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“Per cominciare, voglio confermare senza ambiguità che l’Iran parteciperà ovviamente alla Coppa del Mondo 2026. E naturalmente l’Iran giocherà negli Stati Uniti“. In occasione del 76esimo Congresso Fifa a Vancouver, il presidente della Fifa Gianni Infantino ha ribadito una volta di più che la partecipazione della selezione iraniana al prossimo Mondiale non è in discussione nonostante il conflitto in corso. Poi ha continuato a ignorare tutto ciò che sta accadendo, normalizzando la situazione e tornando a parlare di un calcio che unisce: “Noi dobbiamo unire le persone, è la mia e la nostra responsabilità. Il calcio e la Fifa uniscono il mondo – ha aggiunto Infantino nel suo intervento – Dobbiamo essere positivi, sorridenti, felici: ci sono nel mondo abbastanza problemi, abbastanza persone che cercando di dividere. Se nessuno prova a unire la gente, cosa succederà al nostro mondo? Abbiamo questa opportunità. Insieme siamo imbattibili”.
Quasi immediata la risposta di Trump, che conferma il rapporto molto stretto con il numero uno della Fifa: “Beh, se l’ha detto Gianni, per me va bene“, ha dichiarato il tycoon, rispondendo a una domanda sui commenti di Infantino, con il quale il leader statunitense intrattiene stretti legami. “Gianni è fantastico e se lo ha detto lui credo che si debba lasciarli giocare”, ha messo in evidenza. “Se vincono, dovremo preoccuparci di quello. È di quello che dovrò preoccuparmi. Gianni è un mio amico e me ne ha parlato. Gli ho detto: ‘Fai quello che vuoi'”, ha proseguito Trump che ha poi concluso ridendo: “Hanno una buona squadra? Io non credo“, ha chiesto ai giornalisti.
Il numero uno del calcio globale continua così a dare rassicurazioni, ma le contraddizioni sulla partecipazioni dell’Iran ai prossimi Mondiali continuano ad aumentare. Mentre Infantino apre il Congresso Fifa ribadendo che l’Iran giocherà regolarmente negli Stati Uniti, alla riunione non era presente la delegazione di Teheran: il presidente della federcalcio iraniana Mehdi Taj, assieme agli altri due dirigenti che lo accompagnavano, è stato infatti respinto alla frontiera dal Canada e giunto a Toronto ha dovuto reimbarcarsi su un aereo per la traversata in senso inverso dell’Atlantico.
Il respingimento di Taj si lega al fatto che in passato aveva avuto un ruolo di dirigente delle Guardie della Rivoluzione, i pasdaran, che il Canada ritiene organizzazione terroristica. Il blocco è avvenuto lunedì, all’arrivo a Toronto, ma è emerso solo oggi: prima ne avevano parlato i media iraniani, citando anche offese degli agenti di frontiera, in serata la notizia è stata confermata dal New York Times. Dal canto loro, le autorità canadesi hanno affermato che il loro governo “è stato chiaro e coerente: i funzionari delle Guardie Rivoluzionarie non sono ammessi in Canada e non hanno posto nel nostro Paese”. Un atto dovuto, dunque, che però sorprende date le tempistiche: a meno di un mese e mezzo dall’inizio del mondiale, suona strano che mentre Trump continui a parlare di un calcio che unisce, quasi vivendo in un universo parallelo, al presidente della federcalcio iraniana sia stato impedito di entrare in Canada.
L'articolo Mondiali, Infantino: “L’Iran ci sarà e giocherà negli Usa”. Trump lo sostiene: “Se lo dice lui, va bene. Gianni è fantastico” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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