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Sono giorni di polemiche a Reggio Emilia, dopo la rinuncia di cento docenti provenienti da scuole ebraiche americane e israeliane di prendere parte a un progetto educativo di Reggio Children. Il motivo dietro alla decisione, secondo quanto riportato da Jewish Insider, va ricercato nella richiesta agli aspiranti partecipanti, da parte di alcuni genitori di Reggio Children, di firmare un documento nel quale si prendono le distanze dalle politiche del governo Netanyahu a Gaza. Una richiesta illegittima, secondo gli insegnanti che hanno deciso di non partire per l’Emilia, che ha scatenato la reazione, tra gli altri, del capo della Comunità ebraica milanese, Walker Meghnagi, che ha parlato di “metodi da Terzo Reich”. Immediata la reazione del sindaco di Reggio, Marco Massari, che si è esposto in difesa della fondazione: “Le dichiarazioni del presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, ci sorprendono. Respingiamo con fermezza le accuse di antisemitismo rivolte al Comune di Reggio Emilia che non corrispondono in alcun modo ai nostri valori, alla nostra storia e alle ragioni del nostro impegno educativo. Ci auguriamo che queste parole siano frutto di informazioni non complete e che sia possibile chiarire ogni equivoco. Ci sembra importante non confondere una richiesta di tutela dei diritti dei bambini con una discriminazione su base religiosa o etnica”.
Lo scontro in città risale a qualche giorno fa. La Cgil locale e altre associazioni avevano già chiesto di cancellare l’iniziativa che durerà fino al 16 ottobre proprio a causa del sostegno di alcuni dei partecipanti alle politiche del governo israeliano. Al centro dello scontro proprio il Paradigm Project, progetto formativo americano legato all’insegnamento focalizzato sulla comunità ebraica locale, che aveva deciso di inviare nella città emiliana i suoi insegnanti per prendere parte all’incontro organizzato da Reggio Children sul cosiddetto “Metodo Reggio Emilia”, un approccio pedagogico di fama mondiale. Alcuni genitori di Reggio Children, seguendo le proteste delle associazioni, hanno però protestato per la presenza nelle delegazioni di presunti sostenitori delle azioni condotte dalle Forze di difesa israeliane (Idf) nella Striscia, fino a chiedere, sostiene Jewish Insider, che i partecipanti firmassero un documento nel quale prendono le distanze dalle politiche del governo.
“Le nostre identità sono state rese pubbliche e i nostri profili social personali e istituzionali sono stati esaminati e presentati come prova del nostro sostegno a Israele e all’Idf”, ha dichiarato Pesha Kletenik, responsabile della Manhattan Day School e tra le educatrici che hanno deciso di disertare. Ma ad attaccare è soprattutto Megnaghi: “I metodi e il clima instaurati da certi Comuni emiliani mi ricordano molto quelli di Goebbels e quanto scriveva il gerarca fascista Roberto Farinacci, ‘ebrei razza immonda da seppellire in quanto tali’. Non si può chiedere a un cittadino americano, a un docente, a un ebreo di rispondere come ebreo in quanto tale. È la negazione totale dell’inclusione che a parole si dice di voler promuovere. È antisemitismo. Chiedo che l’amministrazione comunale di Reggio Emilia (partner della Fondazione, ndr) si dimetta”. Sulla questione è intervenuto anche il ministro per gli affari Europei, Tommaso Foti, per attaccare anche lui l’amministrazione Pd: “La rinuncia della delegazione di insegnanti ebrei americani alla visita a Reggio Emilia è una vicenda grave che impone una riflessione politica. Una città che si richiama all’inclusione e al dialogo non può permettere che il confronto educativo finisca schiacciato dalle contrapposizioni ideologiche”.
Accuse che il sindaco rispedisce ai mittenti, spiegando che “Reggio Emilia accoglie tutte le scuole. Lunedì la delegazione delle scuole israeliane sarà in città e sarò personalmente ad accoglierla. La storia di Reggio Emilia, i valori democratici che la nostra comunità ha sempre difeso e il lavoro quotidiano delle nostre scuole parlano per noi. Ci sembra importante non confondere una richiesta di tutela dei diritti dei bambini con una discriminazione su base religiosa o etnica. La Carta di Reggio Children per un’educazione democratica e partecipata testimonia concretamente il nostro impegno, ossia costruire luoghi educativi aperti a tutte e tutti, capaci di promuovere il dialogo, il rispetto dei diritti, la pace e il rifiuto di ogni forma di discriminazione. La Carta non chiede a nessuno di rispondere in quanto ebreo, israeliano o appartenente a qualsiasi altra comunità. Chiede a chi partecipa a un percorso educativo di condividere principi universali di rispetto e protezione dell’infanzia che devono valere per ogni bambina e ogni bambino, senza eccezioni”.
L'articolo Insegnanti ebrei disertano un progetto educativo a Reggio Emilia: “Dovevamo prendere le distanze da Israele”. Sindaco: “Antisemitismo? No, è tutela dei minori” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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