Nucleare, via libera alla legge. Pichetto: “Giornata storica”. Calenda è con lui, dal resto dell’opposizione piovono critiche

57 minute_ago 1
ARTICLE AD BOX

Sulla carta è la fine di un’era e l’inizio (o il ritorno) a un’altra, quella dell’energia nucleare. L’ultima centrale è stata chiusa definitivamente il 1° luglio 1990, quando è terminata l’attività del reattore di Trino Vercellese, in Piemonte, anche se lì la produzione di energia elettrica si era già fermata, pochi mesi prima del referendum sul nucleare del novembre 1987. Ed ora, a circa quarant’anni da quei fatti, il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge sul nucleare, che conferisce al Governo Meloni il compito di definire il quadro normativo per tutto il settore entro dodici mesi. Dopo aver respinto le questioni pregiudiziali presentate da Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e Partito Democratico, Palazzo Madama ha chiuso il voto sugli emendamenti dell’opposizione, senza approvare alcuna modifica al testo e confermando l’impianto blindato del provvedimento. Prima le dichiarazioni di voto dei gruppi, poi l’esito finale: 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti. Maggioranza compatta, Azione ha votato a favore, Italia Viva si è astenuta e Pd, M5S e Avs contro. Per i partiti di maggioranza la legge è la svolta, ma le domande delle opposizioni sono rimaste tutte lì, senza alcuna risposta. Anche quelle di chi, convinto sostenitore del nucleare, avrebbe voluto un’accelerazione maggiore.

Le reazioni della maggioranza

“Una scelta coraggiosa e di buon senso” l’ha definita sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, parlando – in termini di benefici – di “meno dipendenza dall’estero e meno esposizione alle crisi internazionali che abbiamo pagato in bolletta”. U”na battaglia che la Lega porta avanti da anni. Dalle parole ai fatti!” Ha scritto su X il leader della Lega, Matteo Salvini, citato durante le dichiarazioni di voto dal senatore del Carroccio, Manfredi Potenti (“con straordinaria lungimiranza ha portato avanti questo tema decisivo”). Per il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, è “una giornata storica per l’Italia. Il nucleare sostenibile, insieme alle rinnovabili, renderà l’Italia un Paese sicuro, indipendente e competitivo”. Prossimo obiettivo: “Redigere i decreti attuativi per applicare concretamente la legge. Lo faremo, di sicuro, entro fine anno”. E alcuni decreti attuativi, ha anticipato, riguarderanno anche il deposito dei rifiuti radioattivi. Ma, durante le dichiarazioni di voto, sono venute fuori le spaccature. Tra chi, come Pichetto, ritiene il testo un passo storico, chi – pur essendo favorevole allo sviluppo dell’energia dell’atomo – pensa che la legge delega sia uno strumento troppo debole o troppo vago per una materia tanto impattante e chi si è dichiarato fino alla fine contrario al ritorno al nucleare.

Le parole di Pichetto: “Prime centrali dal 2033”

Il provvedimento dà al governo la delega per emanare decreti che disciplinino la materia, e definisce i campi d’intervento: costruzione ed esercizio delle centrali, produzione di idrogeno tramite energia nucleare, gestione del combustibile esaurito e sicurezza, istituzione degli organi di controllo. Per il ministro dell’Ambiente “il nucleare non è un ritorno al passato: è una tecnologia vincente, che integrata con le rinnovabili può dare straordinari risultati per la nostra sicurezza energetica, verso la neutralità al 2050”. Qual è il piano? Lo spiega Pichetto al punto stampa, dopo l’ok alla legge: “Integrare il mix energetico nazionale, aumentare molto le rinnovabili come fotovoltaico, eolico, geotermico, idroelettrico, e poi integrarlo con il nuovo nucleare. A fianco con l’accompagnamento che scenderà nei prossimi decenni del termoelettrico. Questo significa dare all’Italia la quantità di energia che serve e – aggiunge – già oggi noi siamo carenti di 50 miliardi di kilowattora”. Poi, però, secondo le stime riportate dal ministro, l’efficientamento energetico dei fabbricati, i data center, portano gli analisti a indicare una necessità di almeno 100-150 terawattora in più dal 2040. Quando le prime centrali? “Una stima che faccio in base agli elementi che ho a disposizione, degli esperti dell’impresa e del settore, è verso il 2033-34. Questi sono i tempi che sono previsti”.

Calenda (Azione): “Facciamo e facciamolo rapidamente”

Il primo a parlare, durante le dichiarazioni di voto, è stato il segretario di Azione, Carlo Calenda. “La strada del nucleare fu abbandonata una prima volta sotto pressioni delle lobby dell’olio combustibile, che portarono alla costruzione di centrali a olio combustibile, la materia più inquinante che si possa immaginare e oggi ovviamente fuori corso” ha ricordato. E ancora: “I consumi elettrici a lungo periodo di questo Paese raddoppieranno e non abbiamo considerato fino in fondo l’impatto dei data center”. Le possibilità? O gas e rinnovabili (“che ci espone all’andamento del prezzo del gas e agli effetti delle crisi geopolitiche”) o rinnovabili e nucleare. Quest’ultimo mix costa la metà”. E poi l’esempio: “Prendiamo 4 reattori da 1,4 gigawatt. Producono 45 terawatt all’anno per 60 anni e occupano 200 ettari. Per farlo con fotovoltaico a inseguimento (che segue il movimento del sole durante la giornata, ndr) devi andare su 60mila ettari, con l’eolico ci vogliono 200mila ettari”. Un calcolo che, però, non tiene conto del fatto che non c’è alcun obbligo di consumare suolo, se si possono coprire tetti, capannoni e aree dismesse. Ma Calenda non ha dubbi: “Voglio un’Italia grande potenza industriale e senza il nucleare questo non sarà. Quindi facciamolo e facciamolo rapidamente”.

Le domande delle opposizioni rimaste senza risposta

Davanti a queste affermazioni, il resto dell’opposizione si è scatenata. “Quello che il governo presenta come l’inizio di una nuova stagione energetica è, nei fatti, una delega vastissima che rinvia a domani le decisioni essenziali. Mancano i costi, mancano i tempi, mancano le coperture e manca una valutazione compiuta delle tecnologie disponibili. Al Parlamento si chiede, quindi, un voto al buio” ha dichiarato il senatore e segretario del Partito Democratico, Nicola Irto. E ancora: “Chi metterà i soldi? Le imprese private, i contribuenti o le famiglie attraverso le bollette? Nel testo non c’è una risposta”. Poi il cenno all’eredità del passato. “Il governo ci propone il nucleare del futuro quando non è riuscito a risolvere i problemi del nucleare del passato” commenta Luigi Neve, senatore M5S, riferendosi al fatto che lo smantellamento degli impianti non è concluso e che il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi non è stato ancora realizzato. Ricco di domande senza risposta anche l’intervento del capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra del Senato Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama che parla di “gigantesca distrazione di massa. Quale beneficio avrebbe il ritorno al nucleare? “Nessuno. Centrali e tecnologie non sono ancora disponibili, nel frattempo continueremo a bruciare gas e a dipendere dalle importazioni e gli italiani a pagare sempre bollette altissime. Tutta questa propaganda sul nucleare è esattamente il modo per prolungare la dipendenza dalle fonti fossili. Il governo vuole trasformare l’Italia in un hub del gas senza avere il gas, e in una potenza nucleare senza avere l’uranio”.

Se il testo non accontenta parte dei sostenitori del nucleare

Ma la legge delega non ha accontentato neppure tutti i sostenitori dell’energia dell’atomo. Ne ha spiegato le ragioni la senatrice di Italia Viva-Casa Riformista, Silvia Fregolent. “Siamo favorevoli al nucleare, proprio per questo non possiamo far finta che questa legge risolva qualcosa. Dopo quattro anni del governo più longevo della Repubblica – ha detto – mi sarei aspettata di discutere del primo reattore da costruire, non di una legge delega che butta la palla avanti di altri dieci anni. Sul nucleare il governo Meloni, ancora una volta, decide di non decidere”. Il gruppo aveva presentato alcuni emendamenti: “Confronto preventivo con i territori, un’autorità con personale e autonomia, chiarezza sulle tecnologie sulle quali investire e una soluzione seria per i rifiuti radioattivi. Sono stati bocciati tutti. Ci hanno approvato gli ordini del giorno, ma sappiamo bene che un ordine del giorno non si nega a nessuno. Ma non si racconti agli italiani che questa legge farà scendere le bollette: prima che arrivino i decreti e si costruisca davvero una centrale passeranno anni”.

L'articolo Nucleare, via libera alla legge. Pichetto: “Giornata storica”. Calenda è con lui, dal resto dell’opposizione piovono critiche proviene da Il Fatto Quotidiano.

read-entire-article