L’Africa è entrata nella rotta della droga latino-americana. Ecco come

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Da molti anni, la cocaina latinoamericana ha viaggiato attraverso alcuni Paesi africani per arrivare ai mercati internazionali, come quelli dell’Europa. Ora però l’aumento della richiesta di consumo di cocaina e altre droghe sintetiche, tra cui la metanfetamina, ha costretto i narcos a spostare la logistica. E l’Africa si presenta come un epicentro vantaggioso per alcune tappe della produzione e commercializzazioni delle sostanze illegali.

Così, le autorità hanno individuato un aumento significativo nelle attività dei cartelli latinoamericani nel continente africano. Come sostiene un report dell’Africa Center for Strategic Studies, un’istituzione del Dipartimento della Difesa americano finanziata dal Congresso per lo studio delle questioni di sicurezza globale.

I dati parlano anche di operazioni per contrastare questo fenomeno. Lo studio svela che l’Agenzia nazionale per l’applicazione della legge sugli stupefacenti (NDLEA) della Nigeria, ad esempio, ha sequestrato 2025 circa 5.000 tonnellate di droga e arrestato quasi 20.000 persone. “Si tratta di un incremento di 17 volte rispetto alle 273 tonnellate sequestrate nel 2020. Dal 2011, la NDLEA ha individuato e smantellato circa 25 laboratori di metanfetamina”, si legge nello studio.

La crescente influenza delle organizzazioni criminali latinoamericane in Africa si traduce in ripercussioni profonde sulla sicurezza. Questo a causa di un aumento nella richiesta di consumo della cocaina. Quasi tutta la cocaina prodotta a livello mondiale proviene da Colombia, Perù e Bolivia. “Dato che l’Europa assorbe circa un quarto dell’offerta globale di cocaina – spiega l’Africa Center for Strategic Studies -, l’Africa funge da tempo da snodo per questo commercio illecito. I carichi di cocaina attraversano solitamente l’Atlantico partendo dalle coste del Brasile – occultati all’interno di container diretti verso i porti dell’Africa occidentale, lungo il Golfo di Guinea – per poi proseguire verso l’Europa”.

I narcos hanno dunque dimostrato una grande capacità di adattamento e di essere molto sofisticati. Disegnano carichi più piccoli su imbarcazioni di ridotte dimensioni (dagli yacht privati ai sommergibili senza equipaggio) e cercano di farli partire da porti meno sorvegliati in Brasile, Guyana e Suriname.

Anche la produzione di metanfetamina è aumentata come mai nella storia. “Il mercato globale degli stimolanti di tipo anfetaminico ha un valore stimato tra i 17 e i 29 miliardi di dollari, con un tasso di crescita del 13% annuo” […] L’Africa è diventata un nodo sempre più centrale per questa droga sintetica illecita, poiché i cartelli cercano di sfruttare contesti favorevoli alla produzione e al traffico. I cartelli della droga latinoamericani hanno stretto accordi con gruppi criminali africani per ottenere supporto logistico, terreni e protezione, stabilendo così laboratori per la produzione di metanfetamina nel continente”.

In questo nuovo scenario, l’Africa si presenta come un luogo strategico per i cartelli della droga latinoamericani perché ci sono “reti di traffico illecito già consolidate, rotte di contrabbando secolari, scarsa capacità di interdizione marittima e costiera, nonché la presenza di numerosi pescherecci – cinesi e non solo – impegnati in attività di pesca illegale al largo delle coste dell’Africa occidentale, che offrono una copertura ideale per le operazioni di trasbordo di stupefacenti”.

E quali organizzazioni sono presenti? Dal famoso cartello di Sinaloa a quello di “Jalisco Nueva Generación”, entrambi del Messico. Ma anche “Primeiro Comando da Capital”, il più grande del Brasile e il Clan del Golfo della Colombia. Il report indica anche la presenta dell’Ndrangheta dell’Italia.

“La crescente influenza dei cartelli latinoamericani in Africa accresce i rischi per la sicurezza nel continente, includendo la possibile introduzione di tecnologie basate su droni tra i gruppi criminali locali e la collaborazione con formazioni estremiste violente. Analogamente a quanto accade in America Latina, una volta che questi cartelli riescono a radicarsi, diventano una minaccia per le attività economiche lecite, per interi settori produttivi, nonché per le amministrazioni locali e le forze dell’ordine”, avverte lo studio.

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