Le città che sprofondano, su Nature la mappa globale. Dove il suolo cede e perché New York, Londra e Napoli fanno eccezione

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C’è un fenomeno silenzioso, quasi impercettibile sotto i nostri piedi, che sta gradualmente ridefinendo la geografia urbana del pianeta: la subsidenza. Si tratta del lento sprofondamento del suolo, un movimento sotterraneo capace nel tempo di minare le fondamenta dei palazzi, danneggiare i sistemi fognari e di drenaggio e moltiplicare i rischi di alluvione per milioni di persone. Fino a oggi, studiare e confrontare questo fenomeno su scala globale è stato estremamente complesso, a causa dell’uso di metodologie eterogenee o di analisi limitate a pochi centri abitati. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Cities stravolge tuttavia le nostre prospettive, offrendo la prima mappa globale ad alta risoluzione sullo sprofondamento delle città.

Guidati dai ricercatori Shengli Tao e Xie Hu, gli autori dell’indagine hanno analizzato 99 mesi di rilevamenti satellitari ad altissima precisione compresi tra il 2014 e il 2023, monitorando i movimenti del terreno in ben 465 metropoli distribuite in 107 Paesi. I risultati tracciano un pianeta a due velocità, in cui la gestione delle risorse idriche e le caratteristiche geologiche locali segnano il confine tra stabilità e vulnerabilità. “L’assenza di dati omogenei ha finora impedito ai policy maker di individuare dove i rischi si stiano intensificando e dove siano necessari interventi urgenti”, spiegano i ricercatori nell’introduzione dello studio.

Nel panorama mondiale, i picchi più drammatici si registrano in America Latina e in Asia. Il record negativo spetta ad alcune aree di Città del Messico, dove il terreno sprofonda all’impressionante ritmo locale di circa 217 millimetri all’anno. A livello regionale, è tuttavia l’Asia a mostrare le criticità più diffuse e severe, con metropoli come Medan e Bandung, in Indonesia, o Isfahan, in Iran, che registrano tassi medi di subsidenza urbana particolarmente accentuati.

Osservando il quadrante europeo e italiano, le notizie offrono una nota di sollievo. Grandi capitali europee come Londra e storiche metropoli italiane come Napoli rientrano nella categoria delle città che hanno mostrato una sostanziale stabilità nel periodo analizzato. Insieme ad altri centri globali del calibro di New York, Pechino, Tokyo e Seoul, sia Londra sia Napoli presentano variazioni annuali minime del suolo, con tassi stimati tra abbassamento e innalzamento compresi entro valori estremamente contenuti, tra 0,1 e 1,9 millimetri all’anno.

Nonostante la stabilità riscontrata in alcune grandi aree europee, gli esperti invitano a non abbassare la guardia. “Date le dimensioni ridotte di questi spostamenti, tali misurazioni devono essere interpretate con molta cautela”, sottolineano gli autori, ricordando inoltre che l’indagine si è concentrata sui confini amministrativi dei grandi centri abitati e presenta maggiore incertezza laddove la copertura delle stazioni a terra è scarsa. “Un monitoraggio continuo potrà confermare se queste tendenze persisteranno e supportare interventi mirati”, concludono gli studiosi. Il monitoraggio via satellite si conferma così uno strumento fondamentale per intercettare per tempo i segnali di sofferenza del territorio e pianificare le infrastrutture del futuro.

Valentina Arcovio

Lo studio su Nature

L'articolo Le città che sprofondano, su Nature la mappa globale. Dove il suolo cede e perché New York, Londra e Napoli fanno eccezione proviene da Il Fatto Quotidiano.

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