Midterm in Texas, Talarico apre a Trump: “Collaboriamo sulle promesse Maga, dalla casa alla sanità”

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L’avvicinamento ai repubblicani su un’agenda condivisa coi sostenitori del presidente, visto che il suo programma prometteva di includere i cittadini americani, “di non lasciarli indietro”. A poche ore dall’apertura delle urne in Texas per le elezioni di metà mandato, il candidato dem James Talarico – dato dai sondaggi in vantaggio sul rivale Ken Paxton – in un’intervista al podcast ‘The Diary of a Ceo‘, cerca di convincere al fotofinish elettori indecisi e repubblicani delusi, e propone agli avversari politici di collaborare su un’agenda bipartisan ispirata al movimento Maga. “Mi piacerebbe, come prossimo senatore degli Stati Uniti per il Texas, lavorare con Donald Trump per realizzare concretamente alcune delle promesse del suo progetto politico. La promessa Maga – ha precisato – era che avremmo trasformato questo governo affinché lavorasse per le persone lasciate indietro, per quelle dimenticate in questo Paese, e c’è ancora tempo per farlo”, ha spiegato Talarico. “Se il presidente vuole lavorare con me o con qualsiasi altro democratico per ampliare l’accesso all’assistenza sanitaria, io ci sono”, ha aggiunto, dichiarandosi disponibile anche a collaborare per “costruire milioni di nuove case” e “tagliare la burocrazia“. Il candidato ha quindi espresso la speranza che le elezioni di midterm rappresentino “un campanello d’allarme” per Trump, spingendolo a cambiare rotta e a collaborare con entrambi i partiti. Già il 28 ottobre, nel corso del suo comizio che a causa della grande affluenza ha dovuto cambiare luogo all’ultimo momento, aveva precisato: “Il Texas è pronto per il cambiamento. Ne abbiamo abbastanza della corruzione. Siamo aperti a tutti: democratici, repubblicani e indipendenti. Dobbiamo vincere, i texani contano su di noi”.






Talarico, attualmente parlamentare statale del Texas, sfida il procuratore generale repubblicano Paxton in una delle competizioni chiave per il controllo del Senato. Sebbene il Texas sia tradizionalmente una roccaforte repubblicana, un recente sondaggio New York Times/Siena attribuisce al democratico un vantaggio di sette punti su Paxton, con il 6% degli intervistati ancora indeciso o che non ha espresso una preferenza. Trump, che ha tenuto quattro comizi nello Stato a sostegno dei repubblicani, ha ripetutamente attaccato Talarico, soprannominandolo “James Talafreako” e accusandolo di voler smantellare l’industria petrolifera e del gas texana e di mettere a rischio milioni di posti di lavoro.

I sondaggi – Intanto, i dati confermano già un’affluenza record per gli elettori ispanici che si sono recati a votare in anticipo nei seggi del Lone Star State, confermando che il voto ispanico è destinato a essere l’ago della bilancia per il duello tra Talarico e Paxton per uno dei seggi del Senato che decideranno la maggioranza. E la media dei sondaggi Decision Desk Hg indicano, alla vigilia del voto, che il 37enne ex insegnante che punta a diventare il primo senatore dem del Texas dal 1988 ha un vantaggio di 20 punti tra gli elettori ispanici rispetto al controverso attorney general repubblicano che Donald Trump ha voluto a tutti i costi candidato al Senato. Questi numeri indicano una drastica inversione di tendenza degli elettori ispanici texani che, in modo altrettanto clamoroso, due anni fa aveva puntato in massa sul tycoon, che aveva registrato un vantaggio di 10 punti nella comunità ispanica. Un altro sondaggio, della University of Houston, conferma il vantaggio di Talarico tra gli ispanici texani, pur riducendo il vantaggio a 11 punti. In generale però i dati indicano una netta perdita di terreno da parte di Trump in una fetta di elettorato conquistata due anni fa.

Un recente sondaggio del Wall Street Journal indica come in generale gli elettori ispanici quest’anno torneranno a preferire i democratici, con il 53% di loro che voteranno un dem al Congresso, contro il 35% che sceglierà un repubblicano. E il tasso di approvazione per Trump è tra di loro al 26%, un livello molto più basso di quello già basso del 37% che si registra tra tutti gli elettori americani. Il timore dei repubblicani su una eventuale sconfitta in Texas è più che reale: anche l’influente senatore Gop Ted Cruz, con velleità presidenziali per il 2028, ha avvertito i sostenitori del Grand Old Party che “ora come ora, i democratici potrebbero tranquillamente aggiudicarsi ogni singola carica a livello statale in Texas” e che per i repubblicani “sarebbe un disastro”. Per questo, come ha fatto Trump nella telefonata a Fox News, ha invitato a recarsi alle urne in massa. Cruz – che aveva già espresso un timore analogo la scorsa settimana con Paxton in difficoltà di fronte a Talarico– ha infatti aggiunto che in Texas i repubblicani sono più numerosi dei democratici, rilevando quindi che “se la nostra gente si presenterà alle urne domani, vinceremo”. Qualunque sia il motivo “del vostro malcontento, va bene. Dedicate i prossimi due anni a cercare di migliorare il partito. Ma domani, andate a votare, diavolo!”, ha notato in merito alle divisioni tra i repubblicani texani emerse dopo che Paxton ha sconfitto il senatore in carica John Cornyn in una sfida alle primarie molto combattuta.

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