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La dipendenza dell’Italia da fornitori extraeuropei di materie prime strategiche torna al centro del dibattito parlamentare. Con un’interrogazione scritta, il senatore della Lega Manfredi Potenti ha chiesto al governo quali misure intenda adottare per garantire la continuità degli approvvigionamenti di elio e acido solforico, due sostanze la cui disponibilità è messa sotto pressione dalle attuali tensioni geopolitiche.
Nel testo dell’interrogazione, Potenti richiama un articolo de Il Sole 24 Ore del 15 aprile scorso per delineare uno scenario di crescente criticità. Sul fronte dei metalli, la guerra in Medio Oriente sta frenando la produzione di rame, nichel e cobalto, con ricadute anche sull’Italia. L’acido solforico, essenziale per l’estrazione di questi metalli, scarseggia perché la Cina (primo produttore mondiale) avrebbe già dimezzato le esportazioni, con la prospettiva di interromperle completamente. I prezzi sono in risalita dal 2022 e in Cile, primo produttore mondiale di rame e primo importatore di acido solforico, il prezzo del metallo rosso è aumentato del 54 per cento da fine dicembre, raggiungendo i 270 dollari per tonnellata.
Oltre alla Cina, il leghista toscano sposta l’attenzione anche sulla Russia e sulle sue riserve di elio, di cui ha vietato le esportazioni “fino alla fine del 2027, salvo deroghe speciali”. Mosca produce circa l’8 per cento dell’elio globale negli impianti di Amur e Orenburg e, nonostante avesse dichiarato in precedenza di voler “aumentare le esportazioni per compensare le mancate consegne dal Qatar”, sembra ora, secondo Potenti, “orientata a privilegiare il mercato interno, anche per esigenze di difesa”, in quello che appare come un ulteriore tassello nella strategia di weaponization delle materie prime critiche che Mosca sta perseguendo parallelamente alle restrizioni occidentali sui propri asset. Una situazione che, nelle parole dell’interrogante, rischia di aggravarsi ulteriormente “se non ci sarà una pronta ripresa della navigazione nello stretto di Hormuz e una risoluzione della crisi in Medio Oriente”.
La risposta arriva dal sottosegretario al Ministero delle Imprese e del Made in Italy Mara Bizzotto (sempre in quota Lega), che ridimensiona le preoccupazioni dell’interrogante, almeno sul fronte dell’elio. Il governo fa sapere che l’Italia importa questo elemento prevalentemente dagli Stati Uniti, che coprono oltre un terzo del valore complessivo delle importazioni nazionali, con Qatar e Algeria come principali fornitori a livello europeo. La Russia, pur essendo un rilevante produttore mondiale, non figura tra i principali paesi di approvvigionamento per il mercato italiano.
Diversa la situazione per l’acido solforico, che il governo precisa non rientrare nell’elenco delle materie prime critiche definito dal decreto-legge n. 84 del 2024, a differenza dell’elio. Bizzotto illustra comunque una strategia articolata su più livelli: diversificazione delle fonti di approvvigionamento, possibile utilizzo delle risorse del fondo nazionale del made in Italy (dal valore di un miliardo di euro) accordi bilaterali con paesi produttori considerati affidabili, monitoraggio costante delle filiere strategiche e partecipazione ai lavori europei sul Critical Raw Materials Act. L’obiettivo dichiarato è ridurre progressivamente le dipendenze da singoli fornitori extra-Ue.
Il governo, conclude Bizzotto, continuerà a sostenere “tanto sul piano nazionale quanto in sede europea tutte le iniziative volte a rafforzare la sicurezza economica, la resilienza industriale e la competitività del sistema produttivo”, nella consapevolezza che “la tutela dei consumatori, la sicurezza degli approvvigionamenti strategici e la difesa delle imprese italiane rappresentano obiettivi strettamente connessi e sempre più centrali nell’attuale contesto internazionale”.

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