La prigione dei Mondiali: a Kansas City il carcere per i tifosi costato 25 milioni. Da simbolo a flop: non sarà pronto per l’arrivo di Messi

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Doveva essere pronta prima dell’arrivo di Lionel Messi e delle centinaia di migliaia di tifosi attesi per il Mondiale 2026. Doveva rappresentare la risposta di Kansas City a quella che le autorità locali consideravano una delle principali sfide dell’evento: gestire l’inevitabile aumento di arresti, disordini e reati minori legati all’afflusso di visitatori. Invece la cosiddetta “prigione dei Mondiali” rischia di diventare il simbolo di un’altra storia: quella di un progetto costato 25,8 milioni di dollari che non sarà pronto in tempo. A Kansas City il calcio è arrivato accompagnato da promesse, investimenti e aspettative enormi.

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La città del Missouri ospiterà 6 partite della Coppa del Mondo e si prepara ad accogliere circa 650mila visitatori. Tra le attrazioni più attese c’è l’Argentina di Messi, ma anche le Nazionali di Inghilterra e Paesi Bassi hanno scelto l’area metropolitana come base operativa durante il torneo. Per una città di circa 2,2 milioni di abitanti, la più piccola tra le 11 sedi statunitensi del Mondiale, si tratta di un banco di prova senza precedenti. È proprio questo scenario che, negli ultimi due anni, è stato utilizzato dai politici locali per giustificare la costruzione di una struttura detentiva modulare da 100 posti letto. Kansas City non possiede una prigione municipale dal 2009: chi viola le ordinanze cittadine viene trattenuto nelle stazioni di polizia oppure trasferito in strutture situate a oltre 80 chilometri di distanza.

Un problema logistico che, secondo gli amministratori, sarebbe diventato ancora più grave durante il Mondiale. Come riporta The Athletic, già nel maggio 2025 il city manager Mario Vasquez aveva avvertito che la città doveva essere pronta ad affrontare “alcuni degli spiacevoli eventi che potrebbero verificarsi” durante la competizione, accelerando la realizzazione di una struttura capace di gestire eventuali violazioni penali o comportamenti scorretti dei visitatori. Da quel momento, media locali e attivisti hanno iniziato a ribattezzarla la “prigione dei Mondiali”. La struttura avrebbe dovuto aprire il primo giugno 2026, appena due settimane prima della gara tra Argentina e Algeria. Non accadrà. I ritardi nella consegna di alcuni componenti da parte dei produttori e quelli nella formazione del personale hanno fatto slittare l’entrata in funzione.

A fine maggio, l’ufficio del city manager ha confermato che durante il torneo i detenuti non saranno ospitati nella nuova struttura. Il paradosso è evidente. Per rispettare le scadenze, il consiglio comunale aveva perfino autorizzato deroghe alle consuete procedure ambientali. L’opera, inoltre, è stata finanziata interamente attraverso una tassa locale destinata alla sicurezza pubblica, ossia un’imposta dal valore di 24 milioni di dollari annui. Insomma, per questa prigione modulare è stato speso più dell’intero bilancio annuale. Ma le polemiche non riguardano soltanto i ritardi. Quando i consiglieri comunali hanno visionato le immagini aeree dell’edificio, alcuni lo hanno paragonato a un magazzino, altri a un centro di detenzione dell’Ice. Le fotografie della struttura, priva di finestre visibili e composta da moduli prefabbricati, hanno alimentato ulteriormente le critiche.

Le associazioni contrarie al progetto hanno organizzato manifestazioni con slogan come “Lo sport unisce, le carceri separano”. Secondo Dylan Pyles, del gruppo Decarcerate KC, la struttura sarebbe servita soprattutto a “ripulire le strade mentre la città è sotto i riflettori del mondo”. Un’accusa respinta dall’amministrazione, che insiste sul fatto che l’edificio sarà dotato di servizi medici, aree ricreative all’aperto e spazi progettati per garantire condizioni dignitose. Nel frattempo anche il racconto politico è cambiato. Se fino a pochi mesi fa i Mondiali venivano indicati come una delle ragioni principali dell’urgenza del progetto, oggi diversi amministratori preferiscono minimizzare il collegamento.

Nel luglio del 2025, il consigliere Wes Rogers dichiarò: “Che siamo pronti o no, i Mondiali arriveranno, quindi dobbiamo assolutamente costruire questa struttura. Lo scorso maggio ha invece parlato della Coppa del Mondo come di una semplice “nota a piè di pagina” in una questione più ampia: la necessità di dotare Kansas City di una prigione municipale”. Dei quasi 160 milioni di dollari di fondi pubblici e aiuti federali mobilitati per il torneo nell’area di Kansas City, quei 25,8 milioni rappresentano forse la spesa più controversa.

L'articolo La prigione dei Mondiali: a Kansas City il carcere per i tifosi costato 25 milioni. Da simbolo a flop: non sarà pronto per l’arrivo di Messi proviene da Il Fatto Quotidiano.

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