Ilva, scatta la prescrizione per Vendola: esce dal processo Ambiente Svenduto

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“Non luogo a procedere per intervenuta prescrizione”. Si conclude così l’iter processuale di Nichi Vendola per le vicende legate all’Ilva di Taranto. L’ex presidente della Regione Puglia era imputato per concussione davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Potenza che dovrà giudicare sul secondo processo di primo grado dell’inchiesta Ambiente Svenduto, che ha ripercorso la gestione dell’acciaieria da parte della famiglia Riva. Il processo è ricominciato dall’udienza preliminare a Potenza il 21 marzo 2025, dopo l’annullamento – per la presenza di due giudici onorari tra le numerose parti civili – deciso dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto, sezione distaccata di Lecce, della sentenza di primo grado che il 31 maggio del 2021 aveva portato a 26 condanne per 270 anni complessivi di carcere. A Vendola erano stati inflitti 3 anni e sei mesi per le pressioni sull’allora direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato affinché ammorbidisse la sua linea dura contro l’Ilva.

Secondo l’impostazione della procura tarantina, nel luglio 2010, quando l’Ilva era travolta dall’emergenza per i livelli troppo alti di benzo(a)pirene nell’aria, avrebbe implicitamente minacciato Assennato di non riconfermarlo nell’incarico al vertice di Arpa Puglia perché colpevole di aver prodotto una nota nella quale aveva evidenziato l’esigenza dl procedere di ridurre e rimodulare il ciclo produttivo dello stabilimento siderurgico di Taranto. Quella nota, infatti, aveva letteralmente terrorizzato i vertici dell’Ilva che era corsa ai ripari e investito Vendola della vicenda. Ed è in questo contesto che il 6 luglio 2010 è proprio Vendola a chiamare il responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva Girolarmo Archinà: in quella telefonata l’allora presidente della giunta regionale rassicura Archinà chiedendogli di riferire ai Riva che “il presidente non si è defilato”.

Il 15 luglio incontra i vertici del Gruppo Riva e, secondo quanto emerge dalle intercettazioni, Assennato sarebbe stato tenuto fuori alla porta perché ricevesse un segnale forte. “Giorgio Assennato mi avrebbe dato una sberla se lo avessi lasciato fuori alla porta. Non mi passava nemmeno per l’anticamera del cervello di non riconfermarlo alla guida di Arpa Puglia”, dirà Vendola in aula il 27 febbraio 2019. Al termine di quell’incontro Ilva e Regione Puglia concordano l’avvio del monitoraggio diagnostico: una scelta che appare rivoluzionaria, ma in realtà affossa la proposta di Assennato.

Ed è per questo che quella mattina quando la stampa arriva per la conferenza stampa convocata d’urgenza, Assennato – che ha sempre negato pressioni da parte dell’allora presidente della Regione – appare ai cronisti particolarmente abbattuto. “Ero rassegnato – aveva spiegato Assennato in aula il 17 maggio 2021 – Non per le inesistenti pressioni, ma perché vedevo fallire il mio programma, da medico di sanità pubblica, di risanamento della qualità dell’aria dei Tamburi”. Insomma per l’ex dg Arpa l’amministrazione Vendola – con l’allora assessore all’ambiente Lorenzo Nicastro – avrebbe svuotato “di senso le nostre relazioni” non dando seguito alla proposta di ridurre la produzione dell’Ilva nei giorni di vento. Vendola ha sempre definito la sua condanna una “mostruosità giuridica” e una “vergogna” e si era detto pronto a combattere “contro questa carneficina del diritto e della verità”. Ora arriva la prescrizione.

L'articolo Ilva, scatta la prescrizione per Vendola: esce dal processo Ambiente Svenduto proviene da Il Fatto Quotidiano.

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