Minerali critici, il G7 accelera sulla resilienza delle filiere. L’Italia si attiva

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I minerali critici sono entrati stabilmente nell’agenda della sicurezza economica delle principali economie avanzate, e l’Italia si muove su questa traiettoria. Al vertice G7, i leader hanno adottato una dichiarazione dedicata al rafforzamento della resilienza delle catene del valore delle materie prime strategiche, delineando una strategia che combina politica industriale, cooperazione internazionale, strumenti finanziari e coordinamento tra Paesi alleati.

Il documento parte da una constatazione condivisa: l’elevata concentrazione di alcune filiere espone le economie avanzate a vulnerabilità crescenti, in particolare nei settori della transizione energetica, delle tecnologie digitali e delle applicazioni dual use. Da qui il richiamo alla necessità di diversificare approvvigionamenti, capacità di trasformazione e attività di riciclo, riducendo le dipendenze considerate eccessive.

La dichiarazione contiene anche un passaggio esplicitamente politico. I leader esprimono preoccupazione per il ricorso a pratiche non di mercato, restrizioni arbitrarie alle esportazioni e forme di coercizione economica legate ai minerali critici e ai prodotti associati. Pur senza citare alcun Paese, il riferimento è alle crescenti tensioni sulle catene globali delle materie prime e all’utilizzo delle dipendenze economiche come strumento di pressione strategica.

Il G7 si impegna quindi a rafforzare il coordinamento con partner considerati affidabili per ridurre le vulnerabilità lungo l’intera filiera, dall’estrazione alla raffinazione fino alla produzione industriale e al riciclo. In questa prospettiva, uno degli elementi più rilevanti della dichiarazione è l’obiettivo di ridurre entro il 2030 sotto il 60% la dipendenza da un singolo fornitore esterno al G7 e ai Paesi partner per terre rare e magneti permanenti, con l’ambizione di arrivare al 50% nel più breve tempo possibile. Per gli altri minerali critici, i ministri competenti dovranno definire obiettivi specifici entro la fine dell’anno.

La strategia non si limita all’aumento della produzione. Il documento individua come prioritaria la creazione di nuove capacità industriali nei segmenti della lavorazione e della trasformazione, storicamente più concentrati rispetto all’attività estrattiva. Per questo il G7 punta a sostenere progetti lungo tutta la catena del valore attraverso il coordinamento degli investimenti pubblici e privati, accordi di acquisto a lungo termine e iniziative di aggregazione della domanda.

Sul piano finanziario, i leader chiedono un maggiore coinvolgimento delle istituzioni finanziarie per lo sviluppo, delle banche multilaterali e delle agenzie di credito all’esportazione, con l’obiettivo di colmare il deficit di investimenti che ancora caratterizza il settore. La sicurezza degli approvvigionamenti viene così trattata sempre più come una componente della sicurezza economica nazionale e collettiva.

Particolarmente significativo è il capitolo dedicato alla struttura del mercato. Il G7 apre infatti alla possibilità di valutare nuovi strumenti per sostenere la diversificazione delle forniture, compresi meccanismi di stabilizzazione dei ricavi, requisiti di diversificazione, forme di acquisto congiunto e altri strumenti commerciali. Si tratta di un passaggio che riflette una crescente disponibilità delle economie avanzate a intervenire direttamente per correggere vulnerabilità considerate strategiche.

La dichiarazione dedica inoltre ampio spazio alla trasparenza delle filiere. I leader intendono sviluppare sistemi interoperabili di tracciabilità per verificare l’origine dei minerali critici, partendo da litio e nichel e ampliando progressivamente il modello ad altre materie prime. Parallelamente, il G7 punta a migliorare la condivisione di dati e informazioni sui mercati globali, con il supporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea).

Tra gli strumenti previsti figurano anche il rafforzamento delle capacità di stoccaggio strategico e la creazione di meccanismi di allerta precoce per anticipare possibili crisi di approvvigionamento o tensioni sui mercati. Il modello richiama in parte le iniziative sviluppate negli ultimi anni nel settore energetico, adattandole alle specificità delle materie prime critiche.

Un altro asse della strategia riguarda il riciclo. Il G7 considera l’economia circolare una componente essenziale per ridurre la pressione sulla domanda primaria e rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti. Per questo i leader si impegnano a incrementare le capacità di recupero e riciclo dei materiali strategici, definendo entro la fine dell’anno specifici obiettivi per alcune categorie di minerali.

A dare continuità politica a queste iniziative sarà la nuova Critical Minerals Resilience and Production Alliance, piattaforma permanente di coordinamento aperta anche a Paesi partner che condividano gli stessi obiettivi di diversificazione e resilienza delle filiere.

Le discussioni emerse al vertice riflettono un cambiamento più ampio nel modo in cui le economie avanzate guardano alle materie prime strategiche. Terre rare, litio, nichel, grafite e altri minerali essenziali per batterie, semiconduttori, tecnologie digitali e sistemi di difesa vengono sempre più considerati asset di sicurezza economica. La questione non riguarda soltanto l’accesso alle risorse, ma la capacità di garantire continuità produttiva e resilienza industriale in un contesto geopolitico più frammentato.

Per l’Italia il dossier non è nuovo e la necessità di attivazione in forma strategica sembra essere stata recepita dal governo Meloni. Negli ultimi mesi Roma ha moltiplicato i contatti con alcuni dei principali attori coinvolti nella ridefinizione delle catene di approvvigionamento dei minerali critici. A margine del G7, il primo ministro canadese, Mark Carney, ha confermato, dopo un bilaterale con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la disponibilità di Ottawa a garantire all’Italia un accesso preferenziale alle proprie riserve di materie prime strategiche, mentre dai colloqui con la premier giapponese, Sanae Takaichi, è emerso il sostegno dell’Italia al tema della cooperazione sugli stockpile e sui meccanismi di resilienza delle forniture, che Tokyo ha portato sul tavolo del Gruppo. Due approcci diversi – accesso alle risorse e sicurezza degli approvvigionamenti – che riflettono le direttrici lungo cui si sta muovendo il dibattito tra le economie avanzate.

Il tema dei minerali critici e della loro catena del valore sarà tra i principali dossier anche del Business Forum Italia-Stati Uniti in programma lunedì a Miami, al quale parteciperà il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, ospite del segretario di Stato Marco Rubio. Le materie prime strategiche erano state al centro delle interlocuzioni tra le due parti già durante il Critical Minerals Forum di Washington dello scorso febbraio, con protagonista sempre il ministro Tajani. Il valore passa oltre alla dimensione industriale, perché rappresentano uno degli elementi strategici su cui gli alleati occidentali stanno cercando di costruire le filiere comuni dei prossimi decenni. L’Italia ha in programma di estendere anche a questo settore cruciale la cooperazione bilaterale con gli Stati Uniti, che a loro volta hanno individuato – anche attraverso iniziative come Pax Silica – nei minerali critici, e nella catena del valore che permette la supremazia tecnologica, uno degli elementi al cuore delle nuove relazioni transatlantiche.

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