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Prima al mondo come vendite dopo la Sportage, la Kia Seltos arriva nel vecchio Continente e in Italia con la seconda generazione, perché la prima, lanciata nel 2019, era stata riservata solo a mercati come quelli asiatici e del nord America. In Europa, del resto, il costruttore coreano presidiava (e presidia) il segmento dei C-Suv con la Stonic e la Xceed, entrambe fresche di aggiornamento. Con la Seltos – nome che deriva dalla mitologia greca (Celto era il figlio di Ercole) – Kia compie un altro passo in avanti verso l’elettrificazione, anche se il test drive tedesco non lontano da quartier generale europeo che si trova a Francoforte ha riguardato la variante a benzina equipaggiata con un millesei turbo da 177 Cv e 270 Nm di coppia abbinato alla trasmissione automatica a doppia frizione a sette marce.
Gli esterni, a cominciare dalla firma luminosa, richiamano quelli dei veicoli elettrici di Kia, che offre anche l’opzione full hybrid (addirittura con il dispositivo vehicle to load, generalmente proposto sulle elettriche pure), i cui prezzi ci sono già, ma i dati sono in corso di omologazione. Questa variante diventerà trifuel perché la filiale europea intende commercializzare l’opzione con il Gpl, che in Italia – il mercato europeo con la maggior penetrazione di questa alimentazione (circa il 10% di quota) – potrebbe avere un certo successo.
La Seltos, 4,43 metri di lunghezza, è disponibile a trazione anteriore e a trazione integrale con consumi compresi tra 6,6 e 7,5 l/100 km (attorno agli 8 rispetto ai 7 dichiarati per il modello guidato), sufficientemente razionali anche senza l’elettrificazione e per un Suv che pesa tra i 1.425 e i 1.545 kg (tra 1.490 e 1.600 come full hybrid).
La variante provata, quella a benzina con il cambio automatico e a trazione anteriore, si muove bene su strada anche se il suo ambiente naturale appare quello cittadino grazie al suo sterzo demoltiplicato. Non esaltante la posizione del pulsante per inserire il freno di stazionamento elettronico, in basso e a sinistra rispetto al conducente, e nemmeno la visibilità posteriore di tre quarti, penalizzata dal montante piuttosto ingombrante peraltro studiato per assicurare una maggiore abitabilità ai passeggeri della seconda fila.
Lo spunto da 0 a 100 avviene in 8,8” (il migliore della gamma) e l’andatura massima è di 208 km/h (nessun’altra Seltos è più veloce, non in Europa e non di serie almeno): può anche essere divertente da guidare, anche se nella zona del test drive ci sono rotonde né tornanti. Impressiona l’abitacolo, che è spazioso e funzionale, comunque arioso, con sedili che si possono inclinare fino a 24° (12 in avanti e 12 indietro). E con un bagagliaio capace di assicurare tra i 536 e i 1.511 litri di capienza (un po’ meno per la varianti full hybrid). Al solito, l’equipaggiamento di serie è interessante e già sulla Business, l’allestimento “base”, include lo schermo da 12,3”, la Smart key con start button, il Blind-spot Collision Avoidance Assist, il Lane Following Assist 2 e Cerchi in lega da 16’’.
Il prezzo d’accesso alla gamma riguarda la versione con il cambio manuale, a listino a partire da 31.500 euro, dai quali in caso di finanziamento se ne possono detrarre 3.550 di promozione. Lo stesso vale per la declinazione con la trasmissione automatica, che parte da 33.500. Il top di gamma ad alimentazione termica è la X-Line a trazione integrale, tra le altre cose con cerchi da 19”, portellone posteriore ad apertura intelligente e la funzione Blind-spot view monitor, che proietta le immagini dell’angolo cieco non appena si attiva l’indicatore di direzione, da 41.000 euro. Il gradevole tetto panoramico apribile elettricamente costa 1.250 euro e si può avere sulle GT-Line e X-Line.
L'articolo Kia Seltos, la prova de Il Fatto.it – Il suv globale che guarda all’Europa – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.





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