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Quando celebrare un successo diventa l’ennesima occasione per rimarcare la propria indipendenza. Vinci il Mondiale, ma vieni fischiato. Cosa sta succedendo in Spagna? Il tour della coppa (vinta contro l’Argentina) negli stadi della Liga, voluto dalla Federcalcio, non sta avendo il successo sperato. O meglio, a Madrid la cerimonia è stata gloriosa. A Bilbao un po’ meno. Niente inno spagnolo e nessun maxischermo per inquadrare i campioni spagnoli. Alcuni tifosi si sono alzati in piedi, ma la maggior parte ha fischiato i giocatori e ha intonato cori legati all’Euskal Herria (il territorio dei Paesi Baschi) e sventolato la bandiera Ikurriña. Il motivo è semplice: evitare di rendere omaggio a un Paese di cui nessuno di loro si sente parte. A Barcellona, invece, la cerimonia è stata addirittura annullata.
Una polemica (ovviamente) politica
I movimenti indipendentisti e nazionalisti dei Paesi Baschi e della Catalogna – che contestano lo Stato centrale spagnolo per ragioni storiche, culturali ed economiche – non sono di certo una novità. Entrambe le regioni hanno una propria lingua ufficiale (l’euskera e il catalano) che non ha origini in comune con il castigliano. E soprattutto mostrano un forte senso di identità, sicuramente separato da quello madrileno. Differenze sociali e politiche che trovano sfogo nel mondo del calcio. E così l’omaggio formale per la vittoria della Spagna è stato accolto con freddezza e pesanti critiche.
I fischi del San Mamés
Il presidente della Federcalcio Spagnola, Rafael Louzán, aveva previsto una manifestazione senza eguali: “Vedere la Coppa del Mondo farà in modo che tutti i tifosi si sentano protagonisti del trionfo della Nazionale”. Al San Mamés di Bilbao non è andata esattamente così. Il portiere Unai Simón, il difensore Aymeric Laporte e l’attaccante Nico Williams – prima dell’esordio casalingo contro il Siviglia – hanno sfilato davanti al loro pubblico ricoperti da fischi e da cori come “Chi non salta è spagnolo” e “Ia, ia Euskal Herria” (Forza, forza Paesi Baschi)”. Un pasillo de honor inconsueto che il ct De la Fuente, peraltro ex Athletic Club, non ha per nulla gradito. “Penso che vincere il Mondiale sia stato un successo importantissimo per tutti, quindi non sono contento della reazione del pubblico. Ho trascorso 18 anni lì, sono un tifoso dell’Athletic e per i calciatori che si sono formati a Lezama, in Biscaglia, non c’è traguardo più grande che diventare campioni del mondo. Il calcio è spettacolo, unità e il rispetto non deve mai venire meno”.
L’indipendenza della Catalogna
Pochi giorni più tardi Joan García, Eric García, Pedri, Pau Cubarsí, Gavi, Rodri, Dani Olmo e Lamine Yamal avrebbero dovuto ricevere lo stesso trattamento dagli oltre 40mila del Camp Nou di Barcellona (proprio contro il Bilbao). L’iniziativa – prevista per giovedì 27 agosto – però è stata cancellata e boicottata dopo le tensioni scoppiate a Elche quattro giorni prima, dove la polizia locale avrebbe avuto dei comportamenti ritenuti sproporzionati nei confronti di alcuni tifosi blaugrana, che hanno portato al sequestro di una Estelada, la bandiera indipendentista catalana (che è consentito esporre a meno che non inneggi alla violenza o rischi di innescare pericoli di ordine pubblico). Il presidente Joan Laporta ha quindi deciso di trasformare la serata della celebrazione della Roja in una manifestazione simbolica in difesa dell’identità catalana. “Non ci sono più i presupposti di festeggiare alcunché, l’ha perfettamente capito anche la Federcalcio spagnola. Il calcio dovrebbe servire a unire, non a creare conflitti che non giovano a nessuno”.
E così, le associazioni indipendentiste catalane hanno distribuito allo stadio 10mila bandiere della Estelada. Risultato? All’ingresso in campo delle due squadre (partita terminata 2-0 in favore dei padroni di casa), gli spalti si sono colorati di rosso, giallo e blu. Creando una cornice controversa. Nel segno dell’indipendenza.
L'articolo Il tour della Coppa del Mondo in Spagna finisce in polemica: fischi a Bilbao, manifestazione annullata a Barcellona proviene da Il Fatto Quotidiano.




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