La Francia dice addio a Windows per Linux: una scelta di sovranità digitale europea contro gli Stati Uniti

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La Francia dice addio a Windows. Al posto del sistema operativo prodotto da Microsoft, la pubblica amministrazione utilizzerà il software open source Linux. Il passaggio sarà graduale, ci vorrebbero volere anche diversi anni per spostare tutti i dipendenti pubblici da un sistema all’altro, ma permetterà di rendere Parigi indipendente dagli strumenti tecnologici degli Stati Uniti.

La notizia, come ha riportato il Corriere, è stata data l’8 aprile dalla Direzione interministeriale per gli affari digitali (Dinum), durante un seminario a Bercy. “Il governo non può più limitarsi ad ammettere la propria dipendenza: deve liberarsene. Dobbiamo riprendere il controllo del nostro destino digitale”, ha detto David Amiel, ministro dei Conti pubblici. Per questo entro autunno ogni ministero presenterà i propri programmi per emanciparsi dalle soluzioni extra europee.

Si tratta anche di una questione di sicurezza nazionale, discussa al Senato francese dove in un’audizione di giugno 2025 si è parlato delle tutela dei dati dei cittadini. La commissione ha posto una domanda secca a Anton Carniaux, all’epoca Head of legal affairs di Microsoft: “Può garantire sotto giuramento che i dati dei cittadini francesi affidati a Microsoft non saranno mai trasmessi, a seguito di un’ingiunzione del governo americano, senza l’esplicito consenso delle autorità francesi?”. La risposta di Carniaux è stata: “No, non posso garantirlo, ma, ripeto, non è mai successo”.

Il problema non è solo francese, ma ne va della sovranità digitale europea. La risposta di Carniaux alla commissione nel Senato parigino ha messo in luce un problema strutturale. Ogni email scritta su Outlook, una chiamata su Teams, un file scaricato su One Drive: in molti ne hanno usufruito almeno una volta nella vita. Sono tutti flussi di dati che passano nelle mani della giurisdizione americana e soggetti al Cloud Act 2018. Si tratta di una legge che permette alle autorità americane di accedere ai dati archiviati all’estero da aziende con sede negli Stati Uniti. Si parla quindi di Microsoft, Google, Amazon Web Service, e molti altri.

In un rapporto del 2025 del Parlamento europeo, “European Software and Cyber Dependencies“, si legge che Bruxelles “è in ritardo anche nella ricerca e sviluppo nel settore del software, nei brevetti sull’intelligenza artificiale e negli investimenti nel deep tech”. I numeri lo confermano. Circa l’80 per cento della spesa nelle aziende europee per software e cloud arriva nelle casse di fornitori americani come Microsoft, Oracle e Ibm. Nel mondo della cybersecurity invece, tanto importante nel mondo di oggi esposto a continui attacchi hacker anche come strumento di guerra, gli Stati Uniti dominano con Israele in strumenti come firewall e gestione di identità digitali.

Per cercare di contrastare questo dominio di oltre oceano, l’anno scorso la Danimarca ha anticipato la mossa francese. Nel progetto più ampio di costruire un cloud danese autonomo, l’ex ministra per gli Affari digitali, Caroline Olsen, aveva promesso che il suo ministero avrebbe sostituito in un anno Microsoft Office con LibreOffice, un software europeo open source. Ancora prima la Germania cercò di fare lo stesso, fallendo, nel 2003. A Monaco di Baviera con il progetto LiMux 14mila computer passarono a Linux abbandonando Windows. Nel 2017 erano già tutti tornati all’ovile americano per ragioni tecniche e politiche. La verità in fondo è che per l’utente medio Windows rimane sempre più intuitivo di Linux. Inoltre non è facile far migrare decine di migliaia di applicazioni, spostare flussi di lavoro, formare utenti: Microsoft ha sempre puntato sull’inerzia degli ecosistemi digitali europei.

Il caso dell’Italia non è molto diverso. Come gli altri Paesi europei, anche a Roma Windows domina le quote di mercato della navigazione su desktop (circa il 65 per cento). Subito dietro segue Apple con il suo sistema operativo macOs al 22 per cento. Per questo l’Agenzia per l’Italia digitale ha definito delle linee guida per gli enti della pubblica amministrazione per tutelare gli utenti. Tra queste, si legge nel piano triennale 2024-2026 per la pubblica amministrazione, “le pubbliche amministrazioni devono tenere conto della necessità di prevenire il rischio di lock-in nei propri servizi, prediligere l’utilizzo di software con codice aperto o di e-service e, nel caso di software sviluppato per loro conto, deve essere reso disponibile il codice sorgente”.

L'articolo La Francia dice addio a Windows per Linux: una scelta di sovranità digitale europea contro gli Stati Uniti proviene da Il Fatto Quotidiano.

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