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Per decenni hanno scrutato il cielo con il naso all’insù, fotografando i reticolati bianchi lasciati dagli aerei di linea e alimentando una delle leggende metropolitane più longeve e inossidabili dell’era di Internet: la teoria delle “scie chimiche” (le chemtrails). Secondo i complottisti più accaniti, quelle lunghe strisce nel cielo non sarebbero semplice vapore acqueo, ma un mix tossico di metalli pesanti, bario e alluminio irrorato segretamente dai governi mondiali o da oscure élite. Gli scopi ipotizzati spaziano dal controllo climatico (la cosiddetta geoingegneria clandestina) al controllo mentale, fino all’avvelenamento sistematico della popolazione per ridurre l’aspettativa di vita o favorire le multinazionali farmaceutiche.
Oggi, queste teorie stanno tornando prepotentemente alla ribalta, invadendo i social e i forum del web profondo. Il paradosso? A riaccendere la fiamma del complottismo è stato l’annuncio di un progetto reale, ufficiale e scientificamente validato: l’Operazione Blue Skies di Google, un’iniziativa basata sull’intelligenza artificiale nata proprio per modificare la formazione di queste scie. Tanto è bastato per scatenare un cortocircuito logico tra i cospirazionisti, che leggono l’intervento di Big G come la prova definitiva, la fatidica ammissione di una manipolazione atmosferica su scala globale orchestrata dai poteri forti.
L'articolo “Le scie chimiche aumentano il riscaldamento climatico, pronti a combatterle con l’intelligenza artificiale”: Google lancia l’Operazione Blue Skies e riaccende le teorie del complotto proviene da Il Fatto Quotidiano.




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