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Sono tanti, e anche di più, arrivano da ogni lato dei giardini di via Palestro. Chi in bici, da soli o in compagnia, cuffie in testa, birra in mano. Qui di fronte al Museo d’arte contemporanea si mettono in cerchio. In mezzo c’è un grande cespuglio di rose rosse. E’ il pomeriggio di ieri e il sole sta già scendendo dietro ai grandi palazzi di piazza Cavour. Ma oggi bisognava esserci, perché oggi, ieri, lo scorso fine settimana in piazza, la protesta si è fatta fermento. E i collettivi studenteschi di Milano e di tutto l’hinterland, e con loro centri sociali come il Lambretta hanno un’urgenza collettiva. Ci sono quelli del Volta e dell’Einstein davanti al cui liceo solo pochi giorni fa è andata in scena un aggressione neo fascista contro un universitario. C’è il collettivo dell’Agnesi e del Vittorio Veneto. Stanno in un cerchio ampio per confrontarsi, per pianificare, decidere. Ad esempio cosa fare domani. Se scendere in piazza o attendere lo sciopero generale del prossimo venerdì. Molti saranno questa sera al presidio davanti al carcere di San Vittore per dare solidarietà agli arrestati degli scontri del 17 e 18 ottobre. Con loro gli indecifrabili del Movimento 17 ottobre. Ci saranno anche gli anarchici che attraverso la chat Telegram Tutto Squat Milano hanno dato appuntamento in zona Sant’Agostino. Gli stessi che ieri hanno deciso di annullare il corteo anarchico di sabato pomeriggio “per non frammentare le piazze”.
Intanto ieri ai giardini pubblici di via Palestro, ogni ragazzo alla spicciolata ha preso il microfono. “Davanti a tutto questo – dice un liceale – ci resta solo la rabbia, e io ho molta voglia di farmi sentire”. Un suo collega dell’Agnesi ricorda che nel tempo “abbiamo solo ricevuto manganellate e azioni poliziesche”. Altri, come Cristo, cercano di elevarsi: “Siamo in un momento di grande risveglio spirituale noi non siamo solo corpi fisici ingabbiati. Il vaso di Pandora si è rotto. Ciò che è successo a Milano e a Parigi dimostra che il popolo sta capendo. Saranno tempi di rivolta e solo uniti siamo la vera forza”. Poi certo la scuola, i professori, gli stipendi, le aule che cadono a pezzi, i topi in palestra, gli ascensori rotti, le barriere architettoniche. Ideale e concreto. I ragazzi parlano e sanno quello che stanno dicendo. Non sono vittime, ma cittadini sempre più consapevoli che piantano paletti netti davanti agli “adulti”. Obiettivo primario: mandare a casa il governo Meloni. “E’ il momento di organizzarci – dice una ragazza bionda del liceo Boccioni – il 30 ottobre sarà la piazza della generazione Z. Siamo noi la vera alternativa”. E ancora: “C’è troppa disuguaglianza sociale. Viviamo in un sistema che discrimina e remigra il diverso. Dobbiamo agire concretamente”. Elio del collettivo del liceo Vittorio Veneto ci riporta agli scontri dello scorso fine settimana: “La violenza è stata strumentalizzata dalla destra, da questo governo che sceglie solo la strada della repressione mandando 500 militari della Folgore. Com’è possibile che venga criticata la violenza in piazza fatta da ragazzi e ragazzini, quando poi è la stessa politica, lo stesso governo, che attua la violenza”.
E mentre ci si alterna al microfono, i ragazzi attorno parlano. C’è attenzione, voglia di partecipare, dire la propria. “Questi anni – dicono – saranno come gli anni Settanta in cui ci rivolteremo”. E pazienza se quegli anni furono anche quelli di piombo e dei brigatisti neri e rossi. “Vi racconto questa – inizia un ragazzo del collettivo Agnesi -, oggi pomeriggio ci siamo riuniti, e fuori sono arrivati Matteo Salvini e Silvia Sardone, avevano annunciato che sarebbero venuti per cancellare le scritte fatte dagli studenti. Abbiamo contestato, sapete quale è stata la risposta della Digos? E’ stata solo quella di spintonarci. Noi non siamo ascoltati”. Lo grida forte. Applausi dal cerchio. Qualcuno urla: “Perché sabato si è parlato solo dei saccheggi? Non vogliamo sopravvivere ma vivere”. Ecco appunto, il fine settimana nero. Molti lo citano. Non tutti prendono le distanze, molti provano a capire, a motivare. Dice un ragazzo dell’Einstein: “La bolla di rabbia è esplosa. Ed è esplosa tra i ragazzi di seconda generazione che più di tutti vivono il carovita e la discriminazione raziale”. E ancora: “Non è giusto che i media di Stato omettano le vere motivazioni delle manifestazioni di sabato, sottolineando solo i lievi danni rispetto ai danni che questo Stato fa a noi. Oggi stiamo attaccando la città e facciamo bene a farlo perché è l’unico modo che ci rimane da fare”. Il senso è chiaro. Anzi meglio: “Dobbiamo tenere accesa la fiamma che abbiamo fatto bruciare il 17, siamo tanti, siamo il popolo. Tutto il mondo è periferia. Ci schieriamo con il Movimento nato il 17 ottobre, e per questo dobbiamo scendere in piazza sabato”. Ecco questo è un tema dibattuto ieri tra chi spinge per il corteo domani e chi invece rimanda al 30, perché, spiega “oggi non ci sono le condizioni, c’è il rischio di essere strumentalizzati da questo governo, da questa destra”. Oltre due ore di assemblea. Il buio è sceso, le luci gialle dei lampioni accompagnano il defluire dei ragazzi. Che ora non sono più ragazzi o maranza, ma cittadini che pretendono diritti.
L'articolo “La bolla di rabbia è esplosa e il popolo sta capendo. Saranno tempi di rivolta”. Milano, collettivi studenteschi in assemblea. Stasera presidio a San Vittore proviene da Il Fatto Quotidiano.





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