Nel nuovo nucleare non c’è proprio nulla di sostenibile

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Il 23 settembre scorso il Senato ha approvato il ddl (Disegno di Legge Delega) del ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin per il ritorno al nucleare, definito “sostenibile” (domanda: ma allora le vecchie centrali erano insostenibili?). Da quando si è iniziato a parlare di sviluppo sostenibile (Rapporto Brundtland), era l’anno 1987, la salute del pianeta è sensibilmente peggiorata. Quindi, evitiamo per favore di usare questo aggettivo, soprattutto per le centrali nucleari.

E infatti, se andiamo a vedere, le nuove centrali nucleari cui si affida il rilancio della relativa produzione energetica nel nostro paese sono esattamente le stesse di decenni addietro, salvo modifiche di contorno. Di diverso hanno il nome SMR (Small Modular Reactor) e che verranno prodotte in serie e saranno di piccole dimensioni. Con costi comunque molto elevati. Attualmente il progetto di realizzazione è in fase avanzata in Canada e il progetto costa circa 15 miliardi di dollari. Di sicuro si sa che produrranno scorie, quando non si è ancora trovato un sito dove smaltire quelle del vecchio nucleare.

Del resto, in cosa consista questa sostenibilità non si ha modo di evincerlo dal PDF illustrativo del Ministero. Costi per la realizzazione? Invarianza finanziaria per lo Stato riguardo alla costruzione delle centrali, il che significa che i costi dovranno accollarseli i privati. Siamo sicuri? Ma come si giustifica il fatto che il ddl vada in direzione esattamente contraria rispetto ai due referendum che dissero no al nucleare? Nella relazione di accompagnamento al ddl si legge che, rispetto al 2011, vi è stato un cambiamento dello scenario tecnologico e politico.

Ora, sul lato della tecnologia, almeno in un primo periodo, si tratterà inevitabilmente dello stesso tipo di reattori oggetto dello scorso referendum (terza generazione). Inoltre il governo del secondo referendum del 2011 era un governo di destra (Silvio Berlusconi); quello di oggi, pure. Se il nostro fosse un paese democratico per una decisione di tale gravità, sarebbe bene indire un apposito referendum consultivo, come accadde una volta in passato nel 1989. Ma sarebbe chiedere troppo a questo governo autoritario.

Ma c’è un altro elemento da sottolineare, ed è quello dello sviluppo dei data center, di cui mi occupai in un precedente post. Questi impianti necessitano di enormi quantità di energia elettrica per funzionare e c’è già chi ipotizza che il ritorno al nucleare possa essere giustificato anche da questi bestioni energivori. Quindi avremmo i data center ed il loro consumo di suolo, acqua, energia e appunto l’energia per alimentarli prodotta in nuove centrali nucleari. Il tutto passando sopra la testa delle popolazioni locali che dovrebbero ospitare le infrastrutture, considerate strategiche…

Un futuro distopico, del resto come quello possibile che si prospetta per l’uso dell’I.A.

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