Leggere quotidiani in classe. L’appello di Snag e Fondazione Einaudi

1 hour_ago 2
ARTICLE AD BOX

Ci si lamenta sempre che i fondi non ci sono, ma a volte, quando ci sono, capita che non vengano spesi. È il caso dei contributi a favore delle istituzioni scolastiche per l’acquisto di abbonamenti a quotidiani, periodici e riviste scientifiche e di settore, stanziati annualmente, dal 2020, dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Lo scorso anno il finanziamento a disposizione delle scuole ammontava a tre milioni di euro, ma la spesa effettiva si è fermata a 545.247 euro, a fronte di sole 901 richieste presentate dagli istituti.

A suonare l’allarme sono il Sindacato nazionale giornalai (Snag) e l’Osservatorio Carta, Penna & Digitale della Fondazione Einaudi che questa mattina, durante l’incontro “La fatica di comprendere”, hanno presentato un documento con le loro proposte per porre rimedio a questa situazione. All’iniziativa odierna, organizzata nella sede della Fondazione Einaudi, hanno partecipato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Alberto Barachini, il sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, Paola Frassinetti, il presidente di Fieg, Andrea Riffeser Monti, il presidente di Impresa Cultura Italia – Confcommercio, Carlo Fontana, il presidente di Snag, Renato Russo e il direttore dell’Osservarorio Carta, Penna & Digitale della Fondazione Einaudi, Andrea Cangini.

Nel dettaglio le proposte rivolte al legislatore sono tre: promuovere con maggiore efficacia, e capacità persuasiva sugli istituti scolastici, programmi per incoraggiare la lettura di giornali in classe; estendere i contributi pubblici all’acquisto di copie in edicola; ed estendere ai bonus “Valore cultura” e “Carta del docente” la possibilità, per studenti e insegnanti, di acquistare quotidiani e periodici in edicola.

Per incentivare le scuole a mettere al centro la lettura di quotidiani l’idea è quella di istituire un’ora alla settimana di educazione civica per imparare a leggere i giornali, capire le notizie, distinguere i fatti dalle opinioni e orientarsi nel flusso incessante di informazioni che scorre sugli smartphone. “Sono spesso nelle scuole perché ritengo clamoroso che la misura citata, che prevede un fondo da tre milioni, venga utilizzata soltanto per il 18%. Chiaramente abbiamo intenzione di intervenire”, ha detto il sottosegretario Barachini. “Estendere questi fondi alla lettura di quotidiani cartacei acquistati singolarmente, non in abbonamento, e introdurre un’ora settimanale dedicata alla loro lettura in classe aiuterebbe, da un lato, gli studenti a capire come si ottiene una corretta informazione, e dall’altro incentiverebbe le scuole a utilizzare pienamente gli strumenti economici a loro disposizione”, ha sottolineato invece Renato Russo.

L’idea, nata dal fatto che i ragazzi trascorrono molte ore online, ma sempre più per intrattenersi e sempre meno per informarsi su ciò che accade nel mondo, si inserisce in un dibattito più ampio che riguarda la formazione dei cittadini del futuro. In un’epoca segnata dalla disinformazione, dalle fake news e dalla velocità dei social media.

“Oggi ci si informa prevalentemente sui social, dove le notizie false si diffondono sei volte più velocemente delle notizie vere, come rivela una ricerca del MIT di Boston, dove domina la polarizzazione e la superficialità, e a farne le spese non possono che essere i nostri sistemi democratici”, ha detto Andrea Cangini. “La democrazia è consapevolezza, conoscenza, analisi, confronto tra idee diverse e tutto questo non rientra nella logica dei social, in particolare, e del web, in generale. Per questo riteniamo utile, sotto tanti punti di vista, la lettura dei giornali nelle classi”.

read-entire-article