“L’ossessione deve essere quella di sopravvivere al proprio ego e di non cadere nella trappola della vetta e del successo. Ho deciso di non proseguire la scalata del Manaslu. La montagna, come il nostro destino, è imprevedibile”: parla Simone Moro

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Non è la prima volta che il Manaslu lo respinge. E non è la prima volta che Simone Moro comprende la necessità di assecondare la “Montagna dello Spirito”, con i suoi 8.163 metri, ottavo Ottomila della Terra per altezza.

L’alpinista bergamasco ha deciso di abbandonare la salita e lo racconta in un lungo post social: “Ho scelto una foto del Manaslu dal mio archivio delle spedizioni invernali per dire che la mia spedizione autunnale al Manaslu 2026 è finita. Sono salito in autonomia fino al Campo 3, ho dormito lì ed ero pronto a salire ancora più in alto. Poi ho visto e capito quali fossero davvero le condizioni della montagna: molto pericolose. Sono tornato al campo base e ho chiamato Karl Gabl, uno dei meteorologi più esperti e autorevoli al mondo”.

Inizia così il lungo racconto. Poi la telefonata a Gabl e una risposta che conferma i timori di Moro: “Mi ha detto chiaramente che tra il 24 e il 28 settembre sono previste nevicate molto intense, con almeno due metri di neve fresca su tutte le grandi montagne del Nepal, da ovest a est. Ho condiviso le previsioni con gli altri al campo base e coincidevano anche con diversi altri modelli meteo. Il messaggio, quindi, era chiaro per chi vuole ascoltare, capire e seguire le evidenze“.

Moro, però, ha deciso di fare di più e di “dare l’esempio e di lasciare il campo base tra i primi, nonostante la ‘fama’. Avrei potuto salire velocemente, senza ossigeno, senza compagni né guida, ma non in una situazione che appariva chiaramente come una roulette russa”.

Poi un passaggio centrale: “C’è sempre tempo per imparare e anche per insegnare a ‘fallire’, a rinunciare quando serve per sopravvivere e diventare, potenzialmente, dei ‘vincitori sul lungo periodo’. Chi non conosce la paura, l’umiltà, le grandi sconfitte e il rispetto per la natura spesso finisce per avere una vita, una storia o un successo molto brevi, magari intensi, ma brevi. Lottare per restare vivi e semplicemente rimandare un successo è l’unico modo per continuare a sognare e lavorare per raggiungerlo. L’ossessione deve essere quella di sopravvivere al proprio ego e di non cadere nella trappola della vetta e del successo“. Parole che parlano di montagna, ma anche di vita.

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