Michele Bravi: “Perché se voglio diventare padre lo deve decidere un estraneo? Spiace che Papa Leone abbia detto a Trump ‘non voglio aprire un dibattito’, poteva schierarsi contro. Ho scritto canzoni felici, scusatemi”

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“Questo disco contiene canzoni felici. Scusate”. Michele Bravi, con ironia spinta, mette così le mani avanti davanti al suo nuovo progetto discografico dal titolo “Commedia Musicale”, in uscita il 17 aprile, prodotto dallo stesso artista insieme a Carlo di Francesco. “Commedia Musicale Tour” terrà impegnato Bravi dalla primavera all’autunno in giro per l’Italia, a partire dalla data zero al Teatro del Parco di Mestre il prossimo 19 maggio. Sarà poi la volta di due anteprime speciali: il 22 maggio a Milano all’Auditorium Fondazione Cariplo e il 24 maggio a Roma al Teatro Olimpico.

Come definiresti questo disco?
È un dialogo perché ‘parla’ come si parla nella vita di tutti i giorni. È la colonna sonora di una quotidianità annoiata e noiosa. Dietro a questa cosa però c’è un accompagnamento musicale continuo.

Una svolta inaspettata?
Sì perché, in qualche modo, i precedenti album erano un po’ lunari, crepuscolari, perché davano uno sguardo più all’intimità. Quindi parliamo di un progetto estremamente solare.

Michele Bravi “solare”? Uno choc…
Spiazzante. Sono stato riconosciuto all’interno di un genere di scrittura specifico che è quello della ballata cantautoriale. Il pubblico è già abituato a sentirmi fare quel tipo di riflessione, già ci conosciamo su quel territorio, quindi parliamo in maniera più diretta. Questo disco qua mi porta in qualche modo a dover stringere di nuovo la mano al pubblico e dire ‘adesso raccontiamo un lato che prima forse è rimasto un po’ nascosto’.

Un rischio?
Sì perché volevo recuperare gli ascolti che facevo a casa dei miei nonni e che ho ritrovato in giro per il mondo ossia una musicalità che fosse una celebrazione continua della vita.

Da qui la scelta definitiva?
Mi sono detto ‘voglio riuscire a scrivere un disco che ha anche mia nonna avrebbe ascoltato’. Voglio dei racconti che siano illuminati dal sole.

Perché “Commedia Musicale?”
Perché nella mia vita è arrivato il mondo della commedia musicale e che ho scoperto, proprio io che sono un grandissimo amante della tragedia, come dimostrano anche i miei vecchi dischi nel piacere della rielaborazione drammatica, no melodrammatica, dei fatti. La commedia è a tutti gli effetti il canto del villaggio e veniva fatta per parlare al popolo e puntava il dito su tutti gli aspetti della società che non andavano bene.

Ci sono dei riferimenti all’attualità?
Sì, ma sempre in chiave ironica ed auto-ironica.

In “Genitore 3” parli della paternità. Ti è venuta voglia di diventare padre?
Se 10 anni fa me l’avessi chiesto, ti avrei risposto che sicuramente non mi immaginavo il mio nome all’interno di un nucleo familiare con dei bambini e quant’altro. E ti avrei risposto in maniera molto frettolosa a riguardo.

Cosa è cambiato nel frattempo?
Oggi accetto che è diventata una domanda, cioè accetto che questa idea della genitorialità può essere una possibilità. Una domanda che io pongo all’interno di questo brano è: ‘è giusto che una cosa così intima, così privata come il desiderio di essere genitore passi al vaglio di uno sconosciuto?’.

Ti sei dato una risposta?
Essendo un argomento spinoso, non ho la presunzione che questa canzone dia una risposta. Ho il desiderio che possa far scaturire tante domande al punto di magari trovare anche una risposta riguardo.

Il tuo dubbio qual è?
Io voglio diventare genitore, sono pronto ad amare, ho i mezzi emotivi e finanziari per accogliere qualcuno nella mia vita. Nel mio caso però mi viene detto di no perché ci sono grandi difficoltà burocratiche da superare. Non è una strada così facile da percorrere. Quindi mi chiedo se è giusto che qualcuno decida al posto nostro una cosa così intima.

In “L’uomo invisibile” citi la chiesa con tutto quello che rappresenta politicamente. Cosa rappresenta per te?
Lo dico senza problemi, non faccio parte della chiesa cattolica cristiana, quindi non rispondo a una figura religiosa come può essere il Papa, che certamente rispetto perché riconosco che è un punto di riferimento sano per tanti credenti. Nel brano parlo della presenza della Chiesa che crea un pensiero comune su cui bisogna combattere tante volte e che limita la libertà individuale.

Che ne pensi del botta e risposta Trump-Papa Leone?
Non sono nessuno né un capo di Stato né un capo religioso quindi il mio commento è proprio il commento da bar che potrebbe fare chiunque. Però quando ho letto la notizia dentro di me ho pensato ‘che bella occasione che c’è adesso per prendere una posizione per schierarsi contro che sta facendo il delirio nel mondo’.

E invece?
Il Papa ha detto ‘non voglio aprire un dibattito’. Mi dispiace perché è stata un’occasione persa. Poi non sono nei suoi panni, quindi per me è facile dire che cosa farei io per cui ci saranno sicuramente delle motivazioni molto più complesse.

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