Istat: negli ultimi 25 anni prezzi saliti del 63%. Per casa e utenze inflazione del 120%, per gli alimentari del 90%

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Tra il 2000 e il 2025 i prezzi in Italia sono saliti in media del 63%. Ma quelli di abitazione e utenze sono aumentati di quali il 120%, calcola l’Istat, mentre beni alimentari e bevande sono rincarati di quasi il 90%. I servizi di alloggio e ristorazione hanno subito poi un’inflazione di oltre l’80%. Viceversa, hanno conosciuto una crescita sotto la media settori come istruzione e sanità o abbigliamento (l’aumento si aggira attorno al 40%). Nel caso dei beni industriali non energetici, l’inflazione non va oltre al 25%

L’Istat, nel report Storie di dati sui prezzi al consumo, fa poi un esercizio interessante: confronta la quantità di beni acquistabili con l’equivalente di cinque euro nel 2025 e nel 1926, mettendo a paragone il potere di acquisto dei consumatori a un secolo di distanza. Per alcuni prodotti, la quantità di bene acquistabile negli anni ’20 del Duemila è minore di quella degli anni ’20 del Novecento: è il caso per esempio delle patate (5,5 kg nel 1926, solo 3 kg nel 2025), ma anche di prodotti come pane, latte o, in misura minore, la carne bovina, beni che richiedono una forte componente di lavoro o hanno alle spalle costi produttivi più difficili da comprimere.

Diversamente, per alcuni beni trasformati industrialmente o che hanno alla base del processo produttivo delle materie prime divenute meno care, le quantità di bene acquistabili sono notevolmente aumentate: nel 1926 con cinque euro si acquistavano 1,3 kg di pasta secca, mentre 2025 ben 3 kg. Idem per lo zucchero o il caffè. Ciò influisce anche sui prezzi relativi: per esempio nel rapporto pane-zucchero, nel 1926 il prezzo dello zucchero era circa 2,5 volte quello del pane, mentre cento anni dopo è il prezzo del pane che è quasi tre volte quello dello zucchero.

L'articolo Istat: negli ultimi 25 anni prezzi saliti del 63%. Per casa e utenze inflazione del 120%, per gli alimentari del 90% proviene da Il Fatto Quotidiano.

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