dove Schlein, Conte e la diarchia consolare di AVS, incarnano un’alleanza che, non solo si dichiara a tutti gli effetti autosufficiente, ma fa di tutto per lasciare perplessi gli italiani sicuramente non di destra, ma poco inclini ad empatizzare con i Cinque Stelle di Conte e la sinistra di Fratoianni e Bonelli. Non so se c’è una percezione sufficiente di quel che accade nel corpo elettorale, tuttavia non ci vuole molto a capire che una chiusura a testuggine sotto quelle bandiere, con l’estromissione plateale dell’ala moderata, non incoraggia il voto centrista.
E, per favore, si cerchi di evitare il solito ricorso al trompe l’oeil che viene adoprato quando si montano sigle e siglette attorno a personalità, anche degne, per carità, ma del tutto prive di consenso nel paese, per dire “guardate, abbiamo i centristi”, quelli che vanno remunerati con un seggio e amen. Una roba che somiglia alla tecnica sovietica di un tempo remoto per dichiarare al mondo di avere in parlamento altri partiti oltre il PCUS, oggi recuperata con successo da Putin. In questo contesto ancora molto fragile incombe l’altra tegolona dei gazebi per le primarie. Non esiste un grado di coesione in quest’area tale da consentirle. Ma noi siamo tra quelli che da decenni si rifiutano di dire che “ci piace il presepio”, come vorrebbe Luca Cupiello nella Commedia di Eduardo. E dunque decidete un po’ con quale “bambiniello” lo volete completare. Insomma: questa Leopolda avrebbe da dire parecchia roba. Conoscendo Renzi è lecito aspettarsi che non deluderà.

1 hour_ago
1




English (US) ·