Minaccia russa nel Mediterraneo, l’ipotesi dei droni lanciati da navi mercantili

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Una nave mercantile, uno o più container e un piccolo numero di droni sufficientemente economici da poter essere sacrificati dopo il lancio. Non servirebbe una portaerei, né una base militare sul territorio europeo.

Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo El Mundo, Mosca starebbe valutando la possibilità di condurre un’operazione con droni contro uno dei grandi Paesi del Mediterraneo occidentale: Spagna, Francia o Italia. L’ipotesi prevederebbe velivoli trasportati all’interno di container su navi mercantili e lanciati una volta raggiunta una distanza di poche centinaia di chilometri dalla costa. Una fonte vicina al ministero della Difesa lituano, rimasta anonima, ha spiegato a El Mundo che un’operazione del genere sarebbe tecnicamente relativamente semplice.

Il Gerbera e la minaccia dal mare

Il velivolo indicato dalle fonti lituane sarebbe il Gerbera, drone russo già impiegato nella guerra contro l’Ucraina e utilizzato anche come esca per saturare o confondere le difese aeree. Secondo i dati citati da El Mundo, avrebbe un’autonomia che può arrivare a circa 600 chilometri e alcune configurazioni potrebbero trasportare una piccola carica esplosiva.

Non è un sistema progettato per demolire una grande infrastruttura, ma è sufficiente per provocare incendi, danneggiare apparati esposti o costringere alla sospensione temporanea delle operazioni in un porto o in un aeroporto. La sproporzione tra capacità distruttiva limitata e potenziale effetto economico, mediatico e psicologico rende lo scenario interessante sotto il profilo della guerra ibrida.

Il Gerbera, del resto, non è un oggetto sconosciuto alle Forze armate italiane. Il 15 settembre due Eurofighter italiani impegnati nella difesa dello spazio aereo Nato hanno intercettato e abbattuto in Lituania un drone di questo tipo. Il presidente lituano Gitanas Nausėda ha successivamente spiegato che il velivolo era probabilmente diretto verso l’Ucraina ed era finito nello spazio aereo lituano, forse dopo essere stato deviato da sistemi di guerra elettronica.

Nello stesso giorno il ministro della Difesa Guido Crosetto, in visita in Lituania, indicava tra gli ambiti prioritari per la sicurezza europea proprio “difesa aerea e missilistica, protezione delle infrastrutture critiche, cyber e sorveglianza delle frontiere”. Sullo sfondo, dunque, la tematica dei droni, della protezione delle infrastrutture e della sorveglianza dello spazio marittimo. La Nato ha, dal suo canto, destinato quest’anno nuovi investimenti alle capacità counter-drone e la sua strategia marittima considera esplicitamente le attività ibride, la protezione delle infrastrutture e l’impiego di nuove tecnologie tra le priorità della difesa alleata.

Il viaggio di Ratcliffe a Mosca

C’è poi un elemento temporale sul quale insiste El Mundo. Secondo il quotidiano, la Lituania sarebbe entrata in possesso di queste informazioni poco dopo la visita a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe, avvenuta il 25 agosto. Informazioni che sarebbero state successivamente trasmesse, sempre secondo le fonti del quotidiano, all’Italia, alla Francia e alla Spagna.

Il 18 settembre Emmanuel Macron ha riunito all’Eliseo i leader dei partiti rappresentati in Parlamento, per un incontro al quale hanno partecipato anche i vertici della DGSE, della DGSI, dell’intelligence militare e del Segretariato generale per la Difesa e la sicurezza nazionale.

Nella comunicazione ufficiale pubblicata dall’Eliseo, la presidenza francese ha parlato esplicitamente di un’“intensificazione delle minacce ibride russe” e della necessità di rafforzare la protezione delle infrastrutture critiche e dei siti sensibili contro attacchi cyber e con droni. Macron ha ricordato anche diversi episodi recenti avvenuti in Europa e ha spiegato che il livello della minaccia era stato innalzato.

La Nato considera ormai la dimensione marittima parte integrante della competizione ibrida e segnala esplicitamente le attività russe nel Mediterraneo, la protezione delle infrastrutture critiche e il problema delle unità riconducibili alla flotta ombra russa. Tematiche alle quali si aggiunge la possibilità di utilizzare piattaforme civili o commerciali per avvicinare sistemi senza pilota.

Il bersaglio è politico

Infine c’è il possibile obiettivo dell’operazione. El Mundo colloca l’eventuale attacco nel terreno della pressione ibrida più che in quello di un conflitto convenzionale: danni limitati, una temporanea interruzione dei trasporti, forte copertura mediatica e un effetto di insicurezza sproporzionato rispetto ai mezzi impiegati. Caratteristiche coerenti con la valutazione della Nato sulle attività ibride russe. L’Alleanza include tra queste sabotaggi, cyberattacchi, provocazioni, disinformazione e forme di influenza politica tese a esercitare pressione sui Paesi membri senza necessariamente arrivare allo scontro militare aperto.

Il quotidiano spagnolo lega inoltre la scelta di Francia, Italia e Spagna alla loro situazione politica interna e alle future scadenze elettorali, ipotizzando che paura e divisioni sul sostegno all’Ucraina possano amplificare l’effetto di un episodio limitato. Se lo scopo di un’operazione ibrida è produrre incertezza, amplificare la percezione della vulnerabilità e alimentare divisioni, trasformare un articolo di giornale in una certezza significherebbe andare molto oltre ciò che oggi sappiamo.

 

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