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Quando Marco Lanzetta partì dall’Italia, nel 1989, non aveva idea che sarebbe rimasto in giro per il mondo per quasi quarant’anni. “Nella mia testa non c’era solo l’idea di un’esperienza all’estero, ossia uno strumento per arricchire il mio bagaglio professionale, ma anche il desiderio di evadere da un sistema che non sentivo mio. Non c’era però la premeditazione di un addio definitivo. La svolta è arrivata gradualmente”, racconta a ilfattoquotidiano.it. Una sera, dopo un turno estenuante in ospedale a Sydney, guardò il profilo della città sulla baia e si accorse di non stare più contando i giorni che lo separavano dal ritorno. “L’Australia non era più una tappa: era diventata casa“.
Nel 1995 Marco è tornato in Italia per lanciare il programma nazionale di trapianti di mano, continuando però a mantenere la famiglia in Australia e la direzione del Centro di Microchirurgia di Sydney. Oggi, dato che ormai i figli sono grandi, vive in Svizzera. Ma è in Australia che si è compiuto il passaggio più importante della sua storia: quello da italiano emigrato a padre di una famiglia ormai profondamente australiana. I tre figli, Matteo, Michael e Pietro – quest’ultimo nato a Montreal – hanno studiato al Saint Ignatius’ College Riverview di Sydney. Il momento in cui Marco ha percepito che qualcosa era cambiato è arrivato un sabato mattina, osservandoli giocare a rugby. “Il loro modo di vivere le emozioni, il cameratismo e il senso di appartenenza era nativo, non assimilato come il mio”. Poi Michael, nato a Sydney, ha superato i compagni nel tema in inglese alla prova di maturità. “Ho capito che la transizione era completa: i miei ragazzi non avevano solo un passaporto australiano, ma anche un’importante carta da giocarsi nella loro vita futura”.
L'articolo “L’Australia è diventata casa, lì ho cresciuto la mia famiglia. Giovani, andate dove il merito viene riconosciuto” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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