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“Adoro la natura, il silenzio, gli animali, la neve e il freddo. Tutte cose che qui ci sono in abbondanza. In più in Finlandia c’è un elevato benessere e la gente è molto più rilassata e meno stressata rispetto all’Italia”. Stefano Mini ha lasciato il suo lavoro in Italia più di dieci anni fa e, dopo varie esperienze tra Spagna, Stati Uniti e Lettonia, oggi vive in Lapponia: ha trovato la felicità nella regione artica, dove lavora negli allevamenti di cani da slitta e renne, oltre a organizzare escursioni per i turisti. “Sì, sogno di rimanere per molto tempo”, risponde dal freddo di Levi.
Nato e cresciuto a Salò, laureato a Brescia in economia e gestione aziendale, Stefano ha lasciato il suo lavoro in Italia perché la situazione “era un disastro”. Per uno come lui, a cui è sempre piaciuto il freddo e la neve, è stato naturale scegliere di trascorrere l’Erasmus a Riga, in Lettonia. Era il 2010, e da lì ha iniziato a viaggiare per il mondo.
Passare da un Paese all’altro non è stato così complesso, anzi. Il primo lavoro subito dopo aver preso la laurea lo ha cercato in Florida: “Ricordo chiaramente che pur facendo il cameriere, guadagnavo più di quanto guadagnavano i miei colleghi in Italia, laureati in economia e con stage sottopagati”, spiega. Dal 2015 è stato per diversi anni in Spagna, gestendo una piccola impresa nel campo informatico, prima di trasferirsi definitivamente in Finlandia dal 2022, Paese da cui proviene la sua compagna.
Con 45 giorni di sole che non tramonta, Levi viene spesso definito il luogo ideale per passare le vacanze estive, godersi la magia del sole di mezzanotte, immersi nella tranquillità della selvaggia natura artica. “Il costo della vita non è tanto più alto rispetto all’Italia – spiega Stefano – ma gli stipendi lo sono. Inoltre qui c’è più uguaglianza, ci sono ottime condizioni lavorative e zero sfruttamento”. La giornata passa tra mail, nuove richieste per tour, organizzazioni di transfer, una ciaspolata o una visita alla fattoria delle renne.
“Gli stage sottopagati che ho visto tanto in Italia, qui non esistono – precisa lui –. Anche un ragazzo di 17 anni che fa part time prende uno stipendio dignitoso”. La disparità tra il lavoratore entry-level e il manager è “inferiore”, continua. C’è poi un eccellente bilanciamento tra lavoro e vita privata: “Qui quando lavorano, lavorano bene. E sono in grado di staccare dopo le loro ore e godersi la vita. Gli straordinari gratuiti che tanti miei amici hanno fatto, qui non li ho mai visti”.
Insomma, almeno nel suo campo e nella sua regione, tra datore e dipendente non c’è un rapporto ostile, ma di collaborazione: tutti remano nella stessa direzione, il clima aziendale è più rilassato, felice e produttivo perché i dipendenti non hanno rancore per i datori, che a loro volta non cercano di sfruttarli. Anche i sindacati sono “fortissimi”, aggiunge Stefano, con un’adesione “sopra il 50%, dagli ultimi numeri che ho letto”.
La sensazione è che manchi quello stress che “pervade la zona in cui sono cresciuto”. Anzi, ormai “quando torno in Italia – continua Stefano – una delle primissime cose che mi balzano all’occhio è il livello di stress generale della popolazione”. In Lapponia c’è molta meno formalità: “La mia ragazza lavora in un gruppo che in alta stagione ha oltre cento dipendenti e fattura quasi 20 milioni di euro, ha il numero di cellulare del presidente ed è normale che a volte venga in cucina ad aiutarla a fare i panini”.
Alla domanda se tornare o restare, Stefano ha le idee chiare: “Sono contento di vivere in Lapponia e ho intenzione di rimanere qui a lungo”. D’altronde, assestarsi su una routine sempre identica, fare lo stesso lavoro per 30 anni e poi andare in pensione non è la vita che fa per lui, dice. “La ragione più comune che ho visto per lasciare l’Italia (me compreso) è l’incertezza per il futuro, proprio o dei figli”. Il problema non è necessariamente la ricchezza: “Il Nord Italia come ricchezza non ha nulla da invidiare alla Spagna, per dire, dove molti italiani si trasferiscono. È la sensazione di un futuro incerto e in declino”.
La Lapponia giusto d’estate non è il massimo con tutte le zanzare e il sole di mezzanotte che dura mesi, sorride Stefano. Certo, non tutti possono fare la scelta fatta da lui, c’è chi per necessità è stato costretto a una vita diversa. Da una parte, per certi aspetti, Stefano a 36 anni si sente un privilegiato. Dall’altra, non serve venire da una famiglia benestante per seguire un percorso all’estero. “Sono partito con un conto in banca a tre cifre e mi sono costruito la mia vita scelta dopo scelta. A volte – conclude – il primo passo è più accessibile di quanto si pensi”.
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L'articolo “In Finlandia lavoro bene e mi godo la vita. Quando torno in Italia mi colpisce lo stress della gente” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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