La vita da pilota, le origini e lo skateboard: Arvid Lindblad si racconta. “A Norris dissi: ci vediamo in Formula 1”

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Arvid Lindblad è arrivato in Formula 1 senza fare troppo rumore, ma con una consapevolezza precisa: essere lì non era un punto darrivo, bensì linizio. A metà della sua prima stagione, il pilota britannico della Racing Bulls ha raccolto punti in sette Gran Premi su 12, mostrando continuità e maturità a soli 19 anni. A Monza si è raccontato tra prestazioni, famiglia, passioni e il rapporto con alcuni dei campioni che fino a pochi anni fa guardava da lontano. Due appuntamenti, sugli altri, sono stati da lui indicati come migliori: “Melbourne, allesordio, e Spa — dice sicuro — La prima gara della stagione è stata molto buona, non era facile, mentre in Belgio credo di aver fatto una bella gara. Anche Austria, Silverstone, Budapest e Barcellona sono state positive, ma in tutte c’è qualcosa che avrei potuto fare meglio”.

I punti conquistati finora (è 11° nel mondiale a quota 23) sono però andati oltre le aspettative della vigilia: “Non si può mai arrivare in Formula 1 con troppe aspettative. Sono arrivato con una mentalità aperta, anche perché quest’anno c’è stato un cambiamento regolamentare molto importante e non sapevamo cosa aspettarci — spiega — In Formula 1 non dipende solo dal pilota, la squadra è fondamentale e mi ha aiutato a entrare spesso in zona punti. Senza il lavoro del team non avrei ottenuto tutto questo”. La pressione, però, non è mancata nemmeno nel percorso che lo ha portato al Circus: “In questi 13 anni ci sono stati uno o due momenti in cui ho pensato di smettere, soprattutto nelle categorie junior. Però è rimasto sempre e soltanto un pensiero passeggero. Amo guidare e ogni volta che sono al volante, indipendentemente dal risultato, mi diverto”.

I nonni e il trasferimento in Inghilterra

Una parte importante della sua identità arriva dalla famiglia. I nonni sono originari del Punjab e si sono conosciuti a Nuova Delhi, dove studiavano Medicina. Dopo aver lavorato come medici, si sono trasferiti nel Regno Unito, a Bolton, nord-ovest di Manchester. “Sono andati lì alla ricerca di una vita migliore e perché in quel momento c’erano più opportunità — racconta — Lì non è il posto più bello del mondo, ma mi piace tornarci perché mi ricorda da dove viene la mia famiglia. Sono molto grato per quanto hanno lavorato duramente per permettermi di avere le opportunità che ho oggi”.

Anche la religione fa parte della sua storia familiare, attraverso tradizioni differenti. “Non siamo una famiglia estremamente religiosa, ma è qualcosa in cui credo. I miei nonni invece sono piuttosto religiosi, dal lato di mio padre sono cattolici e vanno in chiesa ogni settimana, mentre dalla parte di mia madre mia nonna è sikh e mio nonno è hindu. Fin da piccolo ho partecipato con loro a cerimonie e festività religiose. Quando attraverso un momento difficile o ho bisogno di aiuto, a volte prego. Mi aiuta ad alleviare lo stress e a parlare con qualcuno che è al di sopra di noi”.

La passione per la moda e la musica

Nel paddock, Lindblad sta costruendo anche il proprio stile. La moda lo incuriosisce, ma senza voler imitare Lewis Hamilton: “Sono in un momento della mia carriera e della mia vita molto diverso dal suo — dice — La mia passione principale resta correre. La moda per me è più un passatempo quando sono a casa. Non credo di aver trovato ancora al cento per cento il mio stile, si sta evolvendo. Mi piace lo streetwear, soprattutto nei mesi più freddi, mentre in estate preferisco qualcosa di più pulito e semplice”.

Più recente è invece la passione per lo skateboard, che gli permette di staccare completamente dalla Formula 1: “È un mondo completamente diverso e proprio per questo mi piace — Quando ho la possibilità di andare a farlo riesco davvero a spegnere il cervello e a non pensare alle corse. Non sono molto bravo, ma sto migliorando un passo alla volta”. Prima delle gare non è particolarmente superstizioso, ma segue una routine precisa: “Un po’ di massaggio, poi mi preparo, facciamo il riscaldamento e un po’ di visualizzazione”. Anche la musica cambia a seconda dell’umore: “Se voglio caricarmi ascolto Eminem, per esempio ‘No Love’, oppure ‘Hell on Earth’ dei Mobb Deep. Se invece voglio qualcosa di più divertente e positivo, scelgo Rihanna, soprattutto ‘Diamonds’”.

Quell’incontro con Lando nel 2021

Tra i momenti più curiosi della sua giovane carriera c’è quello con Norris. Nel 2021, ancora lontano dalla Formula 1, gli disse: “Lando, ricordati di me, ci vediamo tra cinque anni, sarò in Formula 1”. Oggi, la promessa è diventata realtà: “Quel momento era già diventato virale nel 2021 e lo è stato ancora di più quest’anno. Non ne abbiamo parlato molto, ma Lando mi ha mandato un messaggio quando è arrivato l’annuncio ed è sempre stato molto gentile con me”. Ancora più stretto è il rapporto con Max Verstappen. “Quando ho una domanda o ho bisogno di un consiglio, si prende davvero del tempo per rispondermi. Non mi dà una risposta veloce, vuole capire e aiutarmi, e lo apprezzo molto”.

Hamilton, invece, è stato soprattutto un riferimento da bambino. Lindblad è nato nel 2007, la stagione di esordio di Lewis in F1 con la McLaren: “È sempre stato molto gentile con me ed è stato bello conoscerlo. Da piccolo è stato un’ispirazione per crescere nel motorsport”. Infine, una curiosità sulla vita quotidiana: è celiaco. “Ho scoperto questa cosa circa cinque anni fa e ho dovuto imparare a conviverci — conclude — All’inizio non è stato facile, ma con il tempo è diventato tutto più semplice. In Formula 1 sono molto fortunato, nel motorhome i cuochi preparano per me cibo davvero ottimo e hanno una parte separata della cucina per evitare qualsiasi contaminazione”.

L'articolo La vita da pilota, le origini e lo skateboard: Arvid Lindblad si racconta. “A Norris dissi: ci vediamo in Formula 1” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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