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“Aiutatemi a fare in modo che quanto è accaduto al mio bambino, non accada a nessun altro. Adesso continuerò la battaglia per la difesa dai prodotti con latte crudo, così da dare un senso al martirio del nostro Mattia. Tutta questa sofferenza non si deve ripetere più”. Sono trascorse poche ore da quando si è conclusa la via crucis del piccolo che ha trascorso 9 dei suoi tredici anni in stato vegetativo, a seguito di un’infezione da escherichia coli contratta per aver mangiato formaggio prodotto con latte crudo. Il papà Giovanni Battista Maestri, geometra di Coredo, in provincia di Trento, si aggrappa a queste parole, mentre racconta gli ultimi giorni di vita di Mattia. Per venerdì scorso era stata convocata una conferenza stampa in un albergo del capoluogo trentino, con lo scopo di dare l’annuncio dell’ennesima denuncia che sarebbe stata presentata per le violazioni di legge legate alla produzione casearia.
“Le condizioni di Mattia si sono aggravate negli ultimi giorni e così il papà ha rinviato l’appuntamento con la stampa”, spiegano gli avvocati Paolo Chiariello e Monica Cappello che hanno seguito le vicende giudiziarie, concluse con due condanne in giudicato per lesioni colpose gravissime e messa in vendita di un prodotto nocivo alla salute. Maestri e la moglie si sono presi cura in casa del figlio per nove anni, evitando il ricovero in qualche istituto. Una dedizione totale di tempo per la mamma, che si è licenziata per far fronte all’assistenza, un impegno civile per il papà che è diventato uno scomodo testimonial di come gli interessi economici e la faciloneria possano generare autentiche tragedie. Perché i prodotti a latte crudo fanno male alla salute, comportano rischi gravi non solo per i bambini, ma anche per gli anziani, tutti soggetti deboli, privi di difese nei confronti delle infezioni.
“Questa non è la fine della mia battaglia – spiega Maestri – è purtroppo l’inizio di una nuova fase che combatterò andando fino in fondo. Adesso lo devo a Mattia e a tutti coloro che hanno subito le sofferenze di questi anni”. Il primo passo sarà una nuova denuncia, questa volta per omicidio colposo nei confronti del presidente del Caseificio Sociale di Coredo in Val di Non e del capo casaro responsabile della trasformazione del latte in formaggio. C’è già una sentenza della Quarta sezione della Corte di Cassazione che lo scorso anno ha dichiarato definitive le condanne per lesioni colpose gravissime, che si era aggiunta a un precedente pronunciamento del 2022 per la messa in vendita di prodotto nocivo, il formaggio Due Laghi. I giudici avevano riconosciuto il nesso di causalità tra l’assunzione del formaggio e l’infezione da escherichia coli che aveva provocato una sindrome emolitico-uremica (SEU), con effetti devastanti per l’organismo di Mattia. Il decesso, quindi, è l’estrema conseguenza di fatti che sono già stati accertati legalmente e che hanno portato alla condanna degli imputati a versare una provvisionale di un milione di euro, in attesa della causa civile.
“Le pene sono state irrisorie, rispetto al danno, non per colpa dei giudici, ma di una legislazione che si preoccupa più di aggravare le conseguenze dei reati di strada, piuttosto di quelli che provocano danni alle persone – spiegano i legali – In questo caso è si è trattato di comportamenti colposi con previsione del danno. Chiederemo che la stessa aggravante venga applicata anche per l’omicidio colposo, con il riconoscimento del dolo eventuale, per pratiche particolarmente scellerate. Chi mette in vendita il formaggio prodotto con latte crudo accetta il rischio delle contaminazioni”.
La battaglia di Giovanni Battista Maestri non si è limitata alle denunce giudiziarie, ha anche messo in moto un meccanismo di vigilanza sanitaria che la scorsa estate si è tradotta nell’approvazione di linee guida, concordate a livello del ministero della Salute, per la commercializzazione dei formaggi. Qualche mese fa in Regione Lombardia, Giacomo Zamperini, consigliere di Fratelli d’Italia, aveva presentato una mozione in difesa dei produttori dei formaggi a latte crudo, per salvaguardare malghe e alpeggi. Maestri aveva reagito all’ipotesi di introdurre deroghe: “È una mozione mistificatoria e pericolosa. Ogni vittima avrà una responsabilità politica: la loro”, aveva scritto.
Maestri era stato particolarmente severo. “Le persone che oggi minimizzano o negano i fatti e il consigliere dovrebbero confrontarsi con ciò che accade davvero. Dovrebbero vedere i bambini che si ammalano: vederli morire oppure e, forse questa è la cosa peggiore, vederli entrare in stato vegetativo per sempre”. Aveva aggiunto: “Dovrebbero vedere bambini con piaghe da decubito sulla testolina, assistere alle crisi di astinenza da morfina, sentirli lamentarsi senza che nessuno riesca a comprendere il motivo. Dovrebbero vedere genitori costretti a portare il proprio figlio in un hospice pediatrico. Dovrebbero vedere un bambino a cui è stata tolta la possibilità di vivere, di salire su un’altalena, su uno scivolo, di giocare con gli altri bambini e di mangiare un gelato”.
Quello scontro è stato solo uno dei tanti con le istituzioni politiche ed economiche da parte di Maestri, come ha raccontato in molte occasioni ilfattoquotidiano.it. È andato fino in Senato a presentare un libro scritto per mettere in guardia dai formaggi con latte crudo. Ha contestato pubblicamente il marchio di eccellenza assegnato al Caseificio di Coredo dall’Apt della Val di Non. È intervenuto sui media quando la potente lobby dei produttori ha cercato di far passare “la narrazione tossica del ‘latte crudo come tradizione’”, documentando come marketing, ideologia, silenzi istituzionali e comportamenti irresponsabili abbiano coperto “gravi carenze igienico-sanitarie e responsabilità penali accertate”.
L'articolo La battaglia del padre di Mattia Maestri, morto per un formaggio a latte crudo: “Continuerò, non accada mai più” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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