Meglio tardi che Mas… Lo spagnolo vince il suo primo grande giro a 31 anni. La più grande bravura? Farsi trovare pronto dopo il ritiro di Pogacar

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Carpe diem. Cogliere l’attimo. Una delle più celebri frasi latine è anche la più abusata. Va bene per ogni stagione e per ogni settore della vita quotidiana: da quello lavorativo a quello sentimentale; dall’arte all’economia. Anche lo sport è coinvolto, e in questo 2026 nessun ciclista può essere legato a questa locuzione più di Enric Mas, il nuovo campione della Vuelta de Espana. Lo spagnolo ha conquistato il primo Grande Giro della carriera in maniera netta e meritata. Primoz Roglic e Felix Gall, i rivali principali, non sono mai riusciti ad insidiarlo, e Mas si è tolto anche la soddisfazione di alzare le braccia al cielo al termine della La Vila Joiosa-Alto de Aitana, una delle tappe più dure e spettacolari di questa edizione. Ma la Vuelta del capitano della Movistar passa anche dalla capacità di farsi trovare pronto per l’occasione (forse) della carriera. Quella che si è creata dopo la caduta e il ritiro di Tadej Pogacar – leader della classifica e dominatore assoluto fino a quel momento – arrivato all’ottava tappa. Lì lo spagnolo aveva ereditato la maglia di leader, senza però indossarla sul podio in segno di solidarietà e sfoggiando una grande signorilità.

Ma lo sloveno fa parte anche di altri momenti importanti della carriera di Mas. Al Giro dell’Emilia 2022 – una delle sue affermazioni più prestigiose – ebbe la meglio proprio su Pogacar, che poi si prese la rivincita al Giro di Lombardia seguente, ma solo in volata, con lo spagnolo sempre attaccato alla ruota in salita. Un pò lo stesso scenario della sesta tappa di questa Vuelta che si è appena conclusa: lo sloveno che fa il vuoto sullo sterrato del Puerto el Bartolo, Mas lo recupera ma cede in una volata senza storia. Questa Vuelta segna uno spartiacque per l’uomo della Movistar, arrivato nella seconda parte di una carriera che era cominciata con investiture importanti. Tra tutte, quella di Alberto Contador, l’ultimo spagnolo a conquistare la maglia Roja nel 2014. E proprio nel segno di El Pistolero tutto era iniziato nel 2013, quando un Mas 18enne entrò a far parte della “Fundación Alberto Contador“. Un triennio prima del passaggio alla squadra continental Klein-Constantia.

Nato ad Artà, un piccolo comune di oltre 7mila abitanti nella Baleari, il 7 gennaio 1995, Mas è uno scalatore da salite ripide, come Contador, ma a differenza del madrileno, non ama stare troppo al centro dell’attenzione. La sua prima chance in un Grande Giro si presenta nel 2018. Ha 23 anni, indossa la casacca della Quick Step e sale sul secondo gradino del podio alla Vuelta dietro a Simon Yates. Un piazzamento che Mas replicherà in altre edizioni della corsa spagnola. Nel 2021 è Roglic a frapporsi tra lui e la maglia Roja; nel 2022 è Remco Evenepoel. Due anni dopo invece, nel 2024, cambia la posizione sul podio. Chiude terzo, dietro ancora a Roglic e a Ben O’Connor. Al Tour de France e al Giro le soddisfazioni sono state molte meno. In Francia c’è massimo un quinto posto nel 2020, mentre nella Corsa Rosa l’esordio assoluto è arrivato solo quattro mesi fa, con una 32esima posizione finale che ha suscitato qualche critica: “Enric Mas non è stato il leader che ci aspettavamo”, sottolineò il general manager della Movistar Eusebio Unzué. Una delusione, arrivata dopo la tromboflebite alla gamba sinistra che aveva costretto lo spagnolo a saltare la Vuelta 2025. Oggi, 365 giorni dopo, Mas vive il suo momento di svolta, spazzando via delusioni e frustrazioni. A 31 anni, quando in pochi se lo aspettavano, cogliendo l’attimo giusto.

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