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Live for All, il primo progetto italiano per rendere gli spettacoli in tempo reale finalmente inclusivi e accessibili anche per le persone con disabilità, diventa una associazione. Il comitato promotore il 10 giugno a Milano ha lanciato la nuova sfida con una conferenza stampa in collaborazione con BASE Milano. Tra i presenti, alcuni promotori dell’iniziativa inclusiva come la consigliera regionale lombarda Italia viva Lisa Noja, oltre ad avvocati, architetti, professionisti della comunicazione, progettisti culturali e attivisti per i diritti delle persone con disabilità come Marina Cuollo, Giorgia Meneghesso, Simone Riflesso, Erica Ercole e Sonia Veres. “Diventiamo una realtà strutturata per incidere con maggiore forza nel dibattito pubblico e far capire quanto sia fondamentale e non più procrastinabile il diritto a veder garantiti l’accessibilità agli eventi dal vivo per le persone con disabilità”, dicono gli ideatori di Live for All. Il messaggio univoco è porre “fine a qualsiasi discriminazione a danno delle persone con disabilità che, come tutti gli altri, vogliono poter partecipare alla vita culturale nel momento dello svago senza impedimenti e ostacoli, tutti elementi che provocano ulteriore solitudine e segregazione”.
Contattata da ilfattoquotidiano.it Noja spiega che “in Parlamento c’è un progetto di legge insufficiente rispetto alle esigenze e ai bisogni delle persone con disabilità per quanto riguarda gli eventi dal vivo accessibili. Abbiamo proposto degli emendamenti in Commissione Cultura alla Camera ma sono stati bocciati”. “Di fronte a questo silenzio”, continua, “vogliamo depositare una proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre una normativa quadro sull’accessibilità degli eventi dal vivo e per dire che questo è un tema che interessa ai cittadini, il Parlamento deve occuparsene subito e chiederemo anche interventi a livello comunale e regionale per la promozione di criteri specifici di accessibilità nei bandi e negli investimenti pubblici destinati a eventi, spazi culturali e impianti sportivi”.
Il 3 luglio scorso il Comitato per i concerti accessibili e l’Associazione Al.Di.Qua.Artists (Alternative Disability Quality Artists) avevano presentato il “Manifesto per eventi dal vivo accessibili” in Senato contenente dieci proposte concrete per la partecipazione delle donne e degli uomini con disabilità agli eventi dal vivo. L’iniziativa era partita sulla base di diverse criticità che le persone con disabilità stesse avevano riscontrato in occasione di eventi non fruibili per tutti. Il Comitato formato oltre che da Noja, Tomirotti e Cuollo anche da Riccardo Di Lella e Serena Tummino, aveva anche lanciato una petizione su change.org che attualmente ha superato le 34mila firme.
“Oggi”, denuncia a ilfattoquotidiano.it Noja, “ci sono diversi bandi che stanziano complessivamente milioni di euro per la ristrutturazione degli impianti, dei palazzetti dello sport, delle strutture, ma purtroppo l’accessibilità non è sempre presentata come prerequisito vincolante per partecipare ai progetti dei bandi pubblici”. “Come nascente associazione vogliamo fare da advocacy e porci come interlocutori a livello nazionale con gli enti e i decisori politici. L’organizzazione che andremo a costituire”, continua, “sarà aperta al contributo di tutti coloro che vorranno proseguire con noi, con ancora più forza, la battaglia contro le barriere fisiche, sensoriali, cognitive e culturali che limitano l’esperienza dei live, sia per il pubblico in platea che per i professionisti e gli artisti con disabilità sul palco”. Chiedono la possibilità di “effettuare prenotazioni uguali a tutti gli altri, con un click” senza farraginosi meccanismi di selezione, “numeri significativi di posti dedicati alle persone con disabilità” come ad esempio a donne e uomini che per spostarsi utilizzano una carrozzina, “posti adeguati per una corretta fruibilità e una giusta visibilità”, nel rispetto delle esigenze di sicurezza con personale adeguatamente formato, “basta segregazioni” con aree separate e discriminatorie e “nuovi parametri di progettazione” degli impianti e infrastrutture secondo i principi della progettazione universale. La creazione di un’associazione arriva “dalla necessità di dare al nostro movimento una forma più organizzata e incisiva” spiegano gli ideatori. Sottolineano, tra le varie cose, che seguendo i dettami della “Costituzione italiana e la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, abbiamo tutti la responsabilità di eliminare fattivamente le barriere che impediscono alle persone con disabilità la partecipazione effettiva alla vita culturale”. “Live for All”, concludono, “si batte per un sistema-spettacolo dal vivo che non lasci indietro nessuno e che possa essere realmente inclusivo per tutti. Continuiamo la nostra battaglia sui diritti e per le pari opportunità”.
L'articolo “Live for All”, nasce l’associazione che si batte per eventi dal vivo inclusivi: “Ora una legge di iniziativa popolare” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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