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C’è un lago, un campeggio, un serial killer con la maschera a forma di grata di ventilazione e, in mezzo a tutto questo, Gillian Anderson (diventata celebre per il ruolo dell’agente Scully nella serie tv “X-Files“) che dipinge ossessivamente figure geometriche in una casa isolata nel Pacifico nordoccidentale.
È lo scenario di “Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte” (titolo originale “Teenage Sex and Death at Camp Miasma”) che ha aperto la sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2026 e se n’è andato con la Queer Palm – premio cinematografico indipendente assegnato ai film a tematica LGBT nel corso del Festival di Cannes – sotto il braccio, dopo un’ovazione con dieci minuti di applausi. Il film sbarca al cinema dal 19 agosto e poi sulla piattaforma Mubi.
La parte più cruda del film, verso il finale, ha lasciato il segno anche fuori dallo schermo. Anderson ha raccontato di aver avuto un attacco di panico la prima volta che ha visto quella scena proiettata al cinema, definendo la giornata di lavorazione — che ha soprannominato “quel giorno di sangue” — particolarmente pesante, tra la quantità di liquido da gestire sul set e la difficoltà pratica di non “affogarci dentro” durante le riprese.
Eppure l’attrice ha confessato a Io Donna di non aver mai visto film horror da ragazza: “Nessuno, mai. Ma più tardi ho acquisito una notevo- le familiarità con il True Crime più efferato. Mia figlia scherza dicendo di aver passato l’infanzia con 7 teste di bambola mozzate nella culla. L’horror è sempre stato alla periferia della mia vita, mai al centro. Fino a ora. Ma ignoravo l’importanza storica del genere e dei suoi sottogeneri. Fare que- sto film è stata una lezione di cinema importante per me”.
Il pensiero poi va proprio alla serie “X-Files”, andata in in onda dal 1993 al 2018 per 11 stagioni: “Siamo stati fortunati, all’inizio, perché gi- ravamo a Vancouver, non a Los Angeles, e ave- vamo poco tempo per distrarci, lavoravamo 17-19 ore al giorno. E poi allora non c’erano i social media. Non posso immaginare di vivere un’esperienza simile oggi, con le tempeste in un bicchier d’acqua provocate ogni secondo dalla Rete. La fama allora era diversa”.
E ancora: “Era la fama dei frequentatori del Comi-con (grande festival internazionale dedicato al fumetto, ai videogiochi e al cinema, ndr). E non ho mai pensato che la reazione dei fan fosse per me, ho sempre saputo che riguardava la rappresentazione. Personalmente non capivo l’ossessione, ma so che quando una persona trova qualcosa che la aiuta a definirsi scatta una reazione intensa. E sono felice di aver rap- presentato l’incarnazione di quella cosa per tanti”.
L'articolo “Mia figlia dice di aver passato l’infanzia con 7 teste di bambola mozzate nella culla. L’horror è sempre stato alla periferia della mia vita”: così Gillian Anderson, l’ex regina di “X-Files” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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