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La Repubblica Popolare Democratica di Corea rappresenta un caso di studio unico per l’analisi scientifica dei sistemi autoritari contemporanei. La gestione interna dello Stato si fonda sul controllo totale dei flussi informativi, sull’assenza sistematica di comunicazioni digitali con l’esterno e su una rigida divisione della popolazione in caste sociali distinte, che determina in modo insindacabile l’accesso ai beni di consumo o la condanna alla miseria materiale.
Il funzionamento di questa complessa struttura politica non si limita all’esercizio della forza militare, ma si estende alla vita quotidiana dei civili attraverso un sistema capillare di vigilanza istituzionale e di delazione reciproca all’interno delle comunità locali. La giornalista statunitense Barbara Demick ha descritto questo panorama nel saggio intitolato Nulla da invidiare, edito in Italia da Iperborea con la traduzione di Valentina Ricci.
L’autrice ha lavorato come corrispondente dalla città di Seul per circa dieci anni, raccogliendo con metodo rigoroso le testimonianze dirette di cittadini nordcoreani che sono riusciti ad abbandonare il proprio territorio originario. Il reportage sceglie deliberatamente di non soffermarsi sulle dinamiche della capitale Pyongyang, il centro urbano che il governo utilizza per le manifestazioni pubbliche e per i riscontri visivi offerti alle delegazioni straniere. L’attenzione si sposta su Chongjin, la terza città del paese, un centro industriale che ha subito in modo drammatico gli effetti della carestia alimentare verificatasi negli ultimi anni del XX secolo. Quel periodo storico ha coinciso con la transizione politica tra il leader Kim Il-sung e il figlio Kim Jong-il, una fase caratterizzata dal collasso dei sistemi di distribuzione statale dei beni di prima necessità.
Il saggio ricostruisce la storia collettiva del paese attraverso le biografie dettagliate di sei persone reali. Mi-ran e Jun-sang sono due giovani che hanno vissuto una relazione sentimentale clandestina; di notte camminavano stringendosi le mani nelle strade prive di illuminazione pubblica, mentre di giorno pianificavano una fuga separata verso la Corea del Sud senza potersi confidare, a causa del rischio concreto di segnalazione alle autorità da parte dei vicini di casa.
La figura della signora Song mostra invece l’evoluzione di una cittadina inizialmente integrata nei ranghi del regime e fedele alle direttive del Partito del Lavoro. La mancanza di cibo ha causato il decesso di suo marito e di suo figlio, spingendola a violare le leggi statali per avviare un’attività di commercio privato finalizzata alla sussistenza. La dottoressa Kim Ji-eun, medico pediatra a Chongjin, descrive la situazione delle strutture sanitarie, del tutto prive di farmaci essenziali e caratterizzate da un elevato tasso di mortalità tra i pazienti in età infantile.
L’ultima parte del volume prende in esame il percorso di inserimento dei profughi nella società della Corea del Sud. Il passaggio a un sistema democratico e a un’economia di mercato genera difficoltà rilevanti per individui che hanno subito fin dall’infanzia un condizionamento ideologico incentrato sulla totale divinizzazione dei leader politici. I fuoriusciti si trovano a dover ridefinire la propria identità sociale e a gestire il trauma derivante dalla scoperta che la narrazione statale non corrispondeva alla realtà geopolitica esterna.
Demick evidenzia come le analisi occidentali, che prevedevano una rapida transizione della Corea del Nord verso i modelli politici europei o americani, non abbiano trovato riscontro concreto. Lo Stato nordcoreano mantiene inalterate le proprie strutture di potere e la propria dirigenza politica, riproducendo un modello di isolamento che incide direttamente sulle condizioni di vita dei civili.
Questo saggio documentario costituisce uno strumento necessario per comprendere le dinamiche della sottomissione e della resistenza individuale all’interno dei regimi assoluti.
L'articolo Nulla da invidiare, un saggio sulla vita in Corea del Nord tra fughe pianificate e paura di delazione proviene da Il Fatto Quotidiano.




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