ARTICLE AD BOX
Il centrodestra rischia un cortocircuito. I deputati della maggioranza della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera sembrano orientati a sollevare davanti alla Corte Costituzionale il caso delle chat della deputata di Avs Francesca Ghirra (foto), acquisite dalla Procura di Ravenna che indaga sui medici sospettati di falsificare certificati per evitare agli stranieri irregolari la detenzione nei Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio). E’ un’inchiesta strategica per il governo e in particolare per il Viminale, che infatti impegna lo Sco, il Servizio centrale operativo della polizia che in genere si occupa di criminalità organizzata, nella “caccia” a questi medici. Riempire i centri di detenzione è infatti un obiettivo fondamentale del centrodestra che insegue Roberto Vannacci, anche se poi tutti sappiamo che meno di metà dei migranti irregolari reclusi vengono realmente rimpatriati per mancanza di accordi con i Paesi d’origine.
Purtroppo la gestione (privata) di questi centri lascia molto a desiderare, c’è un articolato contenzioso sugli appalti e sono usciti rapporti dettagliati sulle difficili condizioni dei reclusi e la diffusione di malattie infettive, patologie psichiatriche e atti di autolesionismo, quindi molti medici non sempre sottoscrivono l’idoneità alla detenzione per persone in precarie condizioni visitate in pochi minuti. Si vedrà in giudizio chi ha ragione. Intanto, però, la vicenda arriva domani 1° ottobre davanti alla Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio, sollecitata dal presente della Camera Lorenzo Fontana dopo una lettera di Ghirra.
Nel febbraio scorso i giudici di Ravenna hanno applicato misure sospensive nei confronti di alcuni medici locali, accusati di aver falsificato i certificati. Nelle ultime perquisizioni ordinate a settembre dalla pm Angela Scorza, quasi tutte a medici neppure indagati che esercitano in tutta Italia, sono state acquisite anche le chat di Ghirra e della senatrice di Avs Ilaria Cucchi con il medico infettivologo Nicola Cocco, unico indagato di questa seconda tranche. Le conversazioni riguardano le attività ispettive delle parlamentari nei Cpr. Le chat non possono essere acquisite senza chiedere l’autorizzazione alla Camera di appartenenza ai sensi dell’art. 68 della Costituzione. Così ha deciso la Corte costituzionale in diversi casi di conflitti di attribuzione, il più noto dei quali riguardava le chat di Matteo Renzi finite nell’inchiesta sulla Fondazione Open (sentenza n. 170 del 2023).
Cucchi ha protestato, ha reso noto il contenuto delle sue chat per dimostrare che non ha nulla da nascondere ma ha rinunciato a portare il caso davanti alla Consulta. La Procura di Ravenna, colta in fallo, si è chiusa nel silenzio ma non ha mai smentito quanto le è stato attribuito dall’agenzia Ansa il 19 settembre, ovvero che le chat saranno “sigillate” – cioè non utilizzate – ed erano state “estrapolate in automatico, con l’apposito sistema” in quanto “contenevano alcune parole chiave (vedi ‘cpr’, ‘non idoneità’, ‘certificati’ e altro)”. Purtroppo però di questa ricerca per parole chiave, che pure non eliminerebbe l’obbligo di chiedere l’autorizzazione al Parlamento, non c’è traccia nel decreto di perquisizione, né nel verbale delle operazioni. Il dottor Cocco, sentito dal Fatto, ha detto che i poliziotti “avevano un elenco di chat da estrapolare, le hanno cercate una per una senza parole chiave”. Il procuratore reggente di Ravenna Stefano Stragiotti ha confermato la “linea del silenzio” senza smentire l’Ansa e nemmeno Cocco.
Ghirra invece ha scritto al presidente della Camera. A Fontana ha riferito di aver “dovuto valutare se una mia qualunque reazione ad una iniziativa palesemente illegittima, potesse essere strumentalmente considerata come ricerca di impunità. Tanto più che non ho alcuna preoccupazione e/o timore rispetto al contenuto dei messaggi”, chiaramente riferiti alle “prerogative di controllo e ispezione” nei Cpr, ma ha sottolineato la “necessità di una iniziativa verso la Procura per ogni necessario chiarimento dei fatti e delle circostanze che hanno comunque determinato una evidente e incontestabile violazione delle garanzie previste dell’articolo 68 della Costituzione”. Fontana ha girato la questione alla Giunta che ora deve occuparsene. La relatrice sarà Antonella Forattini del Pd. Enrico Costa, membro della Giunta per Forza Italia, ha già preso posizione a tutela delle due parlamentari dell’opposizione: “Quando sono in gioco principi e prerogative fondamentali, non possono esserci distinzioni di appartenenza politica”, ha scritto, ipotizzando “un grave illecito disciplinare” nell’acquisizione delle conversazioni. Non è l’unico, nella maggioranza di centrodestra, a pensarla così. Vedremo poi se prevarrà la tutela di Ghirra o la difesa delle indagini che stanno a cuore al Viminale.
Nel frattempo però il Consiglio superiore della magistratura deve esaminare la richiesta di una pratica “a tutela” della pm Scorza: i laici di centrodestra e i togati di Magistratura indipendente, la corrente di destra delle toghe, si dolgono per le critiche troppo sferzanti. “In luogo di critiche puntuali ed argomentate relative a specifiche attività processuali o a specifici provvedimenti – scrivono – l’azione dei magistrati è stata definita una ingiusta ‘caccia alle streghe’, una criminalizzazione dell’atto medico, oltre che (come tristemente consueto) una operazione dal sapore politico, finalizzata a creare dei ‘capri espiatori’ con ‘metodi da Gestapo’”.
L'articolo Indagine su medici e Cpr, cortocircuito nel centrodestra: verso la Consulta per l’acquisizione delle chat della deputata Avs proviene da Il Fatto Quotidiano.




English (US) ·