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“L’aborto non è un diritto. Vogliamo prevenzione, sostegno concreto a chi sceglie di tenere un figlio e riconoscimento giuridico del concepito”. Lo afferma Roberto Vannacci presentando la seconda parte del programma di Futuro Nazionale, online da lunedì sul sito del partito del generale. Nella sezione dedicata a “demografia, famiglia, vita e identità” si propone di riconoscere il concepito “come soggetto titolare di interessi giuridicamente tutelati“, considerando il bambino già durante la gravidanza ai fini dell’accesso a bonus e agevolazioni, dalle borse di studio alle case popolari. Previste anche aggravanti per i reati commessi contro donne incinte che provochino la perdita del nascituro. Tra le misure indicate figurano poi la presenza delle associazioni pro-vita nei consultori, “l’informazione sul battito fetale“, aiuti economici per le gravidanze difficili e lo sviluppo dell’adozione prenatale, con una “culla per la vita” in ogni reparto maternità. Per quanto riguarda la pillola abortiva Ru-486, invece, il programma punta a vietarne la somministrazione in regime ambulatoriale o domiciliare; nel pacchetto entra anche la proposta di istituire un ministero della Vita, della Famiglia naturale e dell’Identità, nonché di fissare al 25 marzo una “Giornata nazionale della vita nascente”.
Il programma di Fn indica nella “crisi demografica” la “principale emergenza nazionale“: la posizione del partito, si legge, è “pro-vita dal concepimento alla morte naturale”, quindi contraria all’eutanasia e al suicidio assistito. Per Vannacci “il matrimonio rimane l’unico istituto di coppia, perché solo la procreazione ha rilievo pubblico”: il programma propone quindi l’abrogazione delle unioni civili e indica nella famiglia fondata sull’unione tra uomo e donna il modello da sostenere con politiche fiscali e abitative, asili nido e congedi. Si prevede il “divieto esplicito di interventi chirurgici di riassegnazione del sesso e di somministrazione di ormoni cross-sex e bloccanti della pubertà ai minorenni, con previsione di reato universale, indipendentemente dal consenso dei genitori o dei tutori legali”; ma anche”il divieto alla diffusione di programmi, scene tv, spot pubblicitari ecc. di contenuto genderista/omosessualista nel caso in cui a questi contenuti, per i mezzi, gli orari e altre circostanze, possano essere esposti bambini. Inoltre, sosteniamo l’estensione della fascia protetta dalle ore 6 alle ore 23 per tutti i media audiovisivi, con sanzioni severe fino alla sospensione della licenza per le trasmissioni che violino i divieti”.
Tra le proposte c’è anche quella di attribuire un “voto plurimo” ai genitori con figli: “Sarebbe un interessante esperimento politico, da valutare attentamente, quello di dare rappresentanza a tutti gli italiani, facendo rappresentare, come già avviene in ogni altra materia, i minori dai genitori. Sarebbe peraltro una forma di ponderazione democratica del voto, che tiene conto del peso di chi rappresenta una “società domestica”, ovvero una famiglia. Nella concretezza, si tratterebbe di intervenire sull’articolo 48 della Costituzione e assegnare ai genitori un numero superiore di schede, pari a quello dei figli, per esempio divisi tra il padre e la madre e, nei casi dispari, a tornate alternate. Si tratta per il momento solo di una idea che offriamo al dibattito italiano, già lanciata anni fa dall’economista Luigi Campiglio e dall’ex ministro Maurizio Sacconi, e che varrebbe la pena di prendere in considerazione anche per dare ulteriore e formale riconoscimento al valore della famiglia, la società domestica, quale nucleo fondante della società nazionale”.
L'articolo “L’aborto non è un diritto”: il nuovo capitolo del programma di Vannacci. “Abolire unioni civili, stop gender in tv” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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