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La destra dopo la destra è ormai processo costituente e avanguardia quotidiana di un rinnovato processo di fascistizzazione. Sdoganate dapprima le parole (remigrazione, feccia, camerati, me ne frego, il femminicidio non può costituire una fattispecie aggravata di omicidio, per dirne solo alcuni di queste parole e pensieri ascoltati durante l’assemblea costituente del partito del generale Vannacci) ora si tratta di provare la connessione sentimentale con il pezzo di società pronto a coagularsi intorno a questo militare duro e puro dalle idee chiarissime: via gli immigrati a qualunque costo, anche deportandoli, ordine e pulizia sessuale nella società, allestimento di un ministero per validare l’assimilazione degli stranieri alla civiltà italiana.
Negli ultimi vent’anni lo spostamento a destra degli equilibri politici segue i grandi fenomeni migratori e si connette ai grandi eventi della politica internazionale. Per prima si sposta a destra la Francia, qualche anno dopo la Germania, in mezzo i Paesi baltici e quelli scandinavi. Ora tocca all’Italia verificare il successo della destra un po’ barbarica, nuda e cruda.
Fu Silvio Berlusconi, con la sua discesa in campo, a sdoganare il Movimento sociale di Gianfranco Fini che il Cavaliere propose come candidato a sindaco di Roma. La destra costuituzionale da allora entra a pieno titolo nell’alleanza seppur con una funzione più ancillare, di appendice. Forza Italia deve tenere a bada la Lega di Bossi che è un movimento già corposo, raccoglie milioni di voti al nord e compete direttamente con B. La fiamma finiana è solo la terza gamba dell’alleanza. Il declino berlusconiano, più di vent’anni ininterrotti di leadership, producono nel centrodestra la prima ricollocazione strategica. Non è più il centro liberale, l’anima laica e quell’odore tardo democristiano a indicare la strada, organizzare la sfida con il centrosinistra. Fini ha perso la guerra con il Cavaliere, il suo partito – Alleanza nazionale – è allo sbando. Giorgia Meloni si mette in proprio mentre la stella leghista splende grazie alla disinvoltura con la quale Matteo Salvini cambia le fattezze del suo movimento, avvicinandolo a un profilo più nettamente xenofogo e nazionale.
La fine del grillismo e il fallimento del governo tecnocratico di Draghi riportano il centrodestra al governo ma con un nuovo assetto interno. È la destra che guida e comanda, è Giorgia Meloni la premier, leader indiscussa della coalizione.
Salvini per far fronte al successo meloniano sterza ancora di più a destra e ingaggia il generale Vannacci per tenere salva dalle onde la propria barca. I fatti di queste settimane spiegano la manovra disperata e perdente di Salvini ma provano la forza, la vitalità e la proiezione verso una destra ancora più a destra di Vannacci.
Futuro nazionale è l’operazione Vannacci, cioè una selezione politica che prova a sintonizzarsi sempre più a destra, nell’infinito mare di una nuova fascistizzazione.
L'articolo La destra dopo la destra: l’operazione Vannacci e la nuova fascistizzazione proviene da Il Fatto Quotidiano.




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