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Un partito che ha smarrito se stesso, le proprie istanze, che ha smesso di ascoltare i cittadini per prestare attenzione soltanto ai sondaggi. E, di conseguenza, alle poltrone. Beppe Grillo torna ad occuparsi di politica, dopo un lungo silenzio, attraverso il suo blog. E naturalmente lo fa attaccando il Movimento 5 stelle, con un lungo post dal titolo esemplificativo: “Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni”.
“Il MoVimento 5 Stelle ha perso la sua identità e, soprattutto, quella ‘diversità’ che lo aveva reso unico. Era nato per cambiare la politica ma poi la politica ha cambiato il MoVimento. Doveva ascoltare i cittadini e ha cominciato ad ascoltare i sondaggi. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone”. E ancora: “Era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo”.
La nascita del Movimento, prosegue Grillo, prendeva le mosse dalla “delusione verso un modello occidentale fondato sulla democrazia e sui diritti, ma sempre più dominato dal capitalismo. Le domande sono rimaste – osserva – le risposte sono scomparse”. “Noi – insiste l’ex Garante del Movimento – avevamo provato a darne alcune, distribuire il reddito, cambiare la classe dirigente, coinvolgere i cittadini nelle decisioni e programmare il futuro invece di amministrare la prossima elezione. Le avevamo chiamate reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, restituzioni, democrazia diretta e transizione ecologica; proposte che, con il tempo – accusa – sono diventate slogan da pronunciare nei convegni e dimenticate dopo il buffet”.
Grillo passa quindi ad un’analisi più generica della “crisi del modello occidentale”, più “profonda”, dice, e che porta i sintomi di “una malattia che la politica preferisce usare anziché curare“. Come ad esempio con “il disagio legato all’immigrazione, quando i flussi vengono lasciati senza governo e senza integrazione”. “Se pensiamo che il modello occidentale debba essere difeso – spiega – dobbiamo renderlo credibile, per farlo bisogna tornare ad ascoltare i cittadini, prima che la paura li consegni a modelli autoritari. Quando la democrazia smette di rispondere, arriva qualcuno che promette di farlo al suo posto, a volte indossa una divisa, altre volte controlla un algoritmo”. Chiaro, qui, il riferimento a Roberto Vannacci.
E allora il programma “dovrebbe partire da qui, dall’ascolto”. E le domande – ricorda – “riguardano la sicurezza e la salute, l’equità, la partecipazione e l’identità”. Con una particolare attenzione “all’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulle nostre vite (dal lavoro, alla sanità fino alla sicurezza dei nostri dati personali). Servono risposte chiare e che guardino oltre il prossimo sondaggio”.
C’è poi – nel lungo post – un passaggio che lega la “Rete” alla democrazia: “La Rete – spiega Grillo – permette a milioni di persone di comunicare e votare in pochi secondi, eppure continuiamo a delegare quasi ogni decisione a rappresentanti che, una volta eletti, rispondono ai partiti e alle correnti, e prima o poi finiscono per rispondere soprattutto alla propria sopravvivenza. La tecnologia potrebbe permettere una partecipazione continua dei cittadini e un controllo sulle decisioni, più che per eliminare la rappresentanza, per limitarne il potere e impedire che la delega diventi una cambiale in bianco per cinque anni. Ecco – conclude – il MoVimento era nato per affrontare tutte queste domande, poi ha cominciato a occuparsi di se stesso. Ma le domande non sono scomparse, sono ancora fuori dai palazzi e aspettano qualcuno che provi a rispondere”.
L'articolo Il ritorno di Beppe Grillo all’attacco del M5s: “Ha perso l’identità, si occupa solo di poltrone”. Poi avverte: “Le istanze di allora restano” proviene da Il Fatto Quotidiano.





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