ARTICLE AD BOX
Quando si parla dell’11 settembre non c’è bisogno di indicare l’anno. Non rappresenta soltanto una data storica, ma una ferita ancora aperta nella coscienza collettiva del mondo. Nonostante sia nato a New York, per il 25esimo anniversario degli attentati Trump, rinuncerà a recarsi a Ground Zero e celebrerà invece la ricorrenza al Pentagono. Il presidente intendeva infatti pronunciare un discorso e durante la commossa cerimonia commemorativa non sarebbe stato possibile. Il discorso presidenziale sarà allora pronunciato nel corso dell’analoga commemorazione che si svolgerà al Pentagono, un altro degli obiettivi principali dei terroristi islamici che compirono gli attentati. Sarà il vice presidente JD Vance a presenziare alla cerimonia al World trade center per ricordare quel giorno d’orrore e di terrore per l’umanità.
Nine eleven, 9/11, lo chiamano negli Stati Uniti, che quel giorno capirono sulla propria pelle quanto era implacabile l’odio contro di loro. Un infinito buco nero impresso nella memoria, ma cangiante nei modi in cui lo si ricorda di generazione in generazione, non solo per non dimenticare, ma per il senso profondo di ciò che ha rappresentato e per scongiurare che possa ripetersi. Ha rappresentato la dichiarazione di guerra totale all’America e all’Occidente da parte del fondamentalismo islamico. Un attacco proditorio, a tradimento, né più né meno quello scatenato dai giapponesi a Pearl Harbor, nel 1941. Una sfida epocale, deliberata, all’ultimo sangue, che non avrà fine se non quando sarà estirpato il fanatismo fondamentalista sciita.
“Chiunque ha progettato l’attentato ha scelto con precisone gli obiettivi: il potere economico con le Twin Towers, il potere militare con il Pentagono, il potere politico con la Casa Bianca alla quale era destinato l’aereo precipitato in Pennsylvania. Ma se i terroristi fossero stati meno ignoranti avrebbero dovuto immaginare un quarto obiettivo. Avrebbero dovuto colpire Hollywood, il simbolo della dominazione culturale americana” aveva ironicamente dichiarato, ma non tanto, dopo l’attentato newyorchese Zigmunt Bauman, il teorico della società liquida e della degenerazione della globalizzazione.
In questo quarto di secolo il mondo é molto cambiato, e non in meglio. L’11 settembre resta il punto di riferimento di quanti non si illudono affatto, come invece gran parte della società consumistica, che dopo aver superato pestilenze ed epidemie, catastrofi naturali e artificiali, come l’esplosione di due bombe nucleari, nonché regimi infernali e abominevoli quali quelli di Hitler e Stalin, del cambogiano Pol Pot e del generale nipponico Hideki Tōjō, il pianeta possa sopravvivere per consunzione anagrafica dei terroristi anche al fanatismo islamico. Da 25 anni l’11 settembre é al contrario il tormento e l’incubo di quanti sono consapevoli che se si lascia campo libero al terrorismo islamico e ai pervicaci piani dei fondamentalisti di realizzare ordigni nucleari, la prossima volta l’apocalisse delle Twin Tower avrà le sembianze di un fungo atomico che cancellerà la civiltà.

1 hour_ago
1




English (US) ·