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Le dinamiche dei due principali conflitti attualmente in corso si sono incontrate ieri nel bacino del Mar Caspio, quando all’interno di un’operazione militare condotta dalle forze ucraine sono state colpite alcune navi che transitavano in quelle acque, compreso un mercantile iraniano. Su quest’ultimo, secondo le autorità della Repubblica islamica, un’esplosione avrebbe provocato la morte di un marinaio e il ferimento di almeno un altro membro dell’equipaggio.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivendicato il successo dell’operazione, sostenendo che essa abbia colpito infrastrutture logistiche utilizzate per il trasferimento di materiale militare legato all’Iran. Nella stessa occasione Zelensky ha anche lanciato nuove accuse contro Mosca, affermando che la Russia starebbe fornendo a Teheran un supporto di intelligence satellitare destinato a facilitare gli attacchi iraniani in Medio Oriente (un tema, quest’ultimo, riemerso pochi giorni fa a livello mediatico).
Le accuse ucraine si inseriscono in un rapporto sempre più stretto tra Mosca e Teheran. Dall’inizio dell’invasione russa del 2022, Kyiv ha denunciato la fornitura da parte dell’Iran di migliaia di droni Shahed impiegati negli attacchi contro le città ucraine. Proprio l’esperienza maturata nella difesa contro questi sistemi ha spinto l’Ucraina a offrire assistenza ad alcuni Paesi del Medio Oriente colpiti da attacchi iraniani, inviando personale militare specializzato nell’intercettazione dei droni. L’attacco nel Mar Caspio rappresenta quindi molto più di un’operazione militare tattica, quanto un punto di convergenza tra due dinamiche belliche fino ad ora formalmente separate. Con differene nelle chiavi di interpretazione: se da un lato Kyiv punta a interrompere le linee logistiche che alimentano la cooperazione militare tra Mosca e Teheran, dall’altro l’Iran interpreta l’azione come un’aggressione diretta ai propri interessi nazionali.
L’episodio ha infatti provocato una dura reazione da parte di Teheran. Il ministero degli Esteri iraniano ha definito l’attacco un’azione “ostile e criminale”, accusando l’Ucraina di voler estendere la guerra oltre i suoi confini e sostenendo che il mercantile colpito fosse impegnato esclusivamente in attività commerciali. L’ambasciata ucraina è stata convocata dal ministero degli Esteri iraniano per ricevere una protesta formale, con il titolare del dicastero Abbas Araghchi che ha dichiarato che l’attacco “non può restare senza risposta”, definendolo una violazione della Carta delle Nazioni Unite. Anche alcuni esponenti del Parlamento iraniano hanno alzato i toni. Ebrahim Azizi, presidente della Commissione Sicurezza nazionale e Politica estera del Majlis, ha avvertito che qualsiasi attacco contro l’Iran comporta un prezzo e che anche Kyiv potrebbe presto scoprirlo. Le dichiarazioni alimentano il timore di possibili ritorsioni, sebbene non siano stati indicati tempi o modalità di un’eventuale risposta.
Anche la Russia ha espresso solidarietà all’Iran. In un colloquio telefonico con Araghchi, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha espresso le condoglianze per la morte del marinaio iraniano e ha condannato quella che ha definito l’ennesima provocazione del governo ucraino. Mosca e Teheran hanno inoltre ribadito l’intenzione di proseguire il coordinamento politico e diplomatico, sia sul dossier ucraino sia sulle tensioni in Medio Oriente.

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