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Ci sono i playoff: avete visto Zion Williamson?
Toh, New Orleans non si è qualificata al playoff. Ma come, non doveva essere l’anno giusto? La sua “probabile, ma non possibile” stella di prima grandezza, al secolo Zion Williamson, non era attesa alla sua stagione decisiva (l’ennesima)? Se lo è stata, nessuno se ne è accorto. I Pelicans si sono classificati undicesimi a Ovest. Williamson? Alla peggior stagione in carriera. Si è fermato a 21 punti di media (nemmeno da rookie aveva segnato così poco), con il 25% da tre su una media di 0,1 conclusioni tentate a partita. Nelle ultime dieci gare in cui è stato in campo ha fatto anche peggio, con i punti fermi a 18 e nessun tentativo da oltre l’arco. Diciamo che ha chiuso “in bellezza”. Tra l’altro, ai liberi non è precisamente un tiratore scelto (71%) e se lo mandi a sinistra in palleggio può essere autore di situazioni a dir poco confusionarie. Insomma, anche quest’anno Zion Williamson, nonostante le premessi di inizio stagione, non ha incantato. Sì, di schiacciate devastanti ne ha fatte, ci mancherebbe altro. No, di miglioramenti tecnici neanche l’ombra. Un ottimo investimento per New Orleans, non c’è che dire.
Tyrese Maxey è una star
È la stagione in cui da grande giocatore, la guardia tiratrice dei Sixers si è consacrata stella di prima grandezza. Ha chiuso la stagione con oltre 28 punti di media e una precisione ai liberi in stile Steve Kerr (90%). E da come ha giocato la partita di play-in contro gli Orlando Magic, anche qualcosa di più. Per lui 31 punti e la capacità di segnare in modo anche drammatico quando serve. Ha letteralmente portato Philadelphia ai playoff. Che giocatore. Probamente, la cosa più veloce che si possa vedere oggi palla in mano su un campo da basket. Realizzatore senza confini, creativo e strapotente, con un prima passo in penetrazione in stile Beep Beep che tenta l’uno contro uno con Willy il Coyote. Spettacolare da vedere. Ha appena 25 anni, è nel picco, il futuro promette davvero bene.
Brutta stagione per Banchero
Qui, in effetti, siamo sul lato opposto. Regressione, crisi di identità, confusione tecnica. Chiamatela come volete, ma Paolo Banchero per come ha chiuso la stagione non sembra più il giocatore che “se metto a posto un paio di cose divento una superstar” che si ipotizzava. I suoi peggioramenti al tiro, non tanto come percentuale (che rimane bassa al 30%), bensì come attitudine, aggressività, approccio, lasciano senza parole. Insomma, se la pericolosità da fuori era considerata la “killer application” che avrebbe potuto trasformare Banchero da buon giocatore a stella di prima grandezza, i lavori sono ancora pienamente in corso. È giovane, ha tutto il tempo, ma la prossima stagione sembra già quasi da “o la va o la spacca” per indirizzare il futuro dell’ex Duke.
Steph Curry, sempre lui
Questo qui non tramonta mai ed è l’unico motivo per cui i Warriors sono ancora in corsa per i playoff. Nella gara in cui la squadra di San Francisco ha eliminato i Los Angeles Clippers, Steph Curry ha incantato, ha dominato, ha deciso nuovamente le sorti della franchigia. I punti sono stati 35 con 7 su 12 da tre. Ha praticamente affondato i “velieri” con quello che più che il suo marchio di fabbrica è la sua invenzione: il tiro da tre dal palleggio. Lui ha reso questo fondamentale quello che è oggi. Non un tiro occasionale come negli anni ’90, ma un movimento da usare con grande frequenza, come il tiro cadendo all’indietro di Michael Jordan, il gancio cielo di Kareem Abdul Jabbar, il tiro su una gamba di Dirk Nowitzki. Non male, tra l’altro, l’intesa con Kristaps Porzingis. Ora ci sono i Phoenix Suns per capire se i play off diventeranno realtà.
Devin Booker, una stagione di luci e ombre
Qualche nube inizia ad addensarsi anche sulla carriera di Devin Booker, un All Star che però sembra aver perso la capacità di incidere in modo significativo sulle sorti della propria squadra. I Phoenix Suns si stanno giocando l’ingresso ai playoff contro i Golden State Warriors. Ma si tratta di un premio di consolazione. C’è da dire che gli infortuni hanno falcidiato non poco la sua decennale carriera. Non ha mai giocato 82 partite in una stagione da quando ha messo piede nella lega. L’impressione è che Booker sia sempre un ottimo realizzatore (26,1 punti di media), ma non un trascinatore in grado di influenzare le partite in pianta stabile. Certo, non è una caratteristica scontata. Inoltre, è considerato un tiratore, ma in carriera ha il 35% da tre di media. Se guardi con gli occhiali giusti, non vedi proprio Rey Allen. Addirittura, nella stagione che si sta chiudendo, ha il 33%. Volume di tiri alto o basso, non è una percentuale da tiratore pericoloso. Stop. E se fosse semplicemente un secondo violino? C’è da riflettere.
That’s all Folks!
Alla prossima settimana.
L'articolo Nba Freestyle | Banchero non sembra più una “superstar”, Zion Williamson eterna delusione. Curry invece è immortale proviene da Il Fatto Quotidiano.




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