Il momento fatale incombe: siamo al crepuscolo della Costituzione e della democrazia

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Il momento fatale ormai sta per incombere, annunciato dall’addensarsi di nuvole tempestose, sordi brontolii dalle viscere della terra e il furibondo abbaiare della lupa Fenrir, reincarnata nella feroce determinazione di Giorgia Meloni.

Non si perde più tempo con le favolette consolatorie infantili del Signore degli anelli o Atreju con la sua Storia infinita. Ormai siamo alla resa dei conti: il tanto atteso crepuscolo dell’odiato mondo disegnato nel 1948 dai Padri Costituenti, in cui il popolo della notte subiva la propria marginalità come una punizione ingiusta, sta per affrontare il suo Gellatterdämmerung; vaticinato per il 2027 dalle mitologie nordiche che hanno nutrito i risentimenti delle orde barbariche trasformate nel serpente marino della leggenda che, con il ghigno di Ignazio La Russa, uccide emettendo miasmi velenosi.

Si avvicina da Nord il Ragnarökk, l’oscurità delle saghe norrene, che spegnerà la tanto detestata luce della Democrazia accesa a Occidente ottanta anni fa dalla vittoria dell’antifascismo sulla reazione rintanata nelle ridotte di Berlino e Salò.

Già sono giunte le prime avvisaglie di una prossima ordalia con il sangue agli occhi, che non farà prigionieri. Dopo che la resistenza al buio che avanza aveva raccolto le sue ultime forze per difendere dalla normalizzazione di subalternità il principio della separazione dei poteri, sotto minaccia del referendum promosso dal ministro batrace Carlo Nordio il 22 e 23 marzo scorsi, l’attacco ha subito ripreso forza in tutta la sua selvaggeria. Ma ora – dopo quella prima sconfitta inaspettata, ad opera del popolo sceso una tantum (?) dall’Aventino del non-voto – la subdola manovra si fa avvolgente: puntando a mettere a tacere ogni voce che potrebbe smascherare l’infamia e l’orrore di quanto si sta perseguendo.

Così è stato disinnescato l’ultimo programma di inchiesta ancora messo in onda dalla televisione pubblica – la trasmissione Report – grazie anche all’improvvido muoversi del suo conduttore in stato confusionale Ranucci; che pure porterebbe un nome da saga dei Nibelunghi: l’avventuroso Sigfrido, anche lui ucciso a tradimento.

Fatta piazza pulita in Rai, parte l’assedio a una struttura ben più coriacea; che dalla nascita il 23 settembre 2009 difende lo spirito della Costituzione repubblicana e pubblica le notizie silenziate dal sistema mediatico mainstream: il Fatto quotidiano. Mentre prosegue la rumba delle querele temerarie a scopo intimidatorio (ultima quella milionaria promossa dalla Maria Goretti del XXI secolo Nicole Minetti e il suo boyfriend master chef), si intensifica l’azione screditante ad opera dei nani malefici della stampa padronale. I creatori di un mood impostore – dai presunti opinionisti Gianni Riotta ed Ernesto Galli della Loggia, fiancheggiati dai buffi naturali in politica Carlo Calenda e Pina Picierno – in rimbalzo sui social dei nani malefici pavlovizzati dalle suggestioni conformistizzanti: il tormentone di “putinismo”, quale sinonimo di persona a libro paga dell’orrido zar russo.

Attendiamoci nei mesi prossimi un’orgia di questa ennesima truffa linguistica, che non si è peritata di lambire persino due papi e ha colpito una penna intemerata quale quella di Barbara Spinelli, remake di precedenti mistificazioni verbali: dal giustizialismo (un movimento argentino degli anni ’50 trasformato in uso indebito della giustizia per colpire inermi) al populismo (la tradizione politica americana che critica l’involuzione etica e politica delle classi dirigenti, ridotta a sinonimo di demagogia).

Forte di questo clima e di una maggioranza parlamentare (grazie Enrico Letta!) Fenrir-Meloni prosegue la predisposizione del campo per lo scontro finale del 2027: giovedì scorso il varo del Melonellum, la nuova legge elettorale che instaura quella sorta di premierato che non si ha il coraggio di chiamare tale. Cui fanno seguito una serie di mosse spiegabili solo in quanto finalizzate a scegliersi l’antagonista gradito(a) nelle elezioni prossime venture.

Ha cominciato accettando il dialogo (velleitario) con Schlein sull’energie per accreditarne l’immagine di prima scelta. L’altra settimana, facendo estromettere la sindaca di Genova dal palco inaugurale del Salone Nautico, regala a Salis i titoli dei giornali certificandola antagonista temibile. Quando pensa di farsi un boccone di chi è bravissima nelle dichiarazioni di sentimento a costo zero, ma negata ad affrontare problemi seri. Il tutto per mettere fuori gioco l’unico avversario in grado di batterla ed evitare l’Armageddon della democrazia: l’ex premier pentastellato Giuseppe Conte. Mossa facilitata dal fatto che la leader del conglomerato Pd (il soggetto che assembla malamente tre tronconi non comunicanti: i cacicchi, i renziani autoeletti riformisti e i nostalgici Pci) – Ellis ridens – non ha capito che incombe Götterdämmerung. Illusa di vivere in un’altra storia: Alice nel paese delle meraviglie.

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