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Microsoft ha avviato un’emissione obbligazionaria da circa 25 miliardi di dollari, la prima sul mercato investment grade statunitense in oltre nove anni, per finanziare gli investimenti nell’intelligenza artificiale e nelle infrastrutture dei data center. L’operazione ha raccolto ordini superiori a 100 miliardi di dollari, segnalando un interesse degli investitori molto più elevato rispetto alla dimensione dell’offerta, nonostante le crescenti preoccupazioni per l’indebitamento delle Big Tech legato all’AI.
Sommario
- Microsoft: un’emissione da record per il mercato del credito
- Perché Microsoft sceglie il debito nonostante la cassa
- Il contesto: la corsa all’AI e l’onda di debito Big Tech
- Rischio, rating e domanda degli investitori
- La lettura dei fondamentali e del titolo
- Cosa guardare ora
Microsoft: un’emissione da record per il mercato del credito
L’offerta è stata strutturata in un massimo di dieci tranche, con scadenze comprese tra due e quaranta anni. La tranche più lunga, con scadenza nel 2066, è stata inizialmente indicata con uno spread fino a 135 punti base sopra i Treasury, per poi restringersi a circa 105 punti base al momento del prezzo, un livello inferiore rispetto ai rendimenti offerti da Alphabet e Amazon su scadenze analoghe, società che però godono di rating inferiori.
Il consorzio di collocamento è guidato da Wells Fargo, JP Morgan Chase e UBS. Microsoft ha dichiarato che i proventi saranno destinati a scopi societari generali, inclusi capitale circolante, spese in conto capitale, riacquisti di azioni, acquisizioni e rimborso di debito esistente, con chiusura prevista il 4 novembre.
Perché Microsoft sceglie il debito nonostante la cassa
La scelta di Microsoft appare meno obbligata rispetto a quella di altri colossi tecnologici. L’azienda ha chiuso il trimestre fiscale terminato il 30 settembre con ricavi per 92,3 miliardi di dollari e un utile netto di 36,6 miliardi, mantenendo un flusso di cassa libero positivo, un elemento che la distingue da Alphabet, Meta e Amazon, le cui ultime trimestrali hanno evidenziato flussi di cassa negativi.
La stessa direttrice finanziaria Amy Hood, durante la conference call sui risultati, aveva indicato che la società avrebbe valutato fonti di finanziamento aggiuntive “quando ritenuto attraente”, citando l’esigenza di preservare flessibilità finanziaria e flussi di cassa. L’operazione risponde dunque a una logica di ottimizzazione del costo del capitale più che a un bisogno immediato di liquidità, sfruttando il rating “AAA” e una finestra di domanda favorevole prima che le condizioni di mercato possano deteriorarsi.
Il contesto: la corsa all’AI e l’onda di debito Big Tech
L’emissione di Microsoft si inserisce in un contesto di espansione senza precedenti dell’indebitamento delle società tecnologiche per finanziare l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale. Secondo dati Bloomberg, gli operatori hyperscaler e i sviluppatori di data center hanno raccolto oltre 313 miliardi di dollari attraverso emissioni investment grade a livello globale dall’inizio dell’anno, quasi tre volte il totale dell’intero 2025, contribuendo a portare l’emissione obbligazionaria mondiale a un record di 6,61 trilioni di dollari.
L’ultima grande operazione nel segmento risaliva ad Alphabet, che ad agosto aveva collocato 25 miliardi di dollari. In questo quadro, il debito di Microsoft rappresenta un test importante per misurare l’appetito degli investitori verso il finanziamento dell’AI, in un momento in cui alcuni operatori hanno iniziato a chiedere compensazioni più elevate per il rischio percepito. I Credit Default Swap a cinque anni sul debito di Meta si attestano intorno ai 116 punti base e quelli su Oracle a circa 275, mentre quelli su Microsoft restano intorno ai 54 punti base, il livello più basso tra i grandi hyperscaler.
Rischio, rating e domanda degli investitori
Il fattore che ha sostenuto la domanda è soprattutto il rating. Microsoft è, insieme a Johnson & Johnson, l’unica società quotata statunitense a vantare il massimo giudizio di credito “AAA” da Moody’s e S&P Global Ratings. La scarsità di carta “AAA” a lunga scadenza sul mercato ha reso l’offerta particolarmente attraente per gli investitori istituzionali in cerca di diversificazione, come hanno sottolineato alcuni gestori citati dalle agenzie.
Tuttavia, l’operazione non cancella le preoccupazioni sul complesso dell’emissione tech: il mercato resta selettivo e la domanda record per Microsoft non implica automaticamente che altri emittenti con rating inferiori incontreranno lo stesso favore. Lo spread più ampio pagato da Microsoft sulla scadenza a 30 anni rispetto a Procter & Gamble, emittente con rating più basso ma con un profilo di rischio percepito diverso, segnala che il mercato sta differenziando con attenzione il costo del funding anche all’interno della fascia alta del credito.
La lettura dei fondamentali e del titolo
I dati disponibili sulla piattaforma Forecaster.biz consentono di inquadrare l’operazione nel profilo fondamentale del titolo. Microsoft ha chiuso il trimestre fiscale di settembre con una crescita dei ricavi superiore alle attese e margini operativi solidi, sostenuti dall’espansione del cloud Azure, mentre il titolo, dopo il balzo post-trimestrale, ha consolidato intorno ai 530 dollari alla fine di ottobre, con una capitalizzazione prossima ai 4 trilioni di dollari.
Il rapporto prezzo/utili a circa 29,5 volte gli utili degli ultimi dodici mesi incorpora già aspettative elevate sulla monetizzazione dell’AI, e la scelta di ricorrere al debito a costi contenuti grazie al rating “AAA” appare coerente con una strategia di finanziamento che preserva la flessibilità del bilancio senza diluire gli azionisti.
La domanda record registrata sull’emissione riflette la percezione di Microsoft come emittente a rischio relativamente contenuto nel comparto AI, ma non modifica il quadro di valutazione: il titolo resta sensibile all’evoluzione della spesa in conto capitale e ai tempi di ritorno degli investimenti in infrastrutture.
Cosa guardare ora
L’emissione da 25 miliardi di dollari segna il ritorno di Microsoft sul mercato investment grade statunitense dopo nove anni e rappresenta un’operazione strategicamente opportunistica, resa possibile da un rating “AAA” e da una domanda obbligazionaria ancora vivace per gli emittenti di qualità. I proventi finanzieranno spese in conto capitale e scopi societari generali, in un momento in cui il gruppo mantiene flussi di cassa liberi positivi e risultati trimestrali superiori alle attese.
Restano da monitorare due elementi: l’evoluzione della spesa in conto capitale nel corso dell’esercizio fiscale e il modo in cui il mercato del credito continuerà a prezzare il rischio delle Big Tech impegnate nella corsa all’AI, con particolare attenzione alla differenziazione tra emittenti a rating elevato e società con profili finanziari più tesi.
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