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La vittoria elettorale di Abdul El-Sayed, primo musulmano nella storia degli Stati Uniti a essere eletto al Senato, nello Stato del Michigan, è la notizia più potente e promettente delle elezioni americane di Midterm. Prima di spiegarvi perché, voglio condividere un aneddoto personale.
Nel 2010, dopo soli sei mesi dalla mia assunzione come Associate Professor di epidemiologia sociale e disuguaglianze di salute al Department of Health Behavior and Health Education della University of Michigan School of Public Health, fui incaricato di guidare una commissione per il reclutamento di un nuovo Assistant Professor. Il tutto veniva gestito più o meno così: la commissione, composta da cinque docenti, analizzava le centinaia di CV e le pubblicazioni dei candidati e stabiliva una graduatoria di preferenze sulla base di una serie di indicatori. Si stilava poi una graduatoria conclusiva e si decideva di invitare i primi tre candidati a tenere interviste e una job talk di fronte a docenti e studenti dell’Università, oltre a sostenere colloqui individuali con i docenti che lo richiedevano e, infine, un colloquio con il capo Dipartimento.
L’aspetto più interessante è che, dopo le visite dei tre candidati, si raccoglievano le valutazioni di tutti, si riuniva l’intero corpo docente e si votava. Ma attenzione: Full Professors, Associate Professors e Assistant Professors avevano tutti un singolo voto di preferenza. Un professore, un voto. Una cosa impensabile per l’università italiana, dove non viene certo adottato lo stesso criterio e l’epidemiologia sociale non esiste neppure come settore disciplinare autonomo!
Ma cosa c’entra tutto questo con la vittoria elettorale di Abdul El-Sayed al Senato dello Stato del Michigan?
Forse poco, ma Abdul El-Sayed è proprio un esperto di epidemiologia sociale, con numerose pubblicazioni sui determinanti psicosociali, socioeconomici e politici della salute. L’epidemiologia sociale è una disciplina che studia come i fattori sociali, economici e strutturali influenzano la distribuzione delle malattie e della mortalità nella popolazione, determinando il benessere collettivo e le disuguaglianze di salute. Ed è proprio qui che emerge il potere dell’epidemiologia sociale: è una disciplina capace di misurare le politiche pubbliche in termini di quante vite umane hanno salvato o ucciso. E le disuguaglianze uccidono, uccidono su larga scala.
El-Sayed si è formato alla University of Michigan, per poi proseguire gli studi alla Oxford University e alla Columbia University. Fu in quel periodo che subì l’influenza dell’epidemiologo sociale Sandro Galea, che contribuì a indirizzare i suoi interessi verso le disuguaglianze sanitarie.
I libri di El-Sayed, Healing Politics: A Doctor’s Journey into the Heart of Our Political Epidemic e Medicare for All: A Citizen’s Guide, sono esempi dell’importanza fondamentale dell’epidemiologia sociale nel confutare le fake news su temi quali la pandemia COVID-19, il sistema sanitario e gli effetti delle disuguaglianze socioeconomiche sulla salute. Fake news ampiamente diffuse da politici e “opinionanisti” che approfittano dell’ignoranza dell’elettorato per manipolarlo a loro vantaggio.
Tuttavia, il progetto politico di El-Sayed non si limita a questi temi. La sua visione propone infatti anche un nuovo modo di concepire la democrazia. Nel suo libro Healing Politics, El-Sayed parla di un’epidemia politica causata dalle disuguaglianze economiche che ostacolano le policies a favore della salute, erodono la fiducia nelle istituzioni e alimentano un fatalismo che sembra cancellare le differenze tra i candidati e favorire chi riesce a manipolare meglio l’elettorato.
El-Sayed è uno dei pochi politici americani che ha esplicitamente definito il genocidio di Gaza con il suo vero nome: genocidio. Nonostante i 30 milioni di dollari spesi dall’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) per sconfiggerlo e le campagne di diffamazione scatenate nei suoi confronti, ha battuto politicamente i candidati repubblicani.
Di fronte al qualunquismo politico, El-Sayed rappresenta una speranza di cambiamento per un Paese che presenta alcuni dei peggiori indicatori di salute del mondo occidentale e che è guidato da un presidente che ha trasformato l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) in uno strumento di repressione e intimidazione, che ha sostenuto e contribuito al genocidio di Gaza, che ha ordinato bombardamenti e attacchi militari contro lo Yemen, la Somalia, la Siria, l’Iraq, la Nigeria e il Venezuela e che, inoltre, ha spinto l’economia americana e mondiale sull’orlo del baratro attaccando l’Iran.
Forse El-Sayed rappresenta una luce in fondo al tunnel, la speranza di un nuovo modo di fare democrazia e politica, di affrontare le disuguaglianze socioeconomiche, di porre fine a genocidi e attacchi militari e di considerare la salute e il benessere di tutti come indicatori dell’efficacia delle politiche pubbliche? Alle scorse elezioni, il Partito Democratico di Joe Biden e Kamala Harris ha pagato un prezzo politico altissimo per la sua complicità nel genocidio. La questione è capire se i Democratici sapranno finalmente cambiare rotta per ragioni di elementare moralità, o se saranno almeno capaci di riconoscere quanto questa complicità abbia contribuito alla loro sconfitta elettorale.
L'articolo Perché la vittoria di Abdul El-Sayed mostra quant’è importante l’epidemiologia sociale proviene da Il Fatto Quotidiano.





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