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Chiuso lo Stretto di Hormuz, dalla guerra prima e dal blocco navale di Donald Trump poi, il presidente americano annuncia un possibile nuovo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran “nei prossimi due giorni”. Ma a muoversi sono i Paesi europei, che hanno allo studio un piano per creare una coalizione internazionale con l’obiettivo di ripristinare la sicurezza della navigazione nello Stretto, cruciale per il commercio e l’economia globali, una volta terminato il conflitto iraniano. Tutto questo senza il coinvolgimento diretto di Washington. La rivelazione arriva dal Wall Street Journal: l’iniziativa, promossa da Regno Unito e Francia– che hanno respinto l’appello di Trump a partecipare attivamente alla guerra con Teheran – prevede una missione difensiva con operazioni di sminamento e il dispiegamento di navi militari per garantire il transito delle imbarcazioni. Il presidente francese Emmanuel Macron ha precisato che la missione escluderebbe le “parti belligeranti”, ovvero Stati Uniti, Israele e Iran, e non sarebbe sotto comando americano. Al centro la ripresa del traffico commerciale nello stretto, da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale. Il piano, scrive il quotidiano finanziario, potrebbe coinvolgere anche la Germania, finora riluttante a operazioni militari all’estero, ma dotata di importanti capacità, in particolare nel campo dello sminamento. Secondo fonti diplomatiche, un primo confronto internazionale è previsto con una riunione convocata da Macron e dal premier britannico Keir Starmer venerdì 17 aprile, alla quale Washington non parteciperà. Restano tuttavia divergenze tra gli alleati europei: Parigi ritiene che l’assenza degli Stati Uniti renderebbe la missione più accettabile per Teheran, mentre Londra teme ripercussioni nei rapporti con Washington. Il piano si articolerebbe in tre fasi: evacuazione delle navi bloccate, bonifica delle mine e successivo pattugliamento con scorte militari.
Le navi passate e bloccate – Intanto otto petroliere hanno obbedito all’ordine delle forze statunitensi di invertire la rotta nello stretto di Hormuz, mentre dal 13 al 14 aprile sono state 20 le navi commerciali che hanno attraversato lo Stretto. Sebbene il traffico commerciale sia ancora una frazione di quello precedente alla guerra, il flusso – scrive sempre il Wsj – rappresenta un miglioramento in questo passaggio strategico fondamentale. Le navi passate dallo Stretto includono cargo, portacontainer e petroliere dirette dentro e fuori dal Golfo Persico, ha riferito uno dei funzionari Usa citati dal quotidiano. Alcune navi hanno viaggiato con i transponder spenti per ridurre il rischio di attacchi iraniani. La minaccia di attacchi e di mine da parte dell’Iran ha scoraggiato la maggior parte delle navi dal tentare la traversata durante la guerra.
In questo quadro crescono le pressioni internazionali affinché riprendano i negoziati e, appunto, si sblocchi lo Stretto, cruciale per il commercio e l’economia globali. La Cina, che ha giocato un ruolo nella decisone di Trump di stabilire il cessate il fuoco di 15 giorni, ha di nuovo presentato una sua proposta per la pace e la stabilità in Medio Oriente e nel Golfo. Il presidente Xi Jinping ha illustrato al principe ereditario degli Emirati, Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, in un incontro a Pechino, un piano in 4 punti che comprendono la coesistenza pacifica nella regione, il rispetto della sovranità nazionale, quello del diritto internazionale e il coordinamento tra sviluppo e sicurezza. Intanto oltre 10mila militari americani e 12 navi della US Navy sono impegnati nel blocco che, ha ricordato Centcom, viene attuato “nei confronti di navi di tutte le nazioni” in entrata o in uscita dai porti dell’Iran. E mentre scorre il conto alla rovescia verso la fine dell’attuale cessate il fuoco prevista per il 21 aprile, sul tavolo delle trattative restano le potenzialità di Teheran di dotarsi dell’arma nucleare che Stati Uniti e Israele vogliono impedire a tutti i costi: secondo il New York Times, Trump ha respinto la proposta iraniana di sospendere per 5 anni al massimo l’arricchimento dell’uranio, contro i 20 richiesti da Washington. La stessa fonte ha aggiunto che gli Usa chiedono la rimozione dell’uranio già altamente arricchito (circa 450 chili) utile a produrre la bomba atomica, ma che gli iraniani insistono perché resti nel Paese offrendo però di diluirlo in modo significativo. Dal canto suo, la Repubblica islamica preme inoltre per la revoca delle sanzioni e lo sblocco degli asset congelati all’estero.
L'articolo “Il piano dei Paesi Ue per riaprire lo Stretto di Hormuz senza coinvolgere gli Usa”: la rivelazione del Wall Street Journal proviene da Il Fatto Quotidiano.




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