La Cia cerca nuovi informatori a Cuba su Instagram: “Diteci tutto ciò che sapete”. L’Avana: “Siete disperati”

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“La sua informazione è più preziosa di quanto tu possa credere”. La Cia cerca nuove spie a Cuba e, come già fatto in passato, ricorre anche a Instagram, dove sabato è stata pubblicata una breve guida per garantire un “contatto virtuale” e “sicuro” per la popolazione dell’isola. “Vogliamo conoscere la verità su Cuba, e stiamo cercando persone di fiducia che sappiano e possano comunicarci questa verità”, si legge sull’account ufficiale della Cia, dove i cubani che hanno la possibilità di viaggiare sono invitati a “recarsi di persona presso una sede ufficiale negli Stati Uniti oppure inviare qualcuno di sua fiducia” mentre coloro che rimangono nell’isola sono tenuti a seguire una serie di istruzioni, come l’utilizzo di una Virtual private network (Vpn) e la navigazione in “modalità incognito” su browser “forniti da compagnie Usa o situate in un Paese alleato”, come Chrome, Firefox o Safari. Anche il Vpn “affidabile” e non sviluppato “a livello locale”, né da Paesi ritenuti “ostili” quali Cina, Iran e Russia.

“Se è possibile – indica la Cia – non usi devices o connessione internet associati alla sua identità o ai suoi luoghi di lavoro”. Le autorità cubane hanno reagito attraverso il viceministro degli Esteri, Carlos Fernández de Cossio, che su X ha ironizzato: “Ora gli Usa ricorrono a reclutamenti pubblici della Cia. Devono esserci molta disperazione o carenze nelle file dell’agenzia, che si vede costretta a vendere le proprie offerte come un tubetto di dentifricio”. Fonti de L’Avana denunciano anche “l’ennesima operazione psicologica” volta ad accrescere “le tensioni dentro l’Avana” e “minare la fiducia tra il popolo e le istituzioni”.

A tale riguardo, le Forze di sicurezza dello Stato e l’impresa statale di telecomunicazioni (Etecsa) ha rafforzato i propri meccanismi di sorveglianza e controspionaggio, anche attraverso i Comitati di difesa della rivoluzione. A livello giudiziario, l’eventuale contatto tra i cittadini dell’isola e la Cia potrebbe essere imputato come “spionaggio” o “tradimento alla patria”. Il clima preoccupa alcuni settori del Congresso e dell’intelligence americana, che temono l’esposizione indebita e il crescente rischio per informatori già attivi a L’Avana. L’annuncio della Cia è in continuità con l’invito lanciato venerdì dal segretario di Stato Usa Marco Rubio a “un’associazione discreta con la Cia” per “coloro che vogliono promuovere un cambiamento positivo“. “Ora è il momento” è stato l’appello di Rubio, denunciando le “promesse fallite, la corruzione e le vite agiate di pochi”, in riferimento alla classe dirigente di Palazzo della Revolución.

L’offensiva Usa nei confronti dell’Isola ha ripreso forza lunedì con l’annuncio del mandato di cattura contro l’ex presidente Raúl Castro, 96 anni, imputato di cospirazione per commettere omicidio in primo grado in occasione dell’abbattimento di due velivoli civili nel 1996 e la conseguente uccisione di tre cittadini e un residente Usa. A sua volta, il presidente statunitense Donald Trump ha rincarato la dose, sottolineando che, una volta concluse le operazioni in Iran, le sue imbarcazioni militari passeranno davanti a Cuba e “una di esse si fermerà a 45 metri dalle coste“. A quel punto, afferma Trump, i vertici del governo cubano “alzeranno le mani” e Marco Rubio scenderà in campo per “chiudere l’accordo”.

Per il momento, voci dell’amministrazione Usa consultate da Associated Press smentiscono un’eventuale operazione militare imminente dopo le iniziali preoccupazioni suscitate dall’annuncio del Tycoon. Secondo diverse fonti, la ricetta venezuelana annunciata sull’Avana punta a riallacciare i ponti con l’elettorato cubano-statunitense, il cui 68% aveva votato Trump nel 2024. E il tempismo tra l’escalation e il voto anticipato iniziato sabato nella Florida, che concentra il maggior numero di esuli cubani, accresce le critiche tra gli analisti. “È un grande show politico“, dice Eduardo Gamarra, docente di Scienze politiche presso l’Università internazionale della Florida, osservando che l’offensiva contro L’Avana punta a “sbloccare la situazione elettorale” nello stato, sempre più lontano da Trump. Tuttavia, Palazzo della Revolución non abbassa la guardia. “Il governo degli Stati Uniti lascia in evidenza che non rinuncia alle sue ambizioni di dominazione su Cuba“, ha denunciato il presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez. “È bene ricordare – ha aggiunto – che ciò che i cubani abbiamo raggiunto nel 1959 è la nostra vera indipendenza e siamo disposti a difenderla”.

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