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No a Whatsapp, meglio WeChat. La scelta dell’esercito del Pakistan di abbandonare l’app di messaggistica occidentale per quella cinese non è casuale; segna, se mai ve ne fosse stato bisogno, l’ennesimo avvicinamento sul piano strategico-militare di Islamabad a Pechino. I vertici delle forze armate pakistane hanno ordinato a chi veste la divisa e persino al personale amministrativo di abbandonare in modo progressivo l’app di Meta, per trasferirsi sulla piattaforma cinese. Il primo dato che si può rilevare è che in India, nazionale rivale per antonomasia del Pakistan, WeChat non è permessa, così come altre 58 applicazioni, tra cui TikTok. Nel giugno 2020 il governo indiano ha stabilito che il divieto era da ricondurre a motivi di sicurezza nazionale: secondo il ministero dell’Elettronica e dell’Informatica, esistevano prove attendibili che le app cinesi raccogliessero e trasmettessero i dati degli utenti a server del Dragone.
In modo speculare, la scelta dei vertici dell’esercito pakistano riguarda la sicurezza: Whatsapp, secondo le loro valutazioni, metteva a rischio le comunicazioni, permettendo infiltrazioni dall’esterno. Ma appare altrettanto chiaro come WeChat permetterà all’esercito di avere una sintonia migliore nelle comunicazioni con le forze armate di Pechino, che rappresentano il miglior sponsor nello scacchiere mondiale, e fedeli partner dal punto di vista commerciale nell’acquisto di armamenti.
Secondo i dati raccolti dallo Stockholm International Peace Research Institute, il Pakistan acquista per l’80% i suoi armamenti dalla Cina, e Pechino basa il 61% del suo export globale su Islamabad: si parla di caccia da combattimento, radar, unità navali, sistema di difesa aerea. Ci sono anche i droni, del tipo Wing Loong, che il Pakistan può produrre in modo autonomo con il permesso cinese.
L’ultimo acquisto da parte del Pakistan ha riguardato circa 200 sistemi di artiglieria mobile SH-15, da schierare lungo il confine con l’India. Del resto, le tensioni non sono mai sopite e la scintilla per uno scambio di colpi di cannone è sempre accesa. Nel maggio 2025 il governo Modi ha lanciato l’operazione Sindoor, bombardando posizioni pakistane, in risposta ad un attacco subito il 22 aprile in Kashmir che aveva fatto 22 vittime, la maggior parte turisti indù. Il Pakistan ha risposto, e per tre giorni i due avversari si sono presi a colpi di artiglieria e droni.
La decisione di Islamabad di adottare WeChat arriva in giorni impegnativi: la firma del patto di mutua difesa in programma a Gedda, assieme ad Arabia Saudita e Turchia, paesi musulmani sunniti. L’agenzia Afp ha confermato l’incontro tra il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. La Turchia rappresenta, tra le altre cose, un Paese della Nato, l’Arabia Saudita un alleato degli Stati Uniti; e il Pakistan, che già nel 2025 aveva avviato un patto strategico con i sauditi, si siede al tavolo sia per una comunanza religiosa, sia per il ruolo di mediatore che ultimamente ha ricoperto nella crisi tra Iran e Stati Uniti. Come spesso accade, la Cina resta un passo indietro e sembra fare da spettatrice: nel frattempo, WeChat diventa il canale base per un esercito alleato come quello di Islamabad. Le vie delle alleanze sono curiose e mutevoli, e passano anche da una app di messaggistica.
L'articolo Islamabad rafforza l’asse con Pechino: l’esercito pakistano abbandona WhatsApp per l’app di messagistica cinese WeChat proviene da Il Fatto Quotidiano.




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