La cover di “Like a Prayer” di Madonna cantata dall’intelligenza artificiale sfonda le classifiche: l’Australia dice stop ai brani-robot. E l’Italia è allineata

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L’Australia chiude le porte alle hit create dai robot. L’ARIA (Australian Recording Industry Association), l’ente che stila le classifiche musicali ufficiali del Paese, ha annunciato che le canzoni interamente generate dall’intelligenza artificiale non potranno più comparire nelle sue chart, né concorrere agli ARIA Music Awards.

A far precipitare la situazione è stata la cover di “Like a Prayer” di Madonna firmata dal DJ e produttore del Queensland Josh Fawaz. Il brano, che utilizza voce e batteria generate dall’IA, è rimasto per 16 settimane nella Top 20 australiana dei singoli, arrivando a totalizzare oltre 48,5 milioni di ascolti su Spotify e a conquistare il primo posto nella classifica ARIA Top 20 Australian Dance Singles.

Il caso è esploso quando alcune figure del mondo musicale hanno iniziato a sospettare l’uso massiccio di IA generativa nel pezzo. Solo in un secondo momento Fawaz ha ammesso di aver utilizzato l’intelligenza artificiale come strumento, aggiornando poi la scheda del brano su Spotify per specificare che voce e batteria erano generate dall’IA. Secondo quanto riportato da CBC News, l’ARIA ha confermato che la cover non rispetta più i requisiti di ammissibilità sulla base delle informazioni fornite dallo stesso artista.

Le nuove regole, comunque, non bandiscono del tutto la tecnologia: i brani che utilizzano l’IA in un ruolo di “supporto” resteranno ammissibili alle classifiche ufficiali. A restare escluso è solo ciò che viene definito “wholly AI-generated”, cioè creato interamente dalla macchina.

La direttrice generale di ARIA, Annabelle Herd, ha spiegato la filosofia dietro la decisione sottolineando che gli artisti utilizzano già strumenti di intelligenza artificiale nel proprio lavoro, e che le classifiche devono evolversi per fare spazio a questa nuova realtà — ma che affidarsi a servizi capaci di generare musica interamente a partire dalle registrazioni di altri artisti è tutta un’altra questione.

Per individuare i brani “incriminati”, ARIA farà affidamento su un sistema di etichettatura introdotto il mese scorso dalle associazioni dell’industria musicale per distinguere le tracce generate dall’IA da quelle in cui la tecnologia viene usata solo a supporto del lavoro umano. Secondo quanto riferisce l’emittente pubblica ABC, la mossa australiana si inserisce in un movimento più ampio: più di venti classifiche musicali internazionali starebbero adottando regole simili ispirate ai principi pubblicati a luglio dalla IFPI, la federazione internazionale dell’industria fonografica.

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