La bomba cinese e il dilemma americano. Il grande rebus mondiale dell’AI

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La domanda è: e adesso? Adesso succede che per l’Intelligenza Artificiale arriva il momento delle grandi verità. Dalla Cina agli Stati Uniti, qualcosa si sta muovendo e presto evolverà in nuovi assetti ed equilibri. Come a dire, concesso e appurato che ormai l’Intelligenza Artificiale è parte integrante della vita quotidiana di miliardi di individui, passata l’euforia iniziale tipica delle grandi rivoluzioni, adesso dal mercato e anche dalla politica cominciano ad arrivare segnali da non ignorare. In Cina, per esempio, è scoppiato il panico. Se nei mesi scorsi nel Dragone si respirava aria di febbre da Ipo, con gli unicorni dell’AI cinese (meno costosa di quella americana ma anche meno affidabile) affannati a presentare le carte alle autorità per sbarcare sui listini, adesso il sogno sembra essersi trasformato in un incubo.

Basti pensare che in soli quattro mesi le aziende dell’AI quotate sui listini cinesi hanno perso quasi 500 miliardi di capitalizzazione. Un crollo verticale e costante, che è proseguito persino in questi giorni. A Pechino l’allarme rosso è scattato. E con esso anche la grande paura, non solo di vedere andare in fumo decine di miliardi, ma anche per perdere definitivamente il treno per la competizione con gli Stati Uniti. Premesso che il ribasso riflette soprattutto una revisione delle aspettative degli investitori, per evitare vendite disordinate, la Banca centrale cinese (Pboc) ha messo a disposizione oltre cento miliardi di yuan attraverso un meccanismo che consente agli intermediari finanziari autorizzati di ottenere attività liquide utilizzando titoli dei propri portafogli come garanzia. Le risorse devono essere destinate al mercato dei capitali.

A questa iniziativa si aggiungono condizioni più favorevoli per finanziare il riacquisto di azioni proprie da parte delle società. Secondo quanto riferito, le autorità avrebbero inoltre chiesto informalmente di sospendere temporaneamente nuove quotazioni, limitando così l’offerta di titoli. Gli interventi possono stabilizzare il mercato, ma non risolvono il problema della redditività degli investimenti tecnologici. Una maggiore disponibilità di liquidità non garantisce che le imprese riescano a trasformare infrastrutture, ricerca e capacità di calcolo in prodotti commercialmente sostenibili. Insomma, in Cina l’AI sta esplodendo tra le mani di Xi Jinping.

Va bene, e negli Stati Uniti, dopo il voto delle midterms che ha sancito la sconfitta in campo aperto di Donald Trump? La giornata di ieri, come raccontato da questo giornale, ha visto i mercati di mezzo mondo brindare all’affermazione dei democratici. Gli unici titoli a soffrire e nemmeno poco, sono stati proprio quelli dell’AI, specialmente quelli connessi alla galassia di Elon Musk. Il voto Usa ha nella sostanza punito con un tonfo arrivato a oltre il 7% il colosso aerospaziale di Musk SpaceX, e oltre 5% Tesla: gli investitori, dopo gli anni di strada spianata a Musk da parte di Trump, temono una stretta alla regolamentazione. Se in Texas, dove hanno sede le due aziende, il progetto di Musk è investire 100 miliardi di dollari in un impianto di produzione di microchip, i democratici potrebbero, per esempio, creare delle difficoltà visto che hanno vinto su una piattaforma che promette una stretta ai data center.

Attenzione però a non escludere possibili accordi proprio tra democratici e aziende AI. Se è vero che si è lungamente parlato della cautela dei democratici nei confronti degli sviluppi indiscriminati dell’AI, secondo gli esperti di Edmond de Rothschild Am, “gli investitori sperano che la retorica contro l’intelligenza artificiale fosse solo una mossa elettorale e che i democratici si dimostrino più pragmatici una volta al potere. Infatti, il programma del nuovo governatore del Texas non prevede un divieto totale della costruzione di data center, ma piuttosto l’introduzione di norme volte a tutelare i diritti e a limitare i costi aggiuntivi per le famiglie”. Perciò non è escluso che “i negoziati tra i giganti del tech e le nuove autorità locali possano portare a potenziali accordi. Tuttavia, con il miglioramento della visibilità, gli investitori dovrebbero ritrovare la propensione al rischio, consentendo agli indici azionari di riprendere il loro trend rialzista”.

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