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Il crac di una banca travolge il presidente del Paraguay, Santiago Peña, costretto alle dimissioni dopo aver perso il sostegno del suo stesso partito. A provocare la crisi è il collasso di Ueno Bank, istituto digitale con circa tre milioni di clienti, oltre il 60% degli adulti del Paese, che tutto ad un tratto sono rimasti senza accesso ai propri risparmi. Peña ha annunciato la decisione giovedì 5 novembre, mentre in Parlamento si discuteva la sua messa in stato d’accusa e nella capitale Asunción le proteste riempivano le piazze. “Ho preso la decisione di presentare le mie dimissioni da presidente della Repubblica”, ha dichiarato in un video pubblicato su X, spiegando che lo ha fatto per tutelare la stabilità del Paese e la democrazia. “Voglio chiedere scusa alla popolazione se, in qualche momento, ho deluso le aspettative. Non è mai stata mia intenzione tradire la fiducia che avete riposto in me”. Le dimissioni devono essere accettate dal Congresso. A succedergli sarebbe il vicepresidente Pedro Alliana. Poco dopo l’annuncio delle dimissioni, la Camera ha votato all’unanimità a favore dell’impeachment.
La crisi era esplosa martedì 3 novembre, quando la Banca centrale del Paraguay è intervenuta su Ueno Bank dopo aver scoperto gravi irregolarità nei conti. L’istituto aveva concesso ingenti prestiti a società legate ai propri proprietari, oltre i limiti di legge e senza garanzie sufficienti. Alcune spese erano state inoltre contabilizzate impropriamente come attività. Apportate le necessarie correzioni contabili, si è scoperto che il capitale della banca era meno della metà del minimo legale. Poi, con la chiusura delle filiali e il blocco di carte, applicazioni e bonifici, si è scatenato il panico. La banca era cresciuta in fretta dopo aver ottenuto la licenza bancaria nel 2023. E sotto la presidenza Peña vi erano confluiti anche 800 milioni di dollari di depositi pubblici, compresi fondi pensionistici e sanitari. Lo stesso Peña aveva conservato, fino al 2025, una partecipazione nella holding collegata alla banca e aveva messo alla guida della Banca centrale Carlos Carvallo, già presidente della società finanziaria da cui era nata Ueno. Carvallo si è dimesso su richiesta di Peña.
Non solo: gli ispettori avevano individuato prestiti a rischio già lo scorso giugno, ma il presidente aveva continuato a difendere la banca e l’operato della vigilanza. Qualche mese dopo, otto dirigenti sono stati arrestati e 27 persone sono state incriminate per reati tra cui abuso di fiducia e tentata frode. Le autorità hanno avviato le procedure per restituire i depositi. Decisivo per la caduta di Peña è stato il voltafaccia del Partito Colorado, dopo che il suo leader ed ex presidente Horacio Cartes ha sostenuto l’impeachment, dichiarando che il partito non sarebbe rimasto “dalla parte del saccheggio dei fondi pubblici, privati e dei pensionati”. Una rottura che ha lasciato Peña senza la maggioranza necessaria per resistere alla crisi.
L'articolo Paraguay, banca fallita e risparmi congelati: si dimette il presidente Peña, che aveva legami con Ueno Bank proviene da Il Fatto Quotidiano.




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