“Mi sono messo a piangere a 198 metri dalla vetta al K2 perché mi sono fermato. Contavo quanti amici avevo perso, c’è chi è morto perché doveva arrivare in cima”: parla Simone Moro

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È salito sulla montagna più alta del mondo, l’Everest a 8.848 metri, per ben quattro volte e la sua passione continua ancora oggi. L’alpinista Simone Moro è stato ospite a “Kong” si Rai tre di Fabio Volo, nella puntata di venerdì 22 maggio, è ha raccontato cosa prova chi sfida le vette delle montagne e la forza della natura.

“La volta che sono stato di più in vetta è stata un’ora e mezza perché ero arrivato prima dell’alba. Quando è spuntato il primo raggio di sole, mi sono girato e ho visto l’ombra dell’Everest proiettata verso l’India e me la sono goduta”, ha affermato.

Poi ha ricordato il momento più difficile: “Nel 2007 mi sono messo a piangere: ero a 198 metri dalla vetta di fronte al K2, che stavo tentando di raggiungere in inverno. Mi sono fermato e sono tornato indietro. Erano le 14, mi ci volevano minimo due ore, ma avrebbe fatto buio. Sarei entrato nell’ultima fase della mia vita. Contavo quanti amici avevo perso, ma a 50 mi sono fermato. Alcuni sono mancati perché dovevano arrivare in cima. Questo ti frega”.

E ancora: “Ho capito che per essere felice devo volermi bene, se mi negassi solo per dei doveri castrerei il fuoco che deve ardere. Un uomo felice è un papà e un amico felice. Papà nel ’72 è stato campione di ciclismo su strada e la bici mi è sempre piaciuta, ma è uno sport faticosissimo. Scalare l’Everest è un privilegio, sono sofferenze che cerchiamo, che sono diventate un lavoro. Arrivi a toccare delle cose che non pensavi facessero parte del mondo che ti sei cercato”.

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