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Quattro scuole, circa 200 computer da esaminare e una domanda che potrebbe ribaltare la ricostruzione del duplice omicidio: e se Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita non fossero state le vittime designate? È uno degli interrogativi, come riporta Il Corriere della Sera, al centro dell’inchiesta sulla morte delle due donne, avvelenate con la ricina alla vigilia di Natale a Pietracatella, in provincia di Campobasso. L’ipotesi, ancora da verificare in un caso delicato e complesso su molti versanti, è che il bersaglio potesse essere Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara.
La prima delle quattro perquisizioni informatiche disposte dalla Procura di Larino è iniziata martedìa mattina, intorno alle 9.50, all’Istituto Agrario di Riccia. Cinque uomini della Squadra Mobile di Campobasso e del Servizio centrale operativo sono entrati nella scuola, dove saranno sottoposti ad accertamenti i 71 computer presenti nell’istituto. Le lezioni sono regolarmente in corso. Gli investigatori cercano eventuali tracce di ricerche online sulla ricina e su altri veleni, comprese navigazioni cancellate e dati ancora recuperabili. L’obiettivo è verificare quali ricerche siano state effettuate, in quale momento e da chi. La prima fase dell’attività è dedicata alla ricostruzione dell’infrastruttura informatica della scuola e del sistema attraverso cui vengono gestite le connessioni dei diversi dispositivi. Gli specialisti stanno valutando anche l’eventuale presenza di un proxy attraverso il quale potrebbero transitare le connessioni dei computer.
Alle operazioni è presente il consulente informatico nominato dai legali di Gianni Di Vita e della figlia Alice, persone offese nel procedimento. Non sono invece presenti i legali delle altre parti.
Nell’Agrario lavora come tecnico di laboratorio, nell’area collegata alla serra, il marito di un professoressa, amica di lunga data di Gianni Di Vita. Entrambi sono già stati ascoltati dagli investigatori. La scuola è il primo dei quattro istituti della provincia di Campobasso nei quali, fino a venerdì, saranno effettuati accertamenti informatici. Le altre verifiche riguarderanno lo Scientifico di Riccia, dove ha insegnato la docente, il liceo classico di Campobasso, frequentato da Sara e dalla sorella maggiore Alice, e il liceo Silvio Di Lalla di Casacalenda, dove Laura Di Vita, cugina dell’ex sindaco, insegna come docente di sostegno.
Dopo oltre 200 audizioni e dieci mesi di indagini senza indagati, la procuratrice di Larino Elvira Antonelli, che coordina il fascicolo per duplice omicidio premeditato contro ignoti, ha disposto le perquisizioni per verificare eventuali collegamenti tra le tracce digitali emerse durante l’inchiesta e le persone sulle quali sono in corso approfondimenti investigativi.
Al centro degli accertamenti c’è un account anonimo aperto su Reddit da un utente che si presentava come scrittore. A partire dall’agosto 2025 avrebbe pubblicato domande sulla ricina, sulle modalità per ricavarne il veleno e sui suoi effetti letali. Tra i quesiti compariva anche questo: “E se il mio personaggio uccidesse con i semi di ricino schiacciati?”. L’account sarebbe scomparso nei giorni dell’agonia e della morte di Antonella e Sara, per ricomparire il 5 gennaio con nuove domande sulla permanenza delle tracce della sostanza e sulla possibilità di rilevarla attraverso un’autopsia. E vale la pena ricordare che, a un certo punto lo scorso aprile, gli accertamenti erano tesi a verificare la presenza della pianta di ricino nei dintorni di Pietracatella e che il veleno che ha ucciso madre e figlia, fosse stato preparato artigianalmente.
La piattaforma americana avrebbe fornito agli investigatori l’indirizzo IP dell’account, risultato compatibile con la zona di Campobasso. Saranno ora le analisi informatiche a dover chiarire se le ricerche siano partite da uno dei computer degli istituti coinvolti e se sia possibile risalire a chi le abbia effettuate. Si tratta di verifiche ancora in corso, che dovranno consentire di valutare una delle piste investigative senza attribuire prematuramente quelle attività a una persona specifica.
L’inchiesta continua a concentrarsi anche sui rapporti personali di Gianni Di Vita, sul matrimonio in crisi e sull’intenzione attribuita ad Antonella di separarsi. Gli investigatori considerano quello personale il movente più accreditato, mentre resta aperta un’altra ipotesi: che il bersaglio iniziale del veleno potesse essere proprio l’ex sindaco e che la moglie e la figlia siano morte per errore. Tra gli elementi esaminati c’è anche il libro Tiro al piccione di Giose Rimanelli, sequestrato nell’ufficio di Gianni a Pietracatella. Alcuni passaggi dedicati alle relazioni sentimentali di un uomo diviso tra due donne erano sottolineati a matita. Di Vita ha dichiarato che il volume gli era stato prestato, senza indicare da chi. Non è noto quale rilievo investigativo possano avere quelle annotazioni. L’avvocato Vittorino Facciolla, che assiste l’ex sindaco, sostiene che il suo assistito sia “parte lesa al pari di sua figlia Alice“.
L'articolo Madre e figlia avvelenate, iniziata l’ispezione informatica dei pc nelle scuole. L’ipotesi che fosse Gianni Di Vita il bersaglio dell’avvelenamento proviene da Il Fatto Quotidiano.




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