Manovra 2027 – Ausiliari nelle forze dell’ordine, l’allarme del Silp Cgil: “Meno diritti, meno formazione e più precarietà”. Il Sim dei Carabinieri: “Un’opportunità”

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La stessa misura, due prospettive diverse. L’introduzione della riserva volontaria nelle forze dell’ordine, prevista dalla manovra 2027, viene letta da una parte come il rischio di aprire la strada a una nuova forma di precarizzazione del comparto sicurezza, dall’altra come un’opportunità per avvicinare i giovani alla professione e rafforzare gli organici sul territorio. Non cambia il provvedimento, ma cambia il modo di valutarne gli effetti: sulle condizioni di lavoro, sulla preparazione degli operatori e sulla capacità dello Stato di garantire servizi ai cittadini. La disposizione riguarda la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di finanza e la Polizia penitenziaria. Per i Carabinieri è previsto un primo contingente massimo di 600 unità nel 2027, destinato a salire a mille arruolamenti annui dal 2028. La ferma iniziale sarà di un anno, con possibilità di rafferma per altri due, per un periodo complessivo di 36 mesi.

Il reclutamento avverrà attraverso domande online e selezioni organizzate in quattro hub territoriali: Nord-Est, Nord-Ovest, Centro e Sud Italia. Le prove comprenderanno test psico-attitudinali e accertamenti tossicologici. I primi tre mesi saranno dedicati alla formazione iniziale, con lezioni teoriche e attività pratiche; i successivi nove mesi del primo anno saranno invece svolti in servizio effettivo.

Ai carabinieri ausiliari saranno attribuite le qualifiche di agente di pubblica sicurezza e agente di polizia giudiziaria. Le dotazioni previste comprendono pistola Beretta 92 FS, manette, tessera personale di riconoscimento e dispositivi di protezione per i servizi di ordine pubblico, tra cui casco, corpetto e protezioni per gli arti. La normativa disciplina inoltre trattamento economico, permessi e benefici, prevedendo anche strumenti di formazione professionale e reinserimento lavorativo. Per chi avrà completato senza demerito almeno dodici mesi di servizio sono previste riserve di posti nei concorsi per le carriere iniziali dell’Arma.

Per finanziare il progetto sono stati istituiti due fondi, uno di parte corrente e uno in conto capitale. Il primo avrà una dotazione di 21,6 milioni di euro nel 2027, 108 milioni nel 2028, 210,1 milioni nel 2029, 277,8 milioni nel 2030 e 251 milioni annui dal 2031. Il secondo prevede 52,5 milioni nel 2027 e 38,9 milioni nel 2028.

Il rischio precarizzazione: la lettura del Silp Cgil

A mettere in evidenza le possibili criticità è Pietro Colapietro, segretario generale nazionale del Silp Cgil. Per il sindacato di polizia della Cgil, l’introduzione della riserva volontaria non rappresenta una risposta alle carenze strutturali degli organici, ma rischia di creare una categoria di lavoratori con meno garanzie rispetto al personale assunto stabilmente. “Il Governo non solo sceglie di non finanziare adeguatamente il comparto sicurezza, lasciando la legge di bilancio priva delle necessarie risorse aggiuntive per le forze dell’ordine, ma compie un passo ulteriore e gravissimo: decide di precarizzarla“, dichiara Colapietro, commentando le norme della manovra. Il punto centrale della critica è il modello di impiego. “L’intenzione dell’esecutivo Meloni è quella di introdurre una sorta di modello a chiamata, sulla falsa riga di quanto già avviene per altre realtà, creando un precedente pericolosissimo per il nostro settore”, afferma il segretario.

Colapietro distingue la nuova figura dagli storici ausiliari di leva, che, secondo la sua ricostruzione, avevano un percorso definito e possibilità di essere successivamente incorporati in modo stabile nei ruoli delle forze di polizia. “Non siamo di fronte a un ritorno agli storici ausiliari di leva che, nel vecchio sistema, garantivano un percorso chiaro e, dopo il periodo di ferma, l’incorporamento stabile nei ruoli delle forze di polizia quasi nel 100% dei casi. Qui parliamo della creazione di una vera e propria pletora di precari da utilizzare all’occorrenza“.

Il rischio, secondo il sindacato che attende comunque i decreti attuativi per studiare al meglio quello che ha innescato più di una perplessità, riguarda anche la condizione personale e professionale di chi entrerà nella riserva. “Lavoratrici e lavoratori che saranno inevitabilmente più vulnerabili, meno tutelati sul piano dei diritti personali e maggiormente ricattabili per la sola speranza di essere richiamati in servizio”, sostiene Colapietro.

La formazione

Tra le preoccupazioni espresse dal Silp Cgil c’è soprattutto quella relativa alla preparazione degli operatori. Le funzioni attribuite agli ausiliari, comprese le qualifiche di pubblica sicurezza e polizia giudiziaria previste, richiedono competenze e responsabilità che, secondo il sindacato, non possono essere affrontate con percorsi formativi ridotti e un rapporto di lavoro discontinuo. “Si punta a dare l’idea di voler sanare le drammatiche carenze di organico, ma la realtà è ben diversa”, afferma Colapietro. “Si creano infatti operatori con meno diritti, una formazione ridotta e minori tutele previdenziali, destinati a rimanere senza alcuna prospettiva di carriera o di avanzamento di qualifica, esattamente come già accade nei settori più precarizzati del pubblico impiego”.

Per il segretario, la risposta alle carenze di personale dovrebbe essere un’altra: “Le carenze di organico si combattono unicamente con un piano straordinario di assunzioni stabili“. Una necessità che, secondo il sindacato, diventa ancora più urgente alla luce delle prospettive sul turnover. “La prospettiva verso il 2027 è quella di un turnover bloccato dove, se va bene, a fronte di quattro pensionamenti ci saranno soltanto tre nuovi assunti”.

Il Silp Cgil richiama anche il differenziale economico tra personale ausiliario e personale di ruolo. Secondo una stima di fonte sindacale, un ausiliario volontario costerebbe allo Stato circa il 45-50% in meno rispetto a un poliziotto assunto a tempo indeterminato. La differenza sarebbe legata a uno stipendio pari al 65%, all’assenza di alcune voci accessorie, come il FESI, e a un minore carico contributivo. Sempre secondo le stime sindacali, nel 2027 gli ingressi complessivi nelle diverse forze di polizia potrebbero essere compresi tra 1.000 e 1.350 unità, mentre dal 2031 la riserva potrebbe arrivare a quasi 20mila persone. Numeri che, nella valutazione del sindacato, confermerebbero il rischio di creare un sistema parallelo di personale precario anziché intervenire con assunzioni ordinarie.

La riserva come opportunità: la posizione del SIM Carabinieri

Una lettura diversa arriva dal sindacati SIM Carabinieri, che sostiene l’introduzione della nuova figura nell’Arma. “La posizione del SIM Carabinieri è netta: siamo favorevoli all’introduzione dei Carabinieri ausiliari volontari prevista dal disegno di legge di Bilancio”, dichiara al FattoQuotidiano Antonio Aprile, segretario generale aggiunto del sindacato. Per Aprile, la misura rappresenta innanzitutto un’occasione di crescita per i giovani e richiama una tradizione già presente nell’Arma. “Sosteniamo questo strumento perché crediamo nel suo valore e perché richiama una tradizione importante dell’Arma: tanti colleghi oggi in servizio hanno iniziato il proprio percorso proprio come ausiliari, maturando una scelta professionale che li ha accompagnati per tutta la vita”.

La ferma annuale, con possibilità di rafferma per altri due anni, viene considerata un’esperienza attraverso cui conoscere il funzionamento dell’amministrazione, confrontarsi con le responsabilità del servizio e acquisire competenze. “È un’occasione per conoscere dall’interno l’amministrazione, misurarsi con le responsabilità del servizio e sviluppare disciplina, spirito di squadra e senso delle istituzioni. Il periodo di servizio permette anche di comprendere consapevolmente se quella del Carabiniere possa diventare la propria professione”, spiega Aprile.

Il sindacato attribuisce particolare importanza anche alla possibilità di proseguire la carriera nell’Arma. Aprile richiama la previsione di riservare agli ausiliari fino al 30% dei posti nei concorsi per le carriere iniziali, nel rispetto dei requisiti richiesti. Una prospettiva che, secondo il SIM, consentirebbe di valorizzare l’esperienza maturata senza rinunciare alla selezione basata su preparazione, capacità e merito. L’esperienza, aggiunge il rappresentante sindacale, potrebbe rivelarsi utile anche per chi sceglierà di non restare nell’Arma. La formazione, la disciplina e il senso di responsabilità acquisiti durante il servizio potrebbero arricchire il curriculum e favorire l’accesso ad altre opportunità lavorative, anche nel settore della sicurezza privata.

Ma la riserva viene considerata soprattutto uno strumento per rafforzare la presenza dei Carabinieri sul territorio. “In una fase in cui è forte il bisogno di sicurezza, rafforzare la presenza dei Carabinieri sul territorio è indispensabile”, afferma Aprile. “Nei piccoli paesi, dove la Stazione costituisce un presidio fondamentale dello Stato, come nelle grandi città, anche uno o due Carabinieri in più possono essere indispensabili per garantire servizi, intervenire tempestivamente e rispondere alle esigenze dei cittadini”. Secondo il SIM, ogni unità aggiuntiva può incidere sull’organizzazione quotidiana dei reparti, consentendo di assicurare una pattuglia, garantire la continuità dei servizi e distribuire meglio i carichi di lavoro. Una maggiore presenza, nella sua valutazione, può rafforzare anche il rapporto di fiducia tra l’Arma e la popolazione. “Il Carabiniere è spesso il primo riferimento per un anziano solo, una famiglia in difficoltà, un commerciante minacciato o una persona che trova il coraggio di denunciare. Rafforzare questa presenza significa rafforzare la capacità dello Stato di ascoltare, prevenire e intervenire”, osserva Aprile. Il sindacato riconosce, inoltre, che l’inserimento dei giovani deve essere accompagnato da un percorso adeguato. “I giovani che entrano nell’Arma rappresentano una risorsa preziosa: portano energie, motivazione e nuove capacità da valorizzare attraverso una formazione di qualità e l’affiancamento a colleghi esperti“, sottolinea il segretario generale aggiunto.

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